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Il centrodestra può vincere a Napoli ma deve giocarsela bene

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Che la partita a Napoli fosse aperta tutti lo sapevano: alcuni lo speravano, altri lo temevano; che però lo fosse fino a questo punto nessuno lo immaginava. I dati definitivi dicono che Napoli per avere un Sindaco a Palazzo San Giacomo dovrà ancora aspettare quindici giorni, vale a dire il ballottaggio tra il candidato di centrodestra Gianni Lettieri ed il candidato di centrosinistra dipietrista Luigi De Magistris.

Le percentuali dicono che il primo si è fermato al 38,53% ed il secondo ha ottenuto il 27,50%; seguono il candidato dei democratici, Mario Morcone, che si è fermato al 19,15% e l’esponente del Terzo polo Raimondo Pasquino, al 9,74, i restanti tutti con una percentuale inferiore al 3%.

Questi sono i risultati definitivi del primo turno, di fronte ai quali sorge spontanea la domanda di rito: per il momento chi ha vinto e chi ha perso? Le rotture all’interno della maggioranza di Governo non hanno facilitato la corsa al candidato Lettieri, che si è fermato al di sotto della soglia ipotizzata. Eppure il Comune usciva da quasi quattro lustri di amministrazione di sinistra, due dei quali pessimi, l’ultimo un vero disastro; ergo la corsa del centrodestra per Palazzo San Giacomo, perché doveva rappresentare e presentarsi come elemento di rottura con il passato, sarebbe dovuta essere in discesa. Eppure, a quanto pare, così non è stato.

Se a destra non si può esultare, però, neanche la sinistra (quella dei democratici) può farlo: il loro candidato è fuori dai giochi (e 71mila voti – tanta è la differenza con De Magistris – non sono proprio una manciata); ergo anche il centrosinistra deve fare mea culpa, ma forse non tanto per la campagna elettorale del candidato Morcone, quanto per gli stessi motivi - dalle passate amministrazioni disastrose fino alla figuraccia delle primarie - per i quali il centrodestra partiva in vantaggio.

Il vero vincitore di questa prima tornata elettorale è, a quanto pare, il candidato Idv De Magistris: la corsa solitaria inizialmente sembrava un suicidio, ma poi si è rivelata azzeccata; è riuscito ad incarnare il nuovo (anche anagraficamente perché è tra i più giovani candidati) e non è da escludere che su una città come Napoli, stanca della criminalità, possa esercitare un certo fascino la candidatura di un ex pm come De Magistris. La città partenopea ha molti problemi, tra i più attuali vi è sicuramente quello dell'immondizia, ma uno su tutti è la legalità e molto probabilmente il fatto che si tratti di un ex-magistrato ha convinto (o forse ha fatto sì che molti napoletani sperino) che possa portare ordine e disciplina in una città disordinata ed indisciplinata. Di questi elementi il centrodestra dovrà tener conto nella campagna elettorale delle prossime due settimane se vorrà vincere la partita: e dovrà, quindi, fare in modo di convincere i napoletani che i problemi di Napoli, a partire da quello della legalità, il centrodestra intende risolverli e ha già in mente le strategie politiche con cui farlo. Ciò che serve, insomma, è concretezza e realismo, assieme alla capacità di focalizzarsi sul territorio e attirare la fiducia dei cittadini sulle proposte, che esistono e che devono essere protagoniste.

Al di là delle prime considerazioni a caldo, che servono a fare un bilancio delle strategie messe in campo e ad elaborare quelle per la prossima tornata, la partita è di nuovo aperta, la palla è al centro ed adesso quello che conta è il gioco delle alleanze.

Comunque vada una cosa è certa ed inconfutabile: chiunque sia a sedere a Palazzo San Giacomo sappia che ha davanti a sé un solo obiettivo, e cioè “fare di Napoli una città normale”, difesa ed esaltata con piccoli comportamenti e non con grosse rivoluzioni e scossoni, che assomigliano sempre più al gattopardesco "bisogna cambiare tutto per non cambiare niente".

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