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L'analisi

Il contagio economico è già in atto. Questa volta non si perda tempo!

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Non è il momento di attendere ancora.

La gravità della tempesta sull’economia prodotta dall’emergenza Covid 19 impone subito scelte drastiche ed audaci per evitare una diffusione non meno pericolosa del contagio. La diffusione, cioè, della paralisi e della stagnazione non come parentesi più o meno lunga di un ciclo (per la verità già prima non proprio brillante, per la nostra economia), che riprenda tranquillamente il proprio andamento quando l’emergenza sanitaria sarà scemata. La realtà impone una analisi non ispirata da ottimismo senza riscontro.

Siamo di fronte ad una situazione ben più grave: sospendere l’attività produttiva in maniera così drastica e radicale ha già innescato effetti a cascata. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali è una soluzione necessaria e positiva. Ma non basta.

Infatti, accanto ai dipendenti da tutelare, ci sono i tanti, costretti a dolorose riduzioni di personale in questo contesto ma privi a loro volta di adeguate forme di tutela. C’è un ceto produttivo fatto di milioni di artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi, titolari di microimprese a conduzione familiare che rischiano di rimanere privi di ogni tutela. E c’è un bene non meno prezioso da preservare, che è la sopravvivenza della stessa possibilità di continuare o riprendere a fare impresa in un contesto improvvisamente desertificato con questa profondità e latitudine.

Né è difficile immaginare come abbandonare a se stessi i soggetti meno tutelati in questa tempesta economica sia foriero di conseguenze per tutti: basti pensare allo scenario per il settore creditizio, per il quale una crisi di queste proporzioni somma l’aumento vertiginoso del deterioramento dei crediti con una inevitabile contrazione degli impieghi. In altri termini, quello che meno giova ad una speranza di ripresa economica reale.

Sul piano economico, non si tratta della crisi che contagia qualcuno e salva gli altri. Se non si interviene subito ed efficacemente si rischia di far arrestare completamente l’intera macchina produttiva, fatta di una rete di attività, piccole e grandi, interconnesse. Un contesto nel quale è tangibile il pericolo del contagio da una fase di difficoltà, prima dei più esposti, poi via via di chi è direttamente collegato nella catena del valore, quindi dell’intero circuito economico e produttivo.

Occorrono misure immediate e non convenzionali, efficaci per tutti. Dobbiamo seriamente prendere in considerazione, non come provocazione dialettica o stimolo accademico, che si dia avvio immediato ad una fase nella quale al gelo della circolazione di risorse si fa fronte con la distribuzione diretta di liquidità. Se necessario, anche senza attendere un intervento coordinato in ambito UE o in un consesso internazionale più allargato. Non è necessario raggiungere il punto di non ritorno per prendere atto che i tempi della risposta devono essere dettati dalle urgenze dell’economia e della situazione reale, senza alcuna concessione alle tentazioni di tatticismi ispirati solo da egoismi e miopia.

Se in tempi normali misure di questo tenore si rivelano inefficaci se non dannose come stimolo all’economia, va realisticamente preso atto del fatto che si è aperta una fase nella quale potrà lenire le ferite già prodotte, ed evitare che si estendano le conseguenze negative, solo il coraggio di garantire tutto quello che sia in grado di immettere liquidità nel sistema immediatamente, senza mediazioni successive o procedure burocratiche.

Occorre prendere atto che è il momento di sostituire la domanda forzatamente interrotta con quanto in grado di tenere in moto la complessa macchina dell’economia; verosimilmente ad un regime ridotto, ma evitando che la diffusione a catena della paralisi provochi effetti poi non più reversibili. Solo un intervento immediato di questa natura può assicurare quanto meno il minimo vitale per evitare il peggio.

Non è facile e non sarà indolore per una finanza pubblica già gravata da un debito ai limiti della sostenibilità, ma non è possibile illudersi che tutto venga salvato solo da periodiche esibizioni canore liberatorie al balcone. Presto il contagio si espanderà e la dura realtà dei conti che non tornano finirà per sterilizzare anche questo rito terapeutico.

 

 

 

 

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