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Guerra in Libia

Il conflitto regionale in Libia e l’inconsistenza della politica estera italiana

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Siamo ben oltre la crisi libica: ciò che sta avvenendo a poche miglia marittime dalle nostre coste è un conflitto regionale con la partecipazione, più o meno diretta, delle due grandi potenze, Stati Uniti e Russia. Qualcosa di simile a quanto accaduto in Siria, con la differenza che oggi a contrapporsi non sono da una parte l’asse sciita e dall’altro quello sunnita, ma forze tutte interne al mondo islamico sunnita per il controllo del nord Africa: da una parte, il forte coinvolgimento turco a sostegno del Presidente Al Serraj, capo del governo riconosciuto dalle organizzazioni internazionali, per il rafforzamento dell’influenza dei Fratelli Musulmani, già presenti in Marocco, Algeria e Tunisia, dove gli USA hanno appena schierato una brigata per contrastare il posizionamento russo in Libia; mentre dall’altra parte, il blocco Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, forti antagonisti dei Fratelli Musulmani, sostiene il generale Haftar, con l’aiuto militare della Russia, comunque poco interessata alle dinamiche interne musulmane.

In questo contesto si allineano vecchie e nuove alleanze o amicizie fra singoli paesi europei legati ad uno o l’altro dei due fronti, fra cui spicca la totale incomprensione della natura stessa del conflitto da parte del governo italiano. Fermi su posizioni diplomatiche, il Presidente Conte e il ministro Di Maio, perseverano in un più che velleitario tentativo di ricondurre il conflitto ad una mediazione, sfuggendo ogni intervento militare.

Ad onor del vero la via diplomatica è stata perseguita da più cancellerie occidentali, che hanno negato ostinatamente ogni possibile soluzione militare, fino alla Conferenza di Berlino di gennaio, conclusasi anch’essa con un nulla di fatto.

Ma la partita è tutta sul campo e si gioca esclusivamente sul piano militare. E il jolly che ha ribaltato un risultato che sembrava inevitabile, all’avvio, nella primavera del 2019, della campagna militare del generale Haftar per la conquista di Tripoli, è il generale turco Irfan Ozsert.

E non è un caso che di Libia siano proprio Erdogan e Putin a discutere in un colloquio telefonico privato mentre proseguono gli scontri sul campo.

Rifiutare il coinvolgimento implica la perdita di ogni influenza in uno dei contesti più preoccupanti per la sicurezza nazionale, sia in termini di flussi migratori sia, soprattutto, di infiltrazioni terroristiche. Il tutto buttando all’aria la grandissima capacità di conoscenza, il radicamento sul territorio dei nostri servizi e i non indifferenti interessi economici nazionali, con l’ENI che vede di nuovo arrestata la produzione di El Feel, giacimento in territorio controllato dalle milizie di Haftar, dopo solo due giorni di attività. L’ennesimo errore e fuga dalle responsabilità in politica estera di questo governo che l’Italia rischia di pagare non solo in termini di prestigio e di presenza internazionale, ma anche di totale ininfluenza rispetto ad un territorio strategico e che rischierà la spartizione, come già avvenuto in Siria fra le potenze regionali, Russia compresa.

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