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Il Ddl Gentiloni spaventa Veltroni

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Sale la tensione sul ddl Gentiloni, il provvedimento che nei sogni del centrosinistra dovrebbe mettere in soffitta la Legge Gasparri, disegnando una nuova tv così come la vorrebbero nell’Unione.

Che il livello dello scontro su questo tema sarebbe aumentato dopo le feste natalizie era scontato. Solo la legge Finanziaria del resto aveva impedito che già a dicembre il provvedimento arrivasse in Aula alla Camera per la discussione generale, dopo essere stato approvato dalla Commissione Cultura e Trasporti.

Ora però, messa da parte la sessione di bilancio, è giunto il momento del confronto nell’emiciclo di Montecitorio. E con tutta probabilità già la conferenza dei capigruppo di questa settimana, che dovrà stilare il programma dell’Aula, potrebbe decidere sulla data di discussione del provvedimento. Ma intanto fuori da Palazzo Montecitorio il clima è rovente. Lo dimostra la reazione del centrosinistra alle dichiarazioni di Berlusconi rilasciate ieri in conferenza telefonica per il raduno di “NeveAzzurra”. In sostanza l’ex premier ha rispedito al mittente il ddl Gentiloni spiegando che  “non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto decisioni criminali come il disegno di legge Gentiloni”. E che quindi “non c’è nessuna possibilità di dialogo con chi agisce in questo modo”.

Dall’Unione le repliche sono state vibranti, tutte su un unico binario: il Cavaliere ha intenzione di barattare la riforma tv con quella elettorale, hanno gridato. Ipotesi subito smentita (ieri) da Paolo Bonaiuti e oggi dallo stesso Berlusconi. Ma le smentite non hanno evitato l’attacco del centrosinistra. A ranghi serrati. Da qui l’intervento del ministro delle Comunicazioni Gentiloni che se ieri attaccava il Cavaliere dichiarandosi contrario a “scambi sottobanco” oggi è tornato a rilanciare la riforma affidando alla dialettica parlamentare le possibili modifiche al testo.

Molto duro invece Massimo D’Alema, che ha accusato Berlusconi di avere “sempre e solo in testa gli affari suoi, questa è la sua preoccupazione”. In realtà ad essere più preoccupato di tutti è Walter Veltroni che alla lettura delle dichiarazioni dell’ex premier è stato colto da un improvviso (e strano) mutismo.

L’unico esponente dell’Unione a non parlare, affidando solo al suo vice, Dario Franceschini, il compito di replicare. Soltanto oggi, dopo la precisazione di Berlusconi, ha fatto sentire la sua voce per spiegare che “è la conferma di una disponibilità a cercare una soluzione. E’ tornato tutto dove eravamo. Mi sembra che ci sono tutte le condizioni per passi in avanti”. Parole che però confermano come il più preoccupato sia proprio lui, impensierito dai possibili intrecci tra le due riforme.

Non a caso al vertice dell’Unione della scorsa settimana non ha apprezzato le parole di Prodi nell’elenco delle priorità del governo aveva posto anche il ddl Gentiloni. Veltroni ormai da mesi sta spendendo tutte le sue forze, e anche la sua credibilità di leader politico, per raggiungere un accordo sulla legge elettorale con il Cavaliere. E sa benissimo che tirare in ballo temi come conflitto d’interessi o ddl Gentiloni significa mettere una pietra sopra al dialogo e al futuro delle riforme. E, secondo qualcuno, anche sulla sua leadership. E’ per questo, sussurrano da Palazzo Chigi, che Prodi avrebbe fatto riferimento al ddl incriminato, proprio per sbarrare la strada a Veltroni ed evitare intese con il Cavaliere. Del resto, come si vocifera nei corridoi di palazzo, fino a ora a Prodi è stato utilissimo l’antiberlusconismo: su questa scia è ritornato a sedere a Palazzo Chigi e sempre grazie a questo è riuscito a mangiare il secondo panettone. Ecco perché secondo molti, a Prodi non conviene allontanarsi dalla linea dell’antierlusconismo. Un’ipotesi che impensierisce non poco Veltroni, preoccupato per l’eventuale tracollo del dialogo con il Cavaliere (che avrebbe non poche ripercussioni sulla sua immagine di leader).

Tornando al disegno di legge, in questa settimana si dovrebbe conoscere la tempistica sul ddl Gentiloni o quanto meno quando sbarcherà in Aula. Ma sui tempi di approvazione c’è molta confusione. L’Unione punterebbe a chiudere la partita già prima dell’estate o al massimo per l’autunno. Molto però dipenderà anche dai lavori del Senato e dall’altro provvedimento del ministro Gentiloni che riguarda la governance Rai.

A pesare però saranno soprattutto gli equilibri interni all’Unione. Ad esempio la posizione dell’Udeur che proprio prima della pausa estiva aveva minacciato di far venire meno il suo sostegno al provvedimento. Defezione che nonostante non sia stata registrata in commissione indica come gli umori dell’intera coalizione potrebbero scaricarsi su questo provvedimento, al punto da bloccarlo definitivamente.

Poi c’è la sinistra radicale che non ha mai fatto mistero di volere abbinare al ddl Gentiloni quello sul conflitto d’interessi. E tra le incertezze bisogna anche annoverare i vari Dini, Bordon, Fisichella ed altri senatori, che in sede di discussione al Senato potrebbero risultare decisivi per le sorti del disegno di legge.

Ma ad ostacolare il provvedimento potrebbero anche essere le forti critiche nel mondo tecnico e aziendale al ddl. Già mesi fa il presidente dell’Antitrust Catricalà bocciò sonoramente l’ipotesi del tetto alla pubblicità posto al 45 per cento e previsto dal provvedimento come misura “per aprire il sistema tv alla concorrenza”. Un tetto che lo stesso capo dell’Autorità giudicò “contro il mercato” e che ha trovato durissima resistenza proprio in Mediaset.

Ma a far discutere è anche la decisione del passaggio anticipato di una rete Rai e Mediaset sul digitale terrestre e della redistribuzione delle frequenze liberate.

Una circostanza che favorirebbe in primo luogo ReteA-Mtv e cioè il gruppo di De Benedetti. Tutti elementi che danno quindi un quadro della situazione molto delicato ed incerto. E nel quale certamente Prodi cercherà di giocare un ruolo da “guastatore”. Sempre che non finirà travolto dalla debolezza delle sua maggioranza.   

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