Home News Il ddl sulla caccia passa con voto trasversale ma divide la maggioranza

Limitata la deroga

Il ddl sulla caccia passa con voto trasversale ma divide la maggioranza

La Camera depone le armi, si fa per dire. Ieri Montecitorio ha approvato un subemendamento al disegno di legge sulla caccia per limitare ai primi dieci giorni di febbraio la deroga alla chiusura della stagione venatoria. Gli ambientalisti ringraziano, i cacciatori un po’ meno. L’Aula, infatti, ha approvato l'art. 43 della legge Comunitaria del 2009, relativo alla caccia, ridimensionando il testo su un punto che stava molto a cuore agli ambientalisti: il testo licenziato prevede il prolungamento della stagione della caccia "non oltre la prima decade di febbraio", mese nel quale, sostengono, avviene la nidificazione di alcune specie di volatili. Ciò significa che, secondo la norma, le Regioni potranno posticipare il termine, ma soltanto previo parere dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che fa capo al ministero dell'Ambiente.

Obiettivo raggiunto insomma (349 sì, 126 no e 32 astenuti), ma con qualche difficoltà. Rispetto all'ipotesi originaria, il subemendamento approvato è il frutto di una puntigliosa mediazione, per di più  trasversale, che è stata avanzata dopo la costatazione delle divisioni interne ai vari schieramenti politici. La questione aveva infatti ferito tanto lo schieramento di maggioranza quanto quello d’opposizione, in quanto la contestata norma, sostenevano i critici, non fissava un esplicito limite temporale all'estensione della stagione della caccia oltre il 31 gennaio. Il gruppo della Lega ha votato un no secco. Così come molti dagli scranni del centrodestra, in particolare il gruppo dei “dissidenti” ambientalisti che l’altro ieri avevano inviato una lettera al premier Silvio Berlusconi nella quale minacciavano di votare contro il provvedimento se non fosse stato modificato. L’Italia dei valori si è espressa contro e voci discordanti si sono levate anche nell’Udc e nel Pd. Come nel caso di Giulio Santagata (Pd) che è stato colto dal dubbio poichè, ha confessato in Aula, assiduo cacciatore. Durante il dibattito, molto vivace, dalle file del Pdl non sono mancati invece spunti lirici: Renato Farina ha letto un drammatico brano dello scrittore russo Anton Cechov contro la caccia.

"Sulla caccia è stato raggiunto un accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civiltà giuridica del nostro Paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra", ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, assicurando che "non ci sarà un solo giorno di caccia in più rispetto al calendario vigente". "Posticipare i termini attuali della stagione venatoria – ha sottolineato il ministro – non significa allungarla. Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato". La Prestigiacomo ha spiegato che sarà soltanto possibile una proroga di dieci giorni per singole specie animali e per singoli territori, purché che l'Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell'ambiente e del patrimonio faunistico.

"In questi giorni – ha sottolineato il ministro – è stato detto e scritto tutto, che si apriva alla deregulation, alla mattanza. Il voto del Parlamento a larghissima maggioranza dimostra che la verità è ben diversa. Abbiamo approvato un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l'Unione europea che ci sarebbe costato caro, e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle Regioni delle deroghe". In linea con il ministro, il Presidente dei Deputati del PdL Fabrizio Cicchitto, che ha parlato di "vittoria del buonsenso e di un leale confronto tra le forze politiche in Parlamento".

Assolutamente insoddisfatto invece Antonio Di Pietro. Ha definito la seduta di Montecitorio una "brutta pagina sulla caccia che ha confermato un patto trasversale tra destra e sinistra". Il leader Idv, che considera la caccia "un’inutile carneficina", si è fatto portabandiera dell’intero gruppo che ha espresso voto contrario alla norma. Una bagarre bipartisan che non ha risparmiato nessuno schieramento, insomma, anche se alla fine è stato trovato un accordo di compromesso. Dall'Arci Caccia si sono levate parole di sdegno: "Era già scritto che le cose sarebbero andate così ed era già previsto prima delle elezioni regionali. Si è rinviata l'approvazione della Comunitaria per accontentare quei politici che, per mestiere, fanno gli specchietti per le allodole dei cacciatori al fine di promettere agli stessi cose che, puntualmente non si sono realizzate". A tuonare è Osvaldo Veneziano, presidente dell’associazione, che ha rimproverato la mancanza, nei mesi scorsi, di "un tavolo di confronto alla luce del sole tra ambientalisti, agricoltori e cacciatori".

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