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I 'campioni nazionali' e la crisi del debito

Il debito italiano in pancia a Generali è una partita che deve risolvere Monti

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Le grandi imprese italiane sono vulnerabili in questa fase. Infatti fino ad oggi, non v'erano state ragioni per mettere in discussione le politiche conservative e la forza di Generali, il primo assicuratore italiano per premi. Ma da un po' di tempo a questa parte, gli investimenti del gruppo, non da ultimi quelli nei bond emessi dal governo italiano, si sono rivelati molto meno sicuri di quanto non apparissero in precendenza.

I profitti di Generali si sono dimezzati a 860 milioni di euro a causa dell’indebolimento subito per quell'esposizione da un miliardo di euro sul debito greco, per la partecipazione in Telco (gruppo che controlla Telecom Italia) e l’abbassamento del valore delle azioni del gruppo. E il coefficiente di solvibilità della compagnia, che ha seguito la riduzione dello spread dei bond italiani, che si è ripreso col restringersi dello spread dal 117 % di fine 2011, oggi si attesta su un precario 132%.

Anche le prestazioni poco brillanti delle azioni di Generali (che hanno perso l’11 % negli anni passati, in ritardo sulle rivali) dicono molto. L’amministratore delegato Giovanni Perissinotto deve convincere gli investitori che non sono necessari nuovi capitali. Innalzare il coefficiente di solvibilità al 150% dovrebbe essere la sua priorità, data la vulnerabilità di Generali in relazione al debito dell’Italia (che costituisce il 40% del suo portafoglio in titoli sovrano).

Tagliare i dividendi potrebbe essere d’aiuto, benché si ricordi che ogni 75 milioni di dividendi equivalgono a soli 100 punti base di solvibilità – e gli investitori italiani contano su ogni singolo centesimo dei dividendi di Generali. Ne è testimonianza la caduta del 5 % nelle quotazioni del titolo di Mercoledì, dopo che Perissinotto ha più che dimezzato i dividendi, portandoli a 310 milioni di euro, con una riduzione di 400 punti base e pari al 36% del quoziente di pagamento. Ciò dovrebbe permettere, sperano a Generali, una redditività maggiore.

Perissinotto ha indicato come obiettivo un utile di 4,5 miliardi di euro per quest’anno, 5 miliardi per gli anni successivi. Sembra plausibile. Il settore vita è solido; sono al vaglio nuove proposte con margini del 20%. Il bilancio consolidato di 96,5 del settore non-vita è incoraggiante. A riguardo della possibilità di crescitafuori dai mercati di riferimento italiano, francese e tedesco sono promettenti, in particolare l’Est Europa.

Ciononostante, però, le quotazioni di Generali non si attesteranno al di là delle 1,3 volte del proprio attuale valore, almeno fino a quando Perissinotto non otterrà i risultati promessi. Per quanto riguarda invece l'esposizione [di Generali] al debito sovrano italiano, la situazione resta di fatto nelle mani del governo tecnocratico dell'Italia.

Tratto dal Lex column del 'Financial Times' del 21 Marzo 2012

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