Il Ddl Gentiloni spaventa Veltroni

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Il Ddl Gentiloni spaventa Veltroni

14 Gennaio 2008

Sale la tensione sul ddl Gentiloni, il provvedimento che nei
sogni del centrosinistra dovrebbe mettere in soffitta la Legge Gasparri,
disegnando una nuova tv così come la vorrebbero nell’Unione.

Che il livello
dello scontro su questo tema sarebbe aumentato dopo le feste natalizie era
scontato. Solo la legge Finanziaria del resto aveva impedito che già a dicembre
il provvedimento arrivasse in Aula alla Camera per la discussione generale, dopo
essere stato approvato dalla Commissione Cultura e Trasporti.

Ora però, messa
da parte la sessione di bilancio, è giunto il momento del confronto
nell’emiciclo di Montecitorio. E con tutta probabilità già la conferenza dei
capigruppo di questa settimana, che dovrà stilare il programma dell’Aula,
potrebbe decidere sulla data di discussione del provvedimento. Ma intanto fuori
da Palazzo Montecitorio il clima è rovente. Lo dimostra la reazione del
centrosinistra alle dichiarazioni di Berlusconi rilasciate ieri in conferenza
telefonica per il raduno di “NeveAzzurra”. In sostanza l’ex premier ha
rispedito al mittente il ddl Gentiloni spiegando che  “non potremmo trattare con forze politiche
che mettessero in atto decisioni criminali come il disegno di legge Gentiloni”.
E che quindi “non c’è nessuna possibilità di dialogo con chi agisce in questo
modo”.

Dall’Unione le repliche sono state vibranti, tutte su un unico binario:
il Cavaliere ha intenzione di barattare la riforma tv con quella elettorale,
hanno gridato. Ipotesi subito smentita (ieri) da Paolo Bonaiuti e oggi dallo
stesso Berlusconi. Ma le smentite non hanno evitato l’attacco del
centrosinistra. A ranghi serrati. Da qui l’intervento del ministro delle
Comunicazioni Gentiloni che se ieri attaccava il Cavaliere dichiarandosi
contrario a “scambi sottobanco” oggi è tornato a rilanciare la riforma
affidando alla dialettica parlamentare le possibili modifiche al testo.

Molto
duro invece Massimo D’Alema, che ha accusato Berlusconi di avere “sempre e solo
in testa gli affari suoi, questa è la sua preoccupazione”. In realtà ad essere
più preoccupato di tutti è Walter Veltroni che alla lettura delle dichiarazioni
dell’ex premier è stato colto da un improvviso (e strano) mutismo.

L’unico
esponente dell’Unione a non parlare, affidando solo al suo vice, Dario Franceschini,
il compito di replicare. Soltanto oggi, dopo la precisazione di Berlusconi, ha
fatto sentire la sua voce per spiegare che “è la conferma di una disponibilità
a cercare una soluzione. E’ tornato tutto dove eravamo. Mi sembra che ci sono
tutte le condizioni per passi in avanti”. Parole che però confermano come il
più preoccupato sia proprio lui, impensierito dai possibili intrecci tra le due
riforme.

Non a caso al vertice dell’Unione della scorsa settimana non ha apprezzato
le parole di Prodi nell’elenco delle priorità del governo aveva posto anche il
ddl Gentiloni. Veltroni ormai da mesi sta spendendo tutte le sue forze, e anche
la sua credibilità di leader politico, per raggiungere un accordo sulla legge
elettorale con il Cavaliere. E sa benissimo che tirare in ballo temi come
conflitto d’interessi o ddl Gentiloni significa mettere una pietra sopra al
dialogo e al futuro delle riforme. E, secondo qualcuno, anche sulla sua leadership.
E’ per questo, sussurrano da Palazzo Chigi, che Prodi avrebbe fatto riferimento
al ddl incriminato, proprio per sbarrare la strada a Veltroni ed evitare intese
con il Cavaliere. Del resto, come si vocifera nei corridoi di palazzo, fino a
ora a Prodi è stato utilissimo l’antiberlusconismo: su questa scia è ritornato
a sedere a Palazzo Chigi e sempre grazie a questo è riuscito a mangiare il
secondo panettone. Ecco perché secondo molti, a Prodi non conviene allontanarsi
dalla linea dell’antierlusconismo. Un’ipotesi che impensierisce non poco
Veltroni, preoccupato per l’eventuale tracollo del dialogo con il Cavaliere (che
avrebbe non poche ripercussioni sulla sua immagine di leader).

Tornando al
disegno di legge, in questa settimana si dovrebbe conoscere la tempistica sul
ddl Gentiloni o quanto meno quando sbarcherà in Aula. Ma sui tempi di
approvazione c’è molta confusione. L’Unione punterebbe a chiudere la partita
già prima dell’estate o al massimo per l’autunno. Molto però dipenderà anche dai
lavori del Senato e dall’altro provvedimento del ministro Gentiloni che
riguarda la governance Rai.

A pesare però saranno soprattutto gli equilibri
interni all’Unione. Ad esempio la posizione dell’Udeur che proprio prima della
pausa estiva aveva minacciato di far venire meno il suo sostegno al
provvedimento. Defezione che nonostante non sia stata registrata in commissione
indica come gli umori dell’intera coalizione potrebbero scaricarsi su questo
provvedimento, al punto da bloccarlo definitivamente.

Poi c’è la sinistra
radicale che non ha mai fatto mistero di volere abbinare al ddl Gentiloni
quello sul conflitto d’interessi. E tra le incertezze bisogna anche annoverare i
vari Dini, Bordon, Fisichella ed altri senatori, che in sede di discussione al
Senato potrebbero risultare decisivi per le sorti del disegno di legge.

Ma ad
ostacolare il provvedimento potrebbero anche essere le forti critiche nel mondo
tecnico e aziendale al ddl. Già mesi fa il presidente dell’Antitrust Catricalà
bocciò sonoramente l’ipotesi del tetto alla pubblicità posto al 45 per cento e
previsto dal provvedimento come misura “per aprire il sistema tv alla
concorrenza”. Un tetto che lo stesso capo dell’Autorità giudicò “contro il
mercato” e che ha trovato durissima resistenza proprio in Mediaset.

Ma a far
discutere è anche la decisione del passaggio anticipato di una rete Rai e
Mediaset sul digitale terrestre e della redistribuzione delle frequenze
liberate.

Una circostanza che favorirebbe in primo luogo ReteA-Mtv e cioè il
gruppo di De Benedetti. Tutti elementi che danno quindi un quadro della
situazione molto delicato ed incerto. E nel quale certamente Prodi cercherà di
giocare un ruolo da “guastatore”. Sempre che non finirà travolto dalla
debolezza delle sua maggioranza.