Il dialogo tra la Chiesa e il mondo ebraico si costruisce sui Testi sacri

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Il dialogo tra la Chiesa e il mondo ebraico si costruisce sui Testi sacri

15 Febbraio 2009

Sono “I sommersi e i salvati”, i tesori librari ebraici scomparsi o dimenticati oggi custoditi nella  Biblioteca Apostolica Vaticana, che lasciano “sommerse” le polemiche scatenate nelle scorse settimane tra Santa Sede e mondo ebraico. La cultura va oltre la politica e l’occasione della presentazione dell’imponente volume Manoscritti Ebraici nella Biblioteca Vaticana “costituisce un significativo esempio di cooperazione tra istituzioni culturali della Santa Sede e di Israele”, commenta Mordechay Lewy, Ambasciatore israeliano presso la Santa Sede.  Una possibilità di affermazione della storia e una testimonianza di un lungo cammino che il Cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, autore della prefazione al libro, e l’Ambasciatore Lewy hanno presenziato.

La pubblicazione del Catalogue di manufatti medievali di produzione giudaica sono frutto di una proficua collaborazione tra esperti di studi giudaici israeliani ed ebraisti cristiani cominciata nel 2001.  Un evidente motivo d’orgoglio sia per la Biblioteca Apostolica Vaticana – prima istituzione che autorizzo’ la microfilmatura completa della sua collezione ebraica –  che per la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme che con questo lavoro arricchisce la sua collezione judaica di opere e frammenti provenienti diversi luoghi d’Europa e d’America. Al giorno d’oggi sono all’incirca 70.000 i manoscritti ebraici conservati in circa 600 fra biblioteche nazionali, statali, pubbliche, comunali, universitarie e monastiche, e in collezioni private in tutto il mondo.

I lavori sono stati curati da Benjamin Richler direttore dall’Institute of Microfilmed Hebrew Manuscripts dalla National Library of Israel sulla base delle ricerche paleografiche e delle descrizioni codicologiche del professor Malachi Beit-Arié, in collaborazione con la dottoressa Nurit Pasternak. Nell’intervento Richler specifica che le collezioni vaticane in scrittura ebraica – chiamate anche orientali per la diversificata origine dei manoscritti – si compongono di circa 550 esemplari e coprono tutti i campi della tradizione giudaica: Bibbia e commentari biblici;  Midrash (circa 30 manoscritti, fra cui il piu’ antico esemplare noto a Sifra, del IX Secolo); Talmud e i suoi commentari, filosofia – sia di autori ebrei sia traduzioni di filosofi non ebrei –  letteratura e poesia, filologia e liturgia. La presenza di contenuti piu’ diversificati ha reso necessaria la collaborazione di studiosi medievalisti esperti di diverse discipline. Considerando poi che linguisticamente si sono trovati davanti alla rielaborazione di codici di scrittura giudeo-araba, yiddish, judezmo, giudeo-persiano e altre lingue ancora, si comprende meglio la complessita’ di un lavoro di catalogazione. Stando poi alle considerazioni del professor Malachi Beit-Arié e’ fondamentale conoscere i dettagli delle circostanze storiche della produzione e consevazione dei documenti per comprendere l’importanza storica che nella ricostruzione archivistica hanno la “miriade di frammenti di manoscritti ebraici medievali ricavati  da coperte e sguardie di legature di stampati occidentali, nelle quali (manoscritti e pergamene ebraiche) furono reimpiegati come materiale di spoglio”. Ne e’ una recente testimonianza il recente recupero e restauro – nel 2008  da parte di Gianfranco Cialini, docente di Storia Medioevale e John Sawyer, biblista,  docente della Lancaster University – di 58 frammenti ebraici che erano stati utilizzati per rinforzare 28 volumi facenti parte del patrimonio della Biblioteca del Dottorato dell’Universita’ di Perugia. Si tratta di pergamene di scritti sacri che vanno dal XII al XIV secolo.

L’idea di allestire un tale catalogo, lanciata dalla Biblioteca Nazionale di Gerusalemme, e accolta con piacere dall’allora prefetto e oggi Sua Eminenza Cardinale Raffaele Farina, e’ un esempio di collaborazione fattiva tra studiosi israeliani ed ebraisti italiani che hanno insieme rispolverato il passato in profondita’. Una iniziativa di successo che a detta del professor Beit-Arié sottolinea “il valore e l’unicita’ della collezione della Biblioteca Apostolica Vaticana, per la cui custodia e conservazione generazioni di solerti scriptores si sono prodigate a partire dal XVI secolo”. Un valore che puo’ essere misurato verificando il numero di volte in cui un manoscritto ebraico vaticano e citato nella letteratura scientifica. E una unicita’ che si misura col solo metro della memoria e della storia.

marta.brachini@gmail.com

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