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Il Cav. torna a Napoli e difende decreto e Superprocura

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“Nessun passo indietro” ma anzi “lo Stato farà il suo dovere” per risolvere la questione rifiuti in Campania. E nei confronti della magistratura napoletana, che nei giorni scorsi ha aperto un’inchiesta contro il prefetto ed alcuni collaboratori di Guido Bertolaso attuale sottosegretario all’emergenza rifiuti, Silvio Berlusconi non esita a parlare di “inchiesta ad orologeria”. Il Cavaliere per la seconda volta nell’arco di dieci giorni ritorna a Napoli. Stavolta nessun Consiglio dei ministri ma una riunione tecnica in Prefettura con gli amministratori locali, il sottosegretario Bertolaso, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, e le forze dell’ordine e militari. Tavolo di confronto seguito da una conferenza stampa nella quale il Cavaliere ha indicato le linee guida della sua azione politica per risolvere l’emergenza. Al centro della discussione naturalmente il decreto legge varato dal governo qualche giorno fa e che “anche l’opposizione vuole che sia approvato così com’è e in tempi brevi”.

Nessun ripensamento, quindi, da parte del governo sul provvedimento visto che come spiega il premier “non esistono profili di incostituzionalità nel decreto e il nostro giudizio è fondato sul parere di autorevoli costituzionalisti”. Una precisazione non casuale che nei fatti è una replica alle critiche mosse da 72 Pm della procura di Napoli che in un documento avrebbero sollevato più di qualche perplessità contro la concentrazione sul solo Procuratore capo di Napoli di tutte le inchieste per reati ambientali. Invece il Cavaliere tira dritto spiegando che “la Superprocura serve ad evitare che singoli magistrati locali possano rompere il circuito positivo. E’ necessario avere un unico responsabile in grado di prendere decisioni”.

E proprio verso i magistrati napoletani Berlusconi non risparmia critiche riprendendo le valutazioni fatte dai giornali che “hanno parlato di una inchiesta ad orologeria, uscita quattro mesi dopo la richiesta al Gup e il giorno prima dell’entrata in vigore del nostro decreto”. Non proprio una casualità secondo Berlusconi e che alla fine “ha arrecato difficoltà e poteva demotivare persone che per fortuna invece continuano a lavorare con passione ed entusiasmo”. Accuse pesanti che fanno da contr’altare al pubblico riconoscimento delle qualità di Guido Bertolaso, personaggio chiave dell’emergenza rifiuti, e che per il premier  “è un uomo vero che non si è fatto intimidire e demotivare come poteva accadere”.

Lodi a parte la strada da percorrere è chiara e lo stesso Berlusconi la indica senza alcuna incertezza e timore con la convinzione che “non consentiremo a nessuno di essere fermati: si tratta di risolvere il problema rifiuti non in un tempo indeterminato ma abbiamo assoluta determinazione a recuperare il troppo tempo perso nel passato”. Per questa ragione il presidente del Consiglio annuncia che “non succederà più che lo Stato faccia ancora dei passi indietro: troppe volte decisioni assunte non sono state imposte da organi democraticamente eletti” e che “a differenza del passato si deve sapere che noi siamo convinti che è nostro preciso dovere che lo Stato faccia finalmente e definitivamente lo Stato”. Un Silvio Berlusconi, quindi, che non ha alcuna intenzione di ripetere gli errori del passato, quando come lui stesso ammette “c’è stata una pericolosa avventura nell’anarchia”, assicurando di “risolvere definitivamente” il problema dei rifiuti in Campania “non subito, ma entro tre anni”.


E sul decreto in specifico indica “i quattro aspetti che ci porteranno alla normalità: 1) le aree di interesse strategico nazionale ovvero come siti militari; 2) priorità agli impianti per trattare i rifiuti; 3) deve andare a regime la raccolta differenziata: e in Campania ci sono posti dove la differenziata è al 73%, dobbiamo arrivare a quell’obiettivo: magari partendo anche dalla scuola educando i bambini e ragazzi; 4) la scelta di chiudere gli impianti per il Cdr: impianti per comprimere e imballare i rifiuti senza trattamenti. Questi impianti dovranno diventare impianti di compostaggio”. Idee precise che si uniscono all’impegno di essere a Napoli “tutte le settimane, finchè non si avrà la certezza di aver avviato a soluzione il problema rifiuti che non è solo di Napoli e della Campania ma di tutta l’Italia”. Promesse ma anche linea dura, anzi durissima da parte di Berlusconi che sgombrando il campo da equivoci precisa che la discarica a Chiaiano si farà perché “tutte le relazioni tecniche ci rendono sicuri dell’idoneità” chiarendo anche che “useremo l’esercito per garantire giorno e notte la possibilità di accedere ai siti” e che “Chiaiano sarà definita zona militare e la discarica sarà protetta. Chi si opporrà sarà perseguibile penalmente”. Toni perentori e netti quelli del premier che alla fine hanno però trovato la piena condivisione degli amministratori locali, in primis del governatore Antonio Bassolino che ha giudicato la riunione “molto utile” anche se non nasconde il fatto che “nonostante i tanti sforzi e i primi passi in avanti compiuti, il sistema resta strutturalmente troppo fragile e ci espone al rischio di nuove crisi in caso difficoltà impreviste”. Per questo ha auspicato che il decreto “diventi legge senza stravolgimenti”.

Da Antonio Di Pietro intanto però giunge un netto “no” alla Superprocura anche se il ministro-ombra dell’Ambiente, Ermete Realacci, apre sul decreto del governo, condividendone l’impostazione e dicendosi “preoccupato” per l’atteggiamento della magistratura. Ma è sul fronte locale, in particolare a Chiaiano, che la protesta non accenna a rientrare con i comitati che annunciano “la mobilitazione continua con convinzione, determinazione e grande senso di responsabilità e di equilibrio”. Una situazione che quindi rischia nuovamente di diventare incandescente con scontri e scene di guerriglia urbana. Ma dall’altro lato stavolta il governo non ha alcuna intenzione di cedere il passo.

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