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Il confronto sulla legge elettorale sta terremotando l’Unione

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Veltroni che richiama gli alleati a “più responsabilità”. Antonio Di Pietro che rimanda al mittente la richiesta e l’Udeur di Mastella che convoca l’ufficio politico per decidere l’uscita dal governo.

Venti di crisi sempre più pesanti si stanno abbattendo in queste ore sul centrosinistra. E come se questo non bastasse ora la presentazione del testo base della riforma elettorale del presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco, rischia di dividere ancora di più il centrosinistra.

Il confronto sulla riforma elettorale sta terremotando più di quanto ci si aspettava l’Unione.

Fibrillazioni che potrebbero diventare ancora più forti con il possibile via libera della Corte Costituzionale alla consultazione referendaria. Una situazione, quindi, molto delicata per la maggioranza che inoltre in questi giorni è alle prese anche con altre questioni come quella dei salari e la sicurezza. Evidente che in queste condizioni il timore del precipitare degli eventi sia chiaro a tutti.

Primo fra tutti a Romano Prodi che da Palazzo Chigi guarda con attenzione e sospetto a tutto quello che accade. Il professore lo va ripetendo da mesi che il tema elettorale può essere esiziale per le sorti del governo. Per questo prima dell’estate aveva deciso di intestarsi la responsabilità dell’iniziativa riformista. Ma poi la nascita del Pd e l’ascesa di Veltroni alla guida hanno cambiato le carte in tavola.

Così Prodi ha dovuto lasciare il banco ed ora si trova nella scomoda posizione di dover giocare il ruolo di chi ricuce gli strappi. Lo ha fatto già tre sere fa al vertice del centrosinistra e ritornerà a farlo quando vedrà che la situazione sta per precipitare pericolosamente. Non è un mistero che Prodi punti a durare quanto più possibile, almeno fino a questa primavera quando saranno nominati i nuovi vertici delle grandi aziende. Fino al quel momento si resta in trincea per resistere. In particolare rispetto alle mosse di Walter Veltroni che sulla riforma elettorale sta spendendo tutta la sua credibilità politica.

Il sindaco di Roma sta cercando un accordo ampio in Parlamento, e primo fra tutti con Berlusconi, per giungere ad una modifica della legge elettorale scongiurando il referendum. Un tentativo che vede il favore anche di Rifondazione Comunista che più di tutti teme la consultazione referendaria. Ma i favorevoli nell’Unione alla missione veltroniana si fermano qui. Anzi più passano le ore e più aumentano gli oppositori tanto che lo stesso Veltroni ha dovuto alzare la voce. Lo ha fatto al vertice e poi ieri con parole ancora più forti: “Basterebbe solo un pochino di responsabilità perchè siamo davvero ad un passo. Se si spreca l’occasione che ci si offre per andare in Parlamento con il 2 per cento ci si assume una grande responsabilità di fronte al Paese e si deve dire agli italiani che si è a favore della frammentazione e contro la stabilità”.

Un appello all’intesa verso i “nanetti” dell’Unione (cioè i partiti minori della coalizione) che poi è diventato anche un messaggio distensivo verso Prodi chiarendo che con lui “c’è sintonia e convergenza” e che soprattutto “non vedo perchè la vita del governo e la riforma elettorale e costituzionale devono essere alternative. Io penso che l’unica via per rafforzare Prodi è trovare un’intesa sulla legge elettorale”. Dichiarazioni che però non sono riuscite a calmare gli animi. Su tutti quello del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che non solo non ha gradito il richiamo veltroniano ma lo ha rispedito al sindaco ricordandogli che “si era espresso favorevolmente al referendum. Si dia dunque voce alla  consultazione e si ribadisca che la consultazione elettorale è un atto di massima democrazia, perchè ci dice cosa vogliono i cittadini”.

A puntare il dito contro Veltroni è invece l’Udeur che con Antonio Satta accusa il Pd di “inaccettabile arroganza”. E proprio Mastella sembra in questo momento quello più attivo e disposto a rompere gli indugi fino alla decisione estrema di uscire dal governo tanto che molti ipotizzano dimissioni già in giornata, in particolare dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

E non migliora la situazione la bozza di riforma presentata da Enzo Bianco che nel centrosinistra raccoglie più critiche che plausi. In breve si tratta di un modello tedesco aggiustato con sbarramento al 5 per cento e con indicazione preventiva del premier e della coalizione. Per  martedì prossimo è previsto il voto in Commissione ma dai primi umori è evidente che non sarà facile per il centrosinistra passare indenne questa prova. Ne sono un esempio le dure parole del ministro della Difesa Parisi che ha stroncato la bozza Bianco con un lapidario “è un ritorno al passato” e “ci riporta alla prima Repubblica”.

E non meno teneri sono stati i commenti del leader del Pdci Oliviero Diliberto che parla di bozza “impresentabile”. Naturale che in questo clima Prodi senta puzza di bruciato e tema che le fibrillazioni possano poi spostarsi a Palazzo Chigi. Per questo ha deciso di mantenere alto il livello di guardia e di agire direttamente spingendo da un lato per ulteriori modifiche della bozza e dall’altro per “trovare una soluzione condivisa che garantisca stabilità e governabilità e che non vada contro o a detrimento delle forze che fanno parte dell’arco parlamentare”.

Ha tempo fino alla prossima settimana, poi l’Unione potrebbe non reggere più.

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