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La buona proposta di Cicchitto

Il condono non è una misura che premia i furbi ma la miglior lotta all’evasione

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La proposta di un condono fiscale rilanciata dal capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, non va sottovaluta. Se vincolata a recuperare risorse per «mettere in moto la crescita e per abbattere il debito», è un’idea buona e giusta perché non chiede nuovi sacrifici o nuove tasse ai contribuenti. Il condono, infatti, diversamente da come accadrebbe con un’imposta straordinaria (la patrimoniale, per esempio), farebbe pagare soltanto agli evasori e non anche a chi ha fatto sempre il suo dovere con il fisco. Chi si oppone sostiene che la soluzione è sbagliata perché «premia i furbi». Non è così in quanto, per assumere i connotati di norma premiale, il condono dovrebbe consentire di sfuggire alla tassazione ordinaria e/o a un accertamento inevitabile e sicuro del Fisco. Ciò non avviene oggi; infatti, nonostante i passi fatti in avanti, la lotta all’evasione non garantisce lo screening completo di tutti i contribuenti. Ne deriva, per i furbetti, una probabilità di essere scoperti molto, molto bassa, calcolabile attorno ad un 5% della platea dei noti al fisco. Perciò, è vero che con il condono i furbi sono ammessi al pagamento delle imposte a prezzo scontato, ma di fronte a tanta evasione (a quanto siamo arrivati? a 150/200 miliardi di euro?), ad un’economia in affanno e alla probabilità scarsa di scovare i furbi, meglio questo poco che il niente.

Nel 2010, la somma recuperata con la lotta all’evasione da Agenzia delle entrate, Inps ed Equitalia è stata di 25 miliardi di euro tra imposte, tasse e contributi. L’Agenzia ha recuperato 10,5 miliardi di euro (15% in più rispetto al 2009) a cui vanno aggiunti altri 6,6 miliardi di euro per rettifiche dei crediti d’imposta non spettanti (in tutto quindi 17,1 miliardi di euro). Il recupero dei contributi evasi da parte dell’Inps è stato di 6,4 miliardi di euro (12% in più rispetto al 2009). Equitalia ha riscosso 1,9 miliardi di euro mediante i ruoli (19% in più rispetto al 2009). Per recuperare quei 17,1 miliardi d’euro l’Agenzia ha fatto 278.699 azioni di controllo: 1.643 tutoraggi alle grandi imprese (cioè con volume d’affari non inferiore a 200 milioni di euro); 8.602 interventi esterni; e 268.454 accertamenti che hanno riguardato 2.609 grandi imprese, 15.524 medie imprese, 219.878 imprese minori e professionisti e, infine, 30.443 persone fisiche.

Per quanto siano “mirati” (studi di settore, spesometro e via dicendo), questi controlli appaiono comunque in numero esiguo rispetto alla platea dei potenziali evasori parziali, cioè dei contribuenti italiani che presentano una dichiarazione dei redditi (sugli evasori totali non è possibile fare stime su “dati” certi, come con le dichiarazioni dei redditi). Nell’anno 2009 (non essendo disponibili i dati del 2010), le persone fisiche che hanno presentato una dichiarazione dei redditi (Cud, 730 o Unico) sono state 41.523.054; di queste 3.943.453 hanno una partita Iva e hanno dichiarato un reddito da attività professionale o d’impresa. Le dichiarazioni presentate dalle società di persone sono state 1.006.198; quelle degli enti non commerciali 137.598; quelle delle società di capitali (gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2008) 1.030.161. In tutto, dunque, le dichiarazione dei redditi presentate dai contribuenti sono state 43.697.011; quelle dei contribuenti titolari di partita Iva 6.117.410. E’ questo il potenziale serbatoio di evasori parziali.

