Il consenso del Cav cala per colpa della crisi e delle proteste
28 Ottobre 2008
Quanto pesano la crisi economica e la protesta scolastica sul livello di consensi nei confronti del governo Berlusconi? Un bel po’. Quanto incide la manifestazione del Pd di sabato scorso? Zero.
Prima di vedere il perché, è necessaria una premessa: non siamo ancora alla fine della luna di miele, ma – per la prima volta da aprile – comincia a emergere qualche segnale di allarme per Palazzo Chigi. Una cosa è certa: in questi giorni il rapporto idilliaco tra il premier e gli italiani sta cambiando. Un rapporto che, a prescindere da qualsiasi protesta, è destinato in modo fisiologico a diventare più maturo e quindi più critico. E proprio per questo più costruttivo, perché il sentimento di stima illimitata, atteggiamento tipico nei confronti di un governo appena eletto, deve per forza di cose, con il passare del tempo, trasformarsi in una fiducia condizionata al raggiungimento dei risultati.
La folla del Circo Massimo, al di là del solito balletto di cifre sulle presenze, è servita solo a drenare un po’ di linfa per auto-alimentare un’opposizione che rischiava di appassire in un angolo. Veltroni ha alzato la testa, ha riaffermato la sua leadership nel Pd, ma non è riuscito a convincere nessuno sulla reale capacità di compattare il suo partito intorno a proposte concrete per rilanciare il Paese. Dall’adunata romana sono arrivate solo accuse all’esecutivo. E in particolare, come avevamo previsto, l’ex sindaco della Capitale ha puntato l’indice sull’inadeguatezza del governo ad affrontare la crisi economica, cavalcando così i timori degli italiani per il futuro e addossando sulle spalle di Berlusconi molte responsabilità che in realtà non ha. Il leader del Pd, più che parlare alla testa e al cuore dei cittadini, ha parlato al loro portafoglio, sapendo bene che questa è la priorità in tempi di recessione. Gli italiani, però, non hanno bisogno di demagogia, ma di soluzioni vere ai loro problemi. La manifestazione del Partito democratico è risultata solo autoreferenziale, incapace quindi di strappare consensi a discapito della maggioranza.
Discorso diverso va fatto per la scuola: la riforma Gelmini è accompagnata da proteste, cortei e occupazioni. Berlusconi ha annunciato che non ci saranno ripensamenti e che il provvedimento sarà portato avanti con fermezza in Parlamento. Ma stavolta il decisionismo, finora tanto apprezzato dagli italiani, comincia a dare fastidio. L’effetto contestazioni, unito al relativo impatto mediatico, va a impensierire la luna di miele del Governo. Lo conferma l’ultimo sondaggio condotto dall’Ispo di Renato Mannheimer che ha rilevato una notevole contrazione del consenso per l’esecutivo guidato da Berlusconi nelle ultime settimane.
La percentuale di chi dichiara di valutare positivamente l’operato del Governo è scesa al 40%, a fronte del 60% degli inizi di settembre. Un calo vertiginoso che il famoso sondaggista imputa in gran parte alle turbolenze in atto, appunto, nella scuola e nelle Università. Per la prima volta, sottolinea Mannheimer, la percentuale di chi esprime un giudizio negativo risulta prevalente. L’opposizione non ha però saputo trarre vantaggio da questo trend. Anzi i già risicati consensi sono diminuiti ancora di più: dal 24% di giudizi positivi registrato a luglio, si è scesi al 20% di settembre, al 19% dei primi di ottobre, sino al 16% di oggi. La conclusione? C’è una vero e proprio calo di fiducia nei confronti di tutti gli attori politici, compreso il Cavaliere.
La protesta scolastica prima o poi si esaurirà e di conseguenza si assorbirà l’impatto sull’opinione pubblica. Ma alla base del calo di consensi c’è qualcosa di più radicato nei pensieri degli italiani: la crisi economica. La gente è preoccupata e chiede misure urgenti a sostegno dei redditi. Berlusconi lo sa e deve agire presto se vuole arginare la perdita di gradimento nei confronti del suo governo.
