“Il correntismo è la pistola che i finiani hanno puntato alla testa del Pdl”
20 Luglio 2010
Nell’Msi prima e in An dopo aveva tre riferimenti: Gasparri, La Russa e Fini. “Purtroppo me ne è venuto a mancare uno, ma non per colpa mia” attacca il ragionamento Alberto Balboni, senatore, responsabile nazionale del settore propaganda Pdl, membro della direzione nazionale. Aennino doc, racconta di quando due mesi fa Fini lo ha messo alle strette. Della serie: o con me o contro di me. “Io ho scelto il Pdl e come me la maggior parte degli ex An”. Oggi guarda il correntismo e la “creatura” finiana con distacco e rileva un paradosso, quello di un partito che “ha vinto tutto ciò che si poteva vincere in termini elettorali e che si sta facendo male da solo”.
Senatore Balboni perché dice che il Pdl si sta facendo male da solo?
Evidentemente non si accetta il principio che esiste un governo da sostenere e un partito da consolidare e aiutare a crescere. Non si accetta che se sono stati eletti gli organi statutari, hanno il diritto e il dovere di deliberare e chi si trova in minoranza deve accettare le decisioni. Invece, si è scatenata la guerriglia del controcanto cui assistiamo ogni giorno con effetti deleteri per il partito. Insomma, un gioco al massacro che non capisco a chi possa giovare.
Ogni riferimento ai finiani è puramente voluto.
Confondono il libero e legittimo diritto al dibattito che nessuno contesta, anzi tutti riconoscono essere una ricchezza per il Pdl, con il correntismo. Ricordo che appena due anni fa – c’era ancora An – Fini definì ‘metastasi’ le correnti e oggi ne guida una.
Quali sono i danni del correntismo?
Sostituisce la lealtà nei confronti del partito alla lealtà nei confronti della corrente la quale usurpa la legittimazione degli organi statutari sostituendosi ad essi. E il risultato è che i finiani se ne fregano di ciò che dicono i coordinatori, l’ufficio di presidenza e la direzione nazionale. Loro fanno quello che vogliono e di fatto stanno costruendo un partito nel partito.
Ha letto il ‘manifesto’ dei finiani pubblicato dal Secolo?
Mi riferisco anche a quello. L’esperienza insegna che quando nascono queste cose l’effetto disgregante è frequente perché si innesca un processo di lacerazione che nessuno riesce più a frenare. E tutto questo non è nel nome del libero dibattito; paradossalmente sono proprio le correnti ad uccidere il confronto in un partito. Invece, sarebbe opportuna un’altra cosa…
Cosa?
A me piacerebbe che nel Pdl si formassero di volta in volta maggioranze e minoranze a geometria variabile, nel senso che – ad esempio – sull’abolizione delle province posso essere d’accordo con Fini ma non lo sono con Granata su voto agli immigrati e cittadinanza. Oltretutto lui ha firmato una proposta di legge col Pd e solo per questo dovrebbe essere deferito ai probiviri. Il correntismo mette in moto un meccanismo di ricatto per ottenere ciò che vuole, altrimenti si va a fare polemica sui giornali. Non è questa la vita democratica di un partito, anche perché almeno per noi che siamo di destra, la libertà si fonda sulla responsabilità, sennò diventa anarchia, licenza, provocazione. Che ciascuno faccia ciò che vuole non è libertà, ma la sua negazione.
Qual è la via d’uscita?
E’ il partito a doverla individuare. Per me l’unica soluzione è far funzionare gli organi statutari che devono prendere delle decisioni e i parlamentari, i dirigenti, gli esponenti del Pdl a qualsiasi livello, devono rispettarle. Chi non le vuole accettare deve essere sanzionato.
Secondo lei basta una sanzione per far tornare indietro Generazione Italia che sta creando strutture parallele al Pdl in ogni parte d’Italia?
E’ necessario fissare delle regole: il più ampio dibattito possibile ma poi si decide e una volta deciso vale per tutti. Generazione Italia è una sorta di partito nel partito. E’ come una pistola puntata alla testa del Pdl per ottenere ciò che vogliono, se non lo otterranno saranno costretti a sparare e quando spareranno la conseguenza sarà una scissione.
Gli ex forzisti di Liberamente vi accusano di aver riprodotto nel Pdl lo schema delle correnti aennine, pure se sottoforma di fondazioni. Cosa risponde?
Non è così. Le correnti in An erano una cosa diversa, erano componenti di pensiero, facevano riferimento a una visione del mondo ma non mettevano mai in discussione la leadership del partito. Le aree di Alemanno, Gasparri e La Russa, Matteoli declinavano con sensibilità leggermente diverse uno stesso spirito, non erano organismi per delegittimare l’operatività del partito e la sua immagine all’esterno. Ciò che stiamo vivendo oggi è una realtà nuova che contesta leadership, azione di governo e del partito e strumentalizza con tratti spesso giustizialisti le disavventure giudiziarie di singoli esponenti che possono accadere in ogni partito e in ogni tempo. Nessuno ha l’esclusiva della legalità perché è un tema di tutto il Pdl. Eppoi, legalità e giustizialismo non sono proprio la stessa cosa.
Anche nell’area di Forza Italia è nata una componente – Liberamente – che molti nel Pdl sospettano pronta a trasformarsi in corrente. Che ne pensa?