Un’efficace lotta all’evasione dovrebbe garantire il passaggio a setaccio di tutte le 44 milioni circa di dichiarazioni dei redditi; non solo con controlli formali (cosa che avviene automaticamente con i software dedicati), ma anche con accertamenti sostanziali. E’ chiaro che è una cosa impossibile. Proviamo allora a restringere il campo di azione, eliminando dai controlli i soggetti in possesso di Cud (sono pensionati e dipendenti, anche se talvolta con un secondo lavoro e potenzialmente quindi anche loro evasori) per limitarlo ai soli possessori di partita Iva. Le dichiarazioni da controllare si riducono a 6.117.410; un’ulteriore scrematura può esentare dai controlli anche gli enti non commerciali: si arriva così alla cifra di 5.979.812 dichiarazioni da controllare.

Mettendo a rapporto i dati sulle dichiarazioni dei redditi con quelli sui controlli si ottiene una sorta di “indice” sull’efficacia della lotta all’evasione. Ebbene, i controlli sostanziali sono stati lo 0,63% del totale dei contribuenti; il 4,56% dei contribuenti titolari di partita Iva (persone fisiche, società, enti non commerciali); il 4,66% dei contribuenti titolari di partita Iva, esclusi gli enti non commerciali. L’indice, però, va corretto di un’ulteriore variabile, sempre probabilistica, che tenga conto del fatto che, se si è riusciti a scamparlo in un anno non è detto che il pericolo di essere scoperti verrà scampato pure nei successivi cinque anni, quant’è il periodo a disposizione del Fisco per controllare le dichiarazioni dei redditi (la prescrizione). Tenendo conto di quest’altra variabile, la probabilità sale, ma non oltre il 15/20% nel migliore dei casi. E si è parlato soltanto dei potenziali casi di evasione “nota”; figurarsi dei controlli e dell’efficacia del contrasto all’economia sommersa.

Questi numeri attestano che restano (ancora) troppi i contribuenti che riescono a farla franca da ogni controllo: questo è il vero premio dato ai furbi; questa l’insidiosa tentazione a nascondere materia imponibile al Fisco. Avere, cioè, una significativa probabilità di non essere scoperti.

La realtà è che la lotta all’evasione è sempre stato e sempre resterà un problema per tutti i governi. Non ha colore politico, perché è un problema che ha radici culturali e sociali, a cui si può rispondere solo con una maggiore giustizia sociale, con imposte basse e con uno Stato meno guardone e meno coercitivo.

Di fronte a un dilemma del genere, allora, talvolta (cioè in situazioni di emergenza, come è l’attuale per la crisi e per l’affanno dei conti pubblici) diventa cosa buona e giusta il ricorso a soluzioni alternative, quale può essere il condono fiscale. I numeri danno ragione della convenienza dal punto di vista finanziario e contribuiscono a dare una giustificazione anche dal punto di vista etico. Una convenienza finanziaria perché consentirebbe di recuperare 50-70 miliardi di euro o forse più, che con moltissima probabilità resterebbero per sempre sconosciuti al fisco. Se solo una metà di queste risorse recuperate viene poi impiegata per ridurre il debito pubblico, si ottiene un ulteriore risparmio strutturale, per il futuro, del risparmio degli interessi dovuti sul debito pubblico tagliato. Dal punto di vista etico, la giustificazione deriva dal fatto che il fine della lotta all’evasione non è la punizione del trasgressore, ma recuperare ciò che egli non ha pagato (va e non peccare più!). E, infine, perché – con riferimento alle parole del ministro dell’economia che, più di tutti, sembra ostacolare l’ok alla misura – la possibilità di far pace con il fisco è misura propedeutica da offrire ai cittadini se si vuole davvero «cambiare registro e scommettere sulla prevenzione e non più soltanto sulla repressione», come annunciato da Giulio Tremonti nell’intervista ad Avvenire.

