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Il colpo di coda di Fli negli enti locali verrà spazzato via dai numeri del Pdl

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Che la strategia (ma ne aveva davvero una?) finiana fosse insensata e perdente, credo fosse chiaro a molti. E che l’implosione di Futuro e Libertà quale soggetto politico strutturato sia questione di breve tempo lo è altrettanto. Ciò nonostante vi è una sorta di riflesso condizionato che spinge ancora - a livello nazionale - a rilanciare su quella strada, magari con le sconclusionate ipotesi di terzo polo che tanto, come è stato anche scritto in questo giornale, assomiglia ad un ulivo di centrodestra con annessi schemi di vecchio e sconfitto politicismo di palazzo.

C’è però un nuovo rischio che si profila all’orizzonte. In Abruzzo, come forse in altre regioni e a cascata negli enti locali, si sta tentando di trasferire la “guerriglia” sul territorio. Non manca giorno, infatti, che alcuni esponenti di Fli non solo non rimarchino differenze e distinguo dai governi locali (per la cui vittoria ovviamente avevano contribuito da eletti nel Popolo della Libertà) ma addirittura minaccino più o meno velatamente di “passare all’opposizione”. E’ presto, almeno in Abruzzo, per dire se si tratti di dichiarazioni estemporanee magari per darsi forza e giustificare le proprie scelte rivelatesi un cul de sac. Se invece tali annunci saranno il prodromo di altro, occorrerà valutare con attenzione tale fenomeno.

Non è escluso infatti che, falliti gli assalti al governo nazionale, ora Fli, quasi come un ultimo colpo di coda, intenda portare scompiglio dove possibile o più esattamente dove al governo locale c'è il Pdl (e quindi per similitudine Berlusconi). Molto, ovviamente, dipenderà dal sapere se simili scelte saranno prospettate (ma non realizzate) da maldestri epigoni abruzzesi di Gianfranco Fini o se invece sarà egli stesso a dettare nelle prossime ore, ai suoi uomini sul territorio, tempi e modi di un così perverso disegno. Con quali obiettivi? Difficile dirlo, anche perché, fatte salve le pulsioni che si richiamano a tutt’altro che alla politica, ancora oggi restano in gran parte incomprensibili le ragioni stesse della “scissione” avviata a Roma da Fini.

Oltretutto se il premier ha ormai innalzato una invalicabile frontiera politica nei confronti di Fini e degli altri suoi nuovi e pochi colonnelli, è altrettanto vero che il Berlusconi leader politico, accortamente, non solo non immagina strappi locali tra Pdl e Fli ma anzi ad ogni livello continua, da una parte, a perseguire la strada del riavvicinamento di coloro che sono stati tentati dall’avventura con Fli e, dall’altra, a ragionare nella prospettiva di un allargamento stesso del Pdl con l’idea vincente e moderna della creazione, oramai urgente, del “partito dei moderati” secondo un modello inclusivo e seguendo lo schema del partito degli elettori e non soltanto degli eletti.

Tornando all’Abruzzo è chiaro inoltre che, stante anche il meccanismo elettorale che ha portato all’elezione diretta del governatore Chiodi, e di molti sindaci e presidenti di Province sotto l’insegna del Pdl, nemmeno i più accaniti finiani possono immaginare ribaltoni e la costituzione di nuovi governi, né tantomeno il ritorno traumatico alle urne. Non lo lasciano immaginare nemmeno i numeri e neanche, si spera, il senso di responsabilità che ancora mantengono coloro che localmente hanno sancito un solenne patto con gli elettori attraverso la sottoscrizione di precisi programmi di governo.

Ogni altra scelta sarebbe davvero folle e foriera di un clima di assoluta paralisi amministrativa. Tutte cose che i cittadini non solo non capirebbero ma che determinerebbero costi altissimi all’intera società, comprometterebbero l’avviato cammino regionale di riforme, darebbero un colpo ferale alla possibilità di procedere sulla via del rilancio a tutto tondo dell’Abruzzo.

Il ceto politico abruzzese, di fronte a queste drammatiche ipotesi, può ancora scegliere se in qualche modo subire il dover essere costretto semplicemente a stare assieme o se invece - come l’intero Pdl con determinazione propugna dimostrando una maturità degna di considerazione - cogliere l’occasione per un rinnovato patto che, al di là dei tatticismi, sia fondato sulle tante idee forti che uniscono il centrodestra e la maggioranza dei cittadini d’Abruzzo.

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