Il Ddl delega sul Federalismo accontenta Nord e Sud del Paese
21 Ottobre 2008
Il percorso del Federalismo fiscale con l’approvazione del Disegno di legge delega da parte del Consiglio dei ministri ha raggiunto il suo apice. L’Italia sarà federale e questo è un risultato “storico” (per usare le parole del ministro Tremonti) raggiunto con il Governo in carica. Argomento di gran lunga superiore alla maldestra riforma del Titolo V della Costituzione varata dal centrosinistra, e che avrebbe meritato di sicuro altre innovazioni, come quella del sistema di Governo e l’introduzione del Senato Federale. Il centrodestra dovrà farsi carico anche di queste incombenze ed è fuori discussione che il prossimo obiettivo sarà mettere a segno questi risultati.
L’Italia federale che si sta realizzando mette subito a tacere chi aveva ipotizzato una maggioranza politica vittima del ricatto di Umberto Bossi. La Lega Nord, infatti, ha accolto tutte le modifiche introdotte con il concorso del resto della maggioranza e condiviso anche gli stanziamenti speciali per Roma e Catania. Un’opera meritoria, frutto della concertazione ed anche del lavoro di due ministri, uno settentrionale (Roberto Calderoni), l’altro meridionale (Raffaele Fitto). Qualcuno, anche nel centrosinistra ha ammesso i tanti lati positivi del Ddl.
Le Regioni italiane, seppur con i dubbi ancora esistenti, si sono dette soddisfatte del lavoro compiuto mentre gli enti locali hanno ottenuto garanzie sulle risorse da decentrare sui territori e sulle finanze alternative al taglio dell’Ici.
E’ bene non dimenticare che il Disegno di legge federale varato dal Governo Berlusconi ha definitivamente abbandonato lo “schema lombardo” al quale tutti avevano assegnato i galloni di modello leghista evocando scenari di divisione dell’unità nazionale. Oggi la base di elaborazione della riforma dell’assetto statale si basa su altri principi: “Autonomia dei territori, solidarietà tra Stato e livelli intermedi, responsabilità della classe dirigente locale".
Le Regioni saranno responsabili della loro spesa, la dovranno qualificare in base alle esigenze dei territori e dovranno arginare quella improduttiva.
Non è da dimenticare il criterio della perequazione verticale per le aree svantaggiate come le Regioni avevano preteso (i fondi dello Stato alle Regioni e da queste a Province e Comuni), quello della spesa standard (principio per il quale lo Stato assegna fondi non più sulla base di quanto si è speso in passato).
Siamo o meno al punto in cui gran parte delle necessità e delle richieste delle autonomie locali sono state soddisfatte? Chi mai avrebbe pensato che agli inizi di ottobre il lavoro sul Federalismo fiscale sarebbe arrivato a questo punto?
E ora? Adesso si deve mettere in moto la macchina parlamentare e il Disegno di legge delega, ottenuto il sì dalle Regioni, dovrà sottoporsi all’esame del Parlamento. Lì il centrodestra dovrà tener fede agli impegni presi e dovrà facilitare l’iter di approvazione del provvedimento.
Dopo, saranno le Regioni a doversi far valere. Il nuovo assetto istituzionale dello Stato dà loro pieni poteri e grandi responsabilità. Il Sud del Paese non può più fallire perché ha tutte le prerogative per rilanciare i propri territori. Il Mezzogiorno sarà artefice del proprio futuro anche se successivamente sarà urgente procedere ad altre riforme, quelle che il Cerm in un’indagine recentissima, chiama “Federalismo di secondo livello”, ovvero un processo completo di integrazione europea e riduzione del divario strutturale tra le Regioni italiane (crescita dei tassi di occupazione e della produttività).