 

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12 COMMENTS

  1. tutto, pur di non tagliare la spesa
    La patrimoniale dovrebbe essere esclusa in ogni caso.
    Un partito veramente di centro destra come i repubblicani americani farebbero fallire lo stato piuttosto.
    Dal PdL italiano che alza le tasse su azioni, obbligazioni e sulle varie forme di piccolo risparmio invece ci si attende ormai di tutto, al pari del PD.
    Il condono? Va bene se fa entrare dei soldi.
    Ma i tagli alla spesa pubblica? Dove sono?
    La mia impressione è che il condono sia l’ennesimo ritrovato pur di non fare qualche piccolo taglio alla spesa.
    E così il socialista Cicchitto non esita ad agitare lo spettro della patrimoniale pur di salvare qualche prebenda.
    Tutto ciò è ridicolo, visto che è Cicchitto uno dei principali responsabili dell’innalzamento delle tasse sui redditi generati da risparmio. Tanto per informazione anche questa è una tipologia impositiva di tipo patrimoniale.
    Forse la peggiore, perchè è permanente e non una tantum.
    Cicchito doveva pensare prima a soluzioni alternative per non alzare le tasse.
    Ormai il PdL ha fatto la frittata e ha tradito gli elettori.

  2. Non dite buffonate, il
    Non dite buffonate, il condono è solo un mezzo per raccattare i voti degli iniqui furbacchioni e farsi nuovi amici tra mafiosetti (tanto per cambiare) e furbetti… altro che lotta all’evasione, il condono è il suo esatto opposto!

  3. Condono
    IL CONDONO SIGNIFICA DIRE ABBIAMO SCHERZATO, NON ERA NECESSARIO RISPETTARE LA LEGGE.

    IL CONDONO E’ LA NEGAZIONE DELLO STATO DI DIRITTO.

    COME GIUSTAMENTE FATTO NOTARE SI FA DI TUTTO PUR DI NON TAGLIARE LE SPESE.

    TEMPO FA’ HO VOTATO UN GOVERNO DI CENTRO DESTRA CHE NEI FATTI HA GOVERNATO NELLA MIGLIORE TRADIZIONE SOCIALISTA.

    FRA POCHI GIORNO ORGANIZZERO’ UNA CENA CON GLI AMICI IN CUI BRUCIEREMO LE NOSTRE TESSERE ELETTORALI.

    IN ITALIA O VOTI SOCIALISTA OPPURE SOCIALISTA.

    ALLORA TANTO VALE NON VOTARE.

  4. una storia diversa…
    Opterei per questo tipo di condono: Non sono gli evasori che ricevono le cartelle esattoriali, ma chi non riesce a pagare ciò che ha correttamente denunciato! sollevare da piccoli debiti il cittadino in difficoltà non lo chiamerei condono in questo momento di seria crisi, ma ossigeno per respirare un attimo… Farebbe guardare al futuro con maggiore energia.
    Aiuterei il lavoro applicando solo alle nuove assunzioni un tributo pari al versamento mensile delle casalinghe che potrebbe essere esteso a tutti i disoccupati in genere o lavoratori saltuari, ma escludendo per questo ed in assoluto licenziamenti di personale già assunto. Ciò oltre a favorire chi è in difficoltà ad assumere nuovo personale, potrebbe aiutare a stanare il lavoro nero ed inoltre offrire la opportunità di poter continuare a versare autonomamente quel piccolo contributo utile ad una seppur piccola ma certa, risorsa futura che può essere migliorata nel tempo.
    Sono della destra sociale e per questa ragione riterrei opportuno un nuovo riassetto del mercato globalizzato che ha distrutto come un uragano la nostra economia, a quei truffatori italiani che hanno delocalizzato industrie e denaro, negherei la possibilità di utilizzare il Made in Italy perché questo è Patrimonio intellettuale di tutti gli italiani o quantomeno pagare all’Italia le royalty solo se i prodotti eseguiti all’estero rispettano tutta la normativa italiana. Come consumatrice devo dire che s’è perso, in tutti i prodotti, il livello di qualità che andava sempre più migliorandosi avendo come obiettivo la migliore soddisfazione dell’acquirente. Questo non esiste più ed a mio avviso è un serissimo danno al nostro know how! Chiederei un atto di generosità verso l’Italia o mirata per aree, gruppi, associazioni, università da chi se lo può permettere abbondantemente, senza soffrire.. Poi l’Italia giardino d’Europa e la nostra agricoltura massacrata dalle cavallette dei prodotti esteri e non si fa nulla in quell’Europa dei padroni che misurano i gambi dei carciofi, ma scherziamo? C’è tantissimo da fare e recuperare se vogliamo guardare verso il nostro futuro!

