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Il conservatorismo può vincere ancora

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Il conservatorismo statunitense non è mai stato tanto in crisi quanto in questi anni, al termine del secondo mandato di George W. Bush. La maggioranza degli americani reputa che il loro paese stia seguendo la strada sbagliata. Gli elettori dimostrano più simpatia verso l’approccio Democratico, piuttosto che Repubblicano, in merito ad un numero impressionante di questioni -tra tutte, le tasse. L’“americano medio”, nato e cresciuto negli USA, con famiglia e figli, non costituisce più il nucleo principale della popolazione; i gruppi sociali che appoggiano i Democratici (gli omosessuali, le femministe, i separati, gli atei, gli immigrati) sono in aumento. Una nuova generazione di giovani ha voltato le spalle al Partito Repubblicano.

D’altro canto, troppi sono i conservatori che si ostinano a chiudere gli occhi di fronte a queste constatazioni poco felici, che descrivono il momento storico odierno come il più insidioso per il Partito Repubblicano sin dai tempi dello scandalo Watergate. Tra gli intellettuali, si leva la voce di David Frum, che propone un approccio concreto ed innovativo che va a delineare una nuova strada affinché il conservatorismo statunitense di domani ritrovi la propria eccellenza.

Frum afferma che le nozioni chiave che hanno portato al successo i conservatori negli anni Ottanta hanno oramai assolto il proprio compito. Il sogno reaganiano è giunto al termine, e i Repubblicani  non sono più in grado di vincere le elezioni parlando unicamente di riduzione delle tasse e libera circolazione delle armi, o appellandosi all’importanza dei valori tradizionali. Sono necessarie idee nuove.

Tra tutti i suggerimenti avanzati da Frum, spicca la risposta alle velleità Democratiche di costituire un sistema sanitario nazionale negli USA: l’autore ribadisce la volontà di dare ad ogni americano la possibilità di accedere ad un piano di copertura sanitaria privata, che garantisca le cure di base adeguate e necessarie per ciascuno. Questo progetto sarà finanziabile soltanto operando una drastica riduzione delle imposte, che lasci più denaro ad ogni cittadino. L’abbassamento delle tasse, punto fermo ripreso dalla tradizione conservatrice ed associato principalmente alle politiche di risparmio ed investimento nel settore privato, è affiancato nel lavoro di Frum ad un progetto innovativo rivolto all’ambiente, che ammicca alla sinistra Democratica più moderata. Si tratta dell’“ambientalismo conservatore”, che prevede un risparmio sull’energia e soprattutto pesanti sanzioni sull’inquinamento, mirando a sostituire il carbone e il petrolio con il nucleare -che, ricorda lo studioso, si è rivelato negli anni decisamente più attento all’ecosistema.

Altri progetti interessanti per la politica interna annoverano piani federali volti a incoraggiare l’incremento demografico nei nuclei familiari tradizionali; le famiglie devono tornare a costituire il tessuto della società civile, e questo è possibile soltanto incentivandone l’allargamento. Frum porrebbe inoltre maggiore enfasi sulla salute pubblica, in particolar modo per combattere “il disastro sociale” dell’obesità, come lo definisce lo studioso. Sarà infine necessario operare una auspicata quanto necessaria riforma carceraria; ed esercitare maggiore controllo sull’immigrazione clandestina, per contrastare nello specifico i flussi migratori di manodopera non specializzata proveniente dall’America Latina.

La proposta più dirompente di Frum riguarda tuttavia la politica estera. In linea con numerosi studiosi neoconservatori appartenenti all’American Enterprise Institute, il think-tank con sede a Washington con il quale lo studioso collabora, Frum richiama gli Stati Uniti ad assumere un ruolo maggiormente attivo nella lotta al terrorismo, da conseguire principalmente attraverso l’aumento e la ricostruzione delle forze armate americane. La sfida che Frum vede all’orizzonte, oltre alle minacce provenienti dall’area mediorientale, resta comunque la Cina: gli Stati Uniti devono prepararsi ad affrontare il colosso asiatico, e fronteggiarlo con coraggio e fermezza, senza indietreggiare, per assumere a pieno titolo quel grande ruolo che la storia ha voluto per loro.

David Frum, Comeback. Conservatism That Can Win Again, Doubleday, New York, dicembre 2007, 224 pp.

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