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Psicodramma

Il centrodestra e la guerra dei sondaggi

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La data delle elezioni regionali non è ancora nota ma oggi lo psicodramma del destra-centro conquista un’altra casamatta e lungo la via della farsa. Il problema è noto. Quando si fecero gli accordi si statuì che i due governatori uscenti del nord – Toti in Liguria, Zaia in Veneto – sarebbero stati confermati, che la Lega avrebbe espresso due “campioni” in grado di sfondare le linee rosse in Emilia e in Toscana, che a Fratelli d’Italia sarebbero andate Marche e Puglia e a Forza Italia Calabria e Campania. Già su questo metodo ci sarebbe tanto da dire: un tempo si sarebbe scelto in ogni regione il candidato con più possibilità di vincere e, magari, con più capacità per poter meglio governare all’indomani della vittoria. Oggi, però, così è se vi pare.

Da quell’accordo è passato tanto tempo perché è intervenuto il rinvio delle elezioni ex-covid 19. Nel frattempo, Zaia e Toti si sono conquistati la ricandidatura da soli (provate a levare l’uno o l’altro e immaginate che fine fa il destra-centro nell’una e nell’altra regione), lo “sfondamento” emiliano di Capitan Salvini è fallito  (insuccesso peraltro sottolineato da un poderoso squillo di citofono), mentre Forza Italia, un tempo espressione della “questione settentrionale”, con Iole Santelli conquistava la presidenza della Calabria.

Dunque, se oggi l’accordo fosse rispettato alla lettera la situazione potrebbe sfiorare il paradosso. La forza egemone del destra-centro – la Lega appunto – si andrebbe a immolare in Toscana con esiti almeno altrettanto tragici di quelli emiliani, mentre gli altri due partiti della coalizione, che insieme non raggiungono le odierne percentuali leghiste, si giocherebbero con i loro “campioni” chances consistenti di vittoria nelle Marche in Campania e in Puglia. Si aggiunga un’altra considerazione: nel sud attualmente Forza Italia esprime i Presidenti di Calabria, Basilicata e Molise, Fratelli d’Italia quello dell’Abruzzo. Se i candidati delle due restanti regioni fossero veramente espressione dei due partner minori della coalizione,  la Lega sarebbe espulsa dal sud e la maggiore caratterizzazione della stagione salviniana – quella di aver cambiato il marchio di fabbrica originario del movimento conferendogli una dimensione nazionale – sarebbe quanto meno depotenziato.

Fin qui la nuda cronaca. Si può convenire che trovare una soluzione al problema non sia facile: da una parte si richiede il rispetto degli accordi originari, dall’altra si replica ricordando i rapporti di forza, che in politica è sempre un argomento convincente.

Non ci saremmo immaginati, però, che la partita giungesse fino a esiti comici. Oggi sulle agenzie leggiamo di sondaggi contrapposti effettuati da importanti istituti demoscopici, tra i più qualificati. Per quanto concerne la Puglia, in particolare, uno attesta che il candidato di Fratelli d’Italia è senza rivali, l’altro che lo sfidante leghista è praticamente al suo stesso livello di consensi. Chissà perché, viene il dubbio che la committenza dei sondaggi (almeno di uno dei due se non di entrambi) abbia influito sull’esito…

A questo punto se ne potrebbe fare un terzo, oppure rinsavire. Un tempo, quando la coalizione esisteva davvero, il problema si sarebbe risolto in uno di questi due modi: o ci si sforzava di trovare dei nomi competitivi che potessero unire la coalizione perché al di sopra dei partiti o il leader maximo avrebbe benevolmente concesso agli alleati un di più, perché consapevole della sua forza.

Non resta che prendere atto che i tempi sono cambiati. Oggi non c’è un destra-centro. Ci sono tre partiti e qualche cespuglio che stanno insieme per convenienza, per i quali l’interesse di partito è quasi tutto e che, coscientemente o incoscientemente, attendono solo che una bella legge proporzionale giunga a dividere i loro destini. Può anche non piacere ma questa è la realtà che quei sondaggi hanno certificato: o tempore o mores!

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