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Il dibattito sul Covid/1 – Chiudendo le scuole il governo ha già fallito

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Fra il bianco, il nero e le diverse sfumature di grigio, le prime mosse del governo Draghi hanno suscitato un acceso dibattito. Anche dentro la redazione dell’Occidentale, che ha deciso di mettere a confronto le diverse opinioni.

Aveva promesso che la scuola sarebbe stata al centro delle politiche del Governo, che l’obiettivo sarebbe stato quello di archiviare la didattica a distanza e aveva aggiunto che la scuola avrebbe rappresentato una priorità nella ripartenza. Sono passate tre settimane dal discorso del premier Draghi in Senato e il diritto allo studio da stella cometa dell’azione del Governo è divenuto un lanternino da accendere e spegnere a piacimento. Ai primi veri segnali di nuova ondata del virus, peraltro stra-annunciata a fronte di un piano vaccinale fallimentare, l’esecutivo guidato dal premier sostenuto da tutti tranne che da Fratelli d’Italia, ha deciso di chiudere proprio le scuole. In zona rossa, sempre più estesa, tutto chiuso: dagli asili nidi alle superiori.

E’ questa infatti l’unica vera misura nuova introdotta nel lockdown targato Draghi, con la benedizione dei governatori regionali: i bar e ristoranti restano aperti da asporto (con incassi ridicoli, ma comunque con potenziali effetti in termini di contagio), la maggior parte dei negozi restano aperti e, soprattutto, tutti, o quasi, continuano ad andare al lavoro. Tutti in giro a parte i bimbi e i ragazzi.

Ora, coloro che vogliono vedere il bicchiere mezzo pieno e che, nonostante tutto, vogliono continuare a dare una apertura di credito al premier presentato come il Salvatore della Patria, difendono la scelta sostanzialmente con due argomenti. Innanzitutto la scuola, secondo costoro, sarebbe il primo luogo di contagio delle nuove varianti, in secondo luogo in questa fase economicamente drammatica chiudere le attività produttive significherebbe uccidere l’intero Paese. Ebbene, stante che il primo argomento appare come una stampella un po’ improvvisata (mancano dati certi sulla pericolosità delle aule) della seconda tesi, è proprio sul tema economico che occorre focalizzare l’attenzione.

In un Paese incapace di offrire adeguati Ristori alle attività produttive sfiancate da un anno di lockdown a singhiozzo, incapace di mantenere le promesse con le varie categorie produttive, si decide di coprire gli errori fatti scaricando tutto il peso della crisi sull’unica categoria economicamente non produttiva: i bambini e gli adolescenti. Così, con buona pace dei vari slogan sul sostegno alle nuove generazioni e altre amenità, Mario Draghi continua in piena continuità con Conte nella politica dei rimborsi promessi e mai giunti e per evitare il peggio chiude il futuro a chi non ha alcuna colpa se non quella di tentare di costruirselo quel futuro. Su loro, sui bambini, e sulle loro famiglie arrabbiate e disperate, lasciate allo sbando e nella impossibilità di conciliare i tempi del lavoro con quelli necessari per accudire i figli. Unica vera differenza tra Draghi e Conte? Il secondo soffriva di bulimia televisiva e il secondo non appare mai, non dichiara nulla. E tra i due estremi sinceramente non si sa cosa sia peggio.

Resta, è vero, un’ultima freccia nell’arco dei difensori della scelta