Il centrosinistra molisano? Bravo a presentare ricorsi ma scarso a fare proposte politiche

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Il centrosinistra molisano? Bravo a presentare ricorsi ma scarso a fare proposte politiche

30 Aprile 2012

Sono state chiuse le operazioni di riconteggio dei voti delle elezioni Regionali in Molise e il governatore, Michele Iorio, può continuare a dormire sonni tranquilli: la vittoria dello scorso ottobre è stata confermata e la sua permanenza alla guida di Palazzo Moffa è valida. Ma il centrosinistra, evidentemente, perde (a volte lo cambia soltanto) il pelo, ma non il vizio e ha deciso di insistere sulla via giudiziaria, giocando la seconda carta a disposizione per cercare di tornare alle urne: quella del ricorso al Tar per presunte irregolarità nella presentazione di alcune liste che hanno sostenuto Iorio.

In particolare, l’attenzione sarebbe concentrata sul “listino” maggioritario che ha portato in Consiglio i fedelissimi del governatore in modo automatico, a seguito della sua vittoria. Il 17 maggio ci sarà la sentenza del Tar e tutto ciò vedrà il suo epilogo. Ma, al di là del percorso giudiziario, la questione del ricorso segue una strada parallela. E riguarda il modo di fare politica del centrosinistra, le sue strategie e le tattiche. Scorciatoie studiate a tavolino per conquistare il potere.

Il discorso, anche in Molise, negli ultimi anni si è fatto evidente. Preso atto del fatto che nessun voto democratico è stato utile per fare fuori il presidente della Regione (attualmente in carica per il suo terzo mandato), si sono cercate altre vie. Quella della delegittimazione personale e familiare del governatore è stata la più battuta e ha fatto da preludio all’attacco giudiziario. L’occasione è stata rappresentata dal voto per le ultime elezioni Regionali. Ed è così che da circa sei mesi il dibattito politico ruota intorno alla speranza del centrosinistra che ci pensino i giudici, in qualche modo, a fare fuori Iorio. Ma ciò, come è stato sottolineato più volte da diversi esponenti del centrodestra, è un’arma a doppio taglio che, in questo momento, pare faccia più male a chi ha scelto di impugnarla.

Nel periodo immediatamente successivo al voto la sensazione di molti era che Iorio, seppur uscito vincitore dalle urne, fosse stato sconfitto politicamente e avesse mostrato per la prima volta il suo fianco debole. Oggi, a distanza di mesi, il governatore sta viaggiando sereno. Merito suo? Forse. Ma probabilmente è più demerito dei suoi avversari. Questo perché impostare una strategia di opposizione sul concetto di “broglio elettorale”, così come ha fatto il centrosinistra, può pagare nell’immediato post-voto. Può tenere – per un breve periodo – alta la tensione dell’elettorato sconfitto e compattare le forze politiche (in questo caso di centrosinistra) attorno al leader (in questo caso Paolo Di Laura Frattura). Ma alla lunga perde la sua efficacia. Sul lungo periodo – e sei mesi dal voto rappresentano un tempo sufficientemente lungo – bisogna tirare fuori idee, argomenti e proposte che spostino il terreno dello scontro nel merito delle questioni politiche. Solo così, attraverso questa evoluzione, l’opposizione può funzionare. In Molise è accaduto l’esatto opposto: la coalizione che ha sostenuto Frattura ha vivacchiato per mesi grazie alla polemica sui brogli. Poi, quando si è capito che i voti, seppur pochi, erano dalla parte di Iorio, ci si è tuffati sul ricorso al Tar. E la politica? Zero. Nel frattempo è apparso tutto sospeso, ibernato, congelato.

Fra una settimana si vota per le elezioni comunali di Isernia e il centrosinistra avrebbe avuto, nel corso di questa campagna elettorale, diversi terreni politici a disposizione su cui duellare con il candidato del centrodestra (Rosa Iorio, sorella di Michele). Invece ha scelto di “impiccarsi” alla polemica sui brogli e gli unici argomenti su cui un po’ di dibattito politico effettivamente c’è stato sono stati lanciati da trasmissioni televisive (Report, per l’appunto, sulla questione dell’inaugurazione dell’Auditorium e su quella legata all’apertura del Museo Paleolitico). Il risultato è stato che le polemiche sono durate un po’ di giorni e intanto, però, il centrosinistra ha perso la bussola, mostrando tutti i suoi limiti e mettendosi, in pratica da solo, i bastoni fra le ruote. Infine, visto che in politica spesso c’è un effetto “domino”, più di un esponente – prendendo atto delle difficoltà in campagna elettorale – è arrivato a rimettere in discussione la leadership regionale del centrosinistra. Quella di Paolo Di Laura Frattura. Un leader che, di fatto, non lo è stato mai.