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Il centrosinistra scende in piazza, ma la maggioranza degli isernini diserta

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Ieri Isernia ha avuto il suo giorno di protesta. Voluto dalla coalizione che ha appoggiato alle scorse elezioni amministrative l’ex sindaco Ugo De Vivo e che ha chiamato a raccolta gli isernini per contestare le dimissioni dei 17 consiglieri di centrodestra, con il conseguente scioglimento del consiglio comunale.

Ritrovo in piazza Andrea d’Isernia, arrivo in piazza della Repubblica, i due centri nevralgici del capoluogo pentro, con passaggio forzato per il corso principale. Appuntamento alle 18:30 davanti alla Cattedrale, nel cuore della città. Una simbologia studiata ad arte. I primi ad arrivare un gruppetto di giovani. Capelli lunghi, barba incolta ed uno striscione che recita “Per la democrazia”. Dopo qualche minuto l’immancabile sfilata dei politici, i vertici regionali di Pd, Sel, Idv al gran completo. E dopo ancora il popolo.

Circa trecento per la forze dell’ordine, più di cinquecento per gli organizzatori, coloro che si mettono in marcia. Una presenza cospicua ma niente a che vedere con la protesta di massa che gli ideatori del corteo avevano immaginato.

Ma più che i numeri, ad un primo sguardo l’attenzione ricade sulla tipologia di persone che hanno aderito all’iniziativa. Di coloro che hanno votato il centrodestra e che si sarebbero dovuti sentire traditi - secondo il centrosinistra - dalle dimissioni dei 17 consiglieri  nemmeno l’ombra. In piazza c’erano loro. Gli storici militanti dei partiti, coloro che hanno risposto sempre presente ad ogni manifestazione organizzata e che hanno spinto, con uno sforzo immane e con grandi incitamenti il sindaco Ugo De Vivo a candidarsi prima, a vincere le elezioni poi.

E gli altri dove sono finiti? I diecimila elettori che oggi hanno un Comune commissariato nonostante si siano recati alle urne meno di un mese fa? Sono rimasti a casa o al massimo si sono affacciati dalle finestre. Il corteo l’hanno visto solo passare, così come si fa per una processione. Ma di prenderne parte attivamente non ne hanno voluto sapere. A nulla sono serviti gli inviti di chi, nonostante i quasi 40 gradi all’ombra, ha sudato, gridato e si è battuto per far valere le proprie ragioni. I cittadini comuni, quelli senza tessere di partito, non si sono schierati. Né con l’una né con l’altra parte. Sono rimasti a guardare come spesso accade in queste circostanze.

E se la piazza da sempre è lo specchio di una società, il messaggio lanciato dagli isernini non può passare inosservato. A loro non interessano più i giochi di potere, le diatribe e le polemiche. In una città di poco più di 20mila abitanti il colore e lo schieramento contano fino a un certo punto. Si pensa ad altro. Ai servizi offerti, alle opportunità che un governo, un’amministrazione può dare. Si pensa al lavoro che non c’è. Si pensa ad arrivare a fine mese. Le piazze per una volta lasciamole ai politici, avranno pensato gli isernini, e visto che ora sono tutti per strada cominciamo a riprenderci quello che più conta: la guida della città. A primavera si ritorna alle urne. Sarà lì che il popolo vorrà tornare di nuovo protagonista.

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