Loro contestano questa critica e rivendicano di voler essere solo un luogo di discussione. Se rimanessimo in questo ambito andrebbe bene anche l’area di Fini. La stessa Fare Futuro esisteva anche prima, come il Secolo o la rivista di Urso e fino a quando sono rimasti think tank è andato tutto bene ma poi hanno assunto un ruolo destrutturante nel partito.
Eppure sul coordinatore unico come anche sulla legalità ci sono punti di contatto con la corrente finiana. Solo una liason tattica o potrebbe diventare strategica per cingere d’assedio gli ex colonnelli di An?
Sono punti di contatto occasionali. Il coordinatore unico, in astratto, quando sarà terminata questa fase e si terrà un nuovo congresso può essere una proposta ragionevole, ma presentarla oggi non ha senso, oltretutto bisognerebbe cambiare lo statuto. Si tratta di temi ai quali non attribuirei particolare importanza e comunque l’obiettivo di Liberamente – se resta così – non è certo paragonabile a quello di Generazione Italia.
L’altra critica della componente di Frattini e Gelmini è una sorta di congresso permanente di An che avete aperto nel Pdl per la contesa di posti di potere.
E’ una critica ingenerosa e infondata. Qui non c’entrano più le distinzioni tra An e Fi, tanto è vero che con Fini stanno anche Pisanu e Della Vedova che non mi sembrano provenire dal nostro ex partito. Il punto, semmai è un altro.
Cioè?
Certamente la lacerazione è avvenuta in gran parte nel mondo di An ma questo perché dentro il nostro mondo è maturato un rifiuto forte del modo di procedere dei finiani. Tantissimi di noi ad un certo punto sono stati messi di fronte a una scelta.
Si spieghi meglio.
La scelta era tra la fedeltà a Fini e quella al Pdl. Molti di noi hanno respinto questi metodi ricattatori scegliendo di restare coerenti con la propria storia, cultura, identità e hanno preferito restare fedeli non a una persona ma alla propria coscienza e cioè all’impegno preso con gli elettori e al partito che abbiamo contribuito a costruire. Poi, che ci sia da lavorare per migliorarlo nessuno lo mette in dubbio, ma non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca.
C’è stato un preciso momento temporale in cui avete dovuto scegliere da che parte stare?
Sì due mesi fa. Sono stati i giorni che hanno preceduto la direzione nazionale del Pdl in cui si è consumato lo strappo tra Fini e Berlusconi. In quel momento siamo stati messi di fronte a un aut aut: o con Fini o contro di lui. Io ho risposto alla mia coscienza; qualche amico mi dice che Fini ha messo una croce sul mio nome e che non sarò ricandidato se lui farà pace con Berlusconi. Ma se questo è il prezzo da pagare per la coerenza, lo pago volentieri perché alle mie idee io non rinuncio. E lo dice uno che è stato al fianco di Fini da sempre, da quando diventò segretario del Fronte della Gioventù a quando passò alla guida dell’Msi e poi di An. Si figuri per me cosa ha potuto significare la lacerazione con Fini. Ora siamo chiamati traditori da quelli che fanno parte del suo entourage ma sono le stesse persone che non sono mai stati suoi sostenitori storici. Tranne Bocchino, mi riferisco a Urso, a Granata e ad altri che Fini ha recuperato solo negli ultimi tempi.
Sì, ma Liberamente sostiene che colonnelli e finiani stanno aennizzando il Pdl.
Se vogliamo fare un ragionamento sereno, si dovrebbero ringraziare tutti coloro che hanno fatto una scelta di responsabilità anziché una scelta di appartenenza oltretutto mettendo in discussione rapporti umani di quarant’anni, altrimenti tutti noi parlamentari avremmo seguito Fini quando andò da Berlusconi a dire mi sono pentito del Pdl, faccio i gruppi autonomi. Non so cosa sarebbe successo allora nel Pdl. Quindi la polemica con gli ex An è sbagliata, perché noi coerentemente abbiamo scelto da che parte stare: occorre superare la logica delle appartenenze e ragionare in termini di Pdl. C’è chi vuole costruire e consolidare il partito e chi sta facendo di tutto per delegittimarlo, questo è il punto.
Dunque l’addio a Fini è definitivo?
Ricordo che al congresso fondativo del Pdl Fini disse: nessuno si immagini che io voglia fare la corrente di An nel nuovo partito, siamo tutti liberi di ragionare con la nostra testa, ora siamo in mare aperto. Un anno dopo ha fondato la sua corrente e se a questo aggiungiamo che è pure presidente della Camera c’è da rimanere sconcertati. Le racconto un episodio emblematico.
Prego.
Due anni fa invitai Fini alla Festa di Mirabello che ogni anno concludeva lui con il suo intervento. Quella volta mi disse che non poteva partecipare per il ruolo istituzionale che ricopriva. Oggi che è ancora presidente della Camera va alle feste di partito e fa il capo-corrente.
Ma per i finiani voi siete “traditori”.
Un fedelissimo di Fini mi ha detto più o meno la stessa cosa definendoci scherzosamente“badogliani”. Mi sono permesso di rispondergli così: se il fascismo è il male assoluto, “badogliano” non può più essere un’offesa. Bisogna che i finiani aggiornino il loro vocabolario.