  5. Il socialista Cicchitto,
    Il socialista Cicchitto, come lo definisce il primo commentatore dell’articolo, da tempo è diventato il più ultra-conservatore dei conservatori. Il Condono è l’ultima carta rimasta a un PdL allo sbando, incapace di attuare riforme strutturali per il paese. E’ un momento difficile per il paese, le distinzioni tra liberali, socialisti, repubblicani e democratici vari in questo momento sono da mettere da parte. Servono le riforme.

  6. il declino socialista dell’Italia
    Le riforme hanno carattere politico e invariabilmente ricadiamo nel campo o socialista o liberista.
    Le “riforme” di confindustria, dei sindacalisti e della sinistra si riducono a più tasse per mantenere in piedi la becera spesa pubblica italiana.
    Il suicidio politico del PdL è stato di fare esattamente come la sinistra ha voluto e sperato.
    Il problema vero è che con le riforme di stampo socialista l’Italia muore definitivamente.

  7. affamare la bestia
    Penso che gli italiani sarebbero disposti anche a sottopoprsi ad un condono ben congegnato soltanto se la classe politica adottasse una serie di interventi per ridurre la fame e l’ingordigia della bestia burocratica. Il solo pensiero che debba pagare le tasse per corrispondere triple pensioni d’oro e appannaggi grotteschi ai soliti noti mi fa rabbrividire. Non è un problema di casta, è un problema di intollerabile rapina. Avete calcolato quanti sono gli onorevoli parenti?

  8. A Roberto
    Grazie del suggerimento! Gian Antonio Stella riferisce sul condono “edilizio”; il mio articolo è sul condono “fiscale”. Le “cifre” di Gian Antonio Stella sarebbero state molto più elevate, se non avesse taciuto sul condono fiscale.

  9. Confessione
    Dare la preferenza all’evasore fiscale piuttosto che al predone legale sarà un peccato da confessare? Ci sarà una gerarchìa di comportamenti disonesti? di danni morali e materiali provocati? Chissà cosa potrebbe dirmi dietro la grata in proposito l’Arcivescovo Bagnasco.

  10. condono penale
    Si potrebbe allora ricorrere al condono penale, no? Tutti i detenuti potranno ottenere la liberta’ versando un tributo commensurato alla pena detentiva rimanente: non si dovrebbero piu’ mantenere carceri e carcerati e ci sarebbe un’entrata massiccia nelle casse dello stato…

  11. Condono fiscale positivo
    Allora partiamo dal presupposto che ci sono moltissimi autonomi piccolissime ditte in grave difficoltà e moltissime famiglie senza partita iva anche loro in grave posizione specialmente con equitalia per pagamenti che non hanno potuto fare causa mancata liquidità di denaro. Quindi se il governo farebbe un condono per poter sgravare interessi esorbitanti more su more le cartelle esattoriali sarebbe ossigeno puro per molta gente e soldi freschi per lo stato. Anche perchè di evasori non si tratterebbe visto che i veri evasori stanno ben alla larga da equitalia pagando 10 incassando 1000.Per loro bene la misura del redditometro per vedere se il loro stile di vita è in linea su quanto dichiarato.Quindi il condono non è un regalo agli evasori ma a cittadini vessati che dalle stime raggiungono l’80% degli italiani e in questa percentuale credo ci siano anche molti di sinistra.

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