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Il Coronavirus spaventa l’Italia e in Calabria chiudono le guardie mediche

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La sanità calabrese è allo sbando. Non si tratta dell’ennesimo caso di cattiva gestione, di strutture obsolete e di reparti fantasma, creati al solo scopo di nominare qualche primario. Questa volta, al contrario, di una scelta scellerata ed incomprensibile, che reca la firma dei Commissari dell’Asp di Catanzaro: questi ultimi, con delibera esecutiva, hanno dato il via alla soppressione di 35 postazioni di guardie mediche, sulle 60 ricadenti, fra gli 80 comuni della Provincia di Catanzaro. Una decisone che ha lascito interdetti tutti i sindaci e i cittadini dei comuni caduti sotto la scure dei commissari. Questa situazione manifesta l’inutilità delle gestioni commissariali e “tecniche”, in quanto prive di ogni logica e, soprattutto, totalmente distanti dalla realtà dei territori. Infatti, la diminuzione delle postazioni – dopo il già contestabile provvedimento che ha visto l’Asp di Catanzaro inaugurare la stagione del 118 con ambulanze prive di medici – si lancia nella ancor più pericolosa prospettiva di lasciare intere aree senza un presidio sanitario, abbandonando molti cittadini.

Gli attuali “Pronto Soccorso”, non sono in grado né per l’esiguo numero, né per la distanza da molti luoghi di sopperire all’assenza delle guardie mediche.

I Sindaci della Provincia di Catanzaro hanno annunciato dimissioni in blocco, se l’esecutività della delibera commissariale non verrà sospesa, e chiedono alle neo-governatrice Jole Santelli di partecipare alla Conferenza dei Sindaci che si terrà nella sede provinciale di Catanzaro il 4 marzo.

Inoltre, anche il Commissario per la Sanità in Calabria Saverio Cotticelli è intervenuto, chiedendo ai commissari dell’Asp del capoluogo calabrese di sospendere l’esecutività della delibera, in quanto la delibera deve essere sottoposta – a detta del Commissario regionale – al vaglio del comitato per la medicina generale.

Che la sanità calabrese fosse ormai deflagrata è un dato storico, come il mal funzionamento delle strutture sanitarie pubbliche costrette a ripiegare sui privati e sulle – eccellenze calabresi – che sopperiscono alle mancanze del servizio sanitario. Le altre vittime di questa implosione sono i medici di medicina generale – ossia i medici di base – costretti non solo a sobbarcarsi la responsabilità sulle ambulanze, ma adesso anche quella di dover coprire un servizio h24 senza averne né i mezzi né le risorse.

Nessuno nega la necessità – soprattutto dopo i recenti scandali – di dover effettuare una razionalizzazione delle risorse e un taglio delle spese, ma il tutto deve essere realizzato tenendo conto della realtà e dei territori. Difatti, quando si parla di sanità si dovrebbe innanzitutto ricordare che l’interesse primario è quello di tutelare la salute dei cittadini. Non bisogna neanche dimenticare che l’Italia sta affrontando un’emergenza nazionale e globale come quella del coronavirus e non si può rinunciare neanche ad un presidio medico. Ci attendono tempi difficili, e di questo si dovrebbe tenere conto anche in un operazione di risanamento. Dico si dovrebbe, perché fino ad ora non lo si è fatto.

Comunque, occorre attendere per capire quali saranno gli sviluppi di una situazione paradossale che rischia di pesare sulle spalle dei cittadini della Provincia di Catanzaro che vedranno ulteriormente assottigliarsi i già esigui servizi erogati.

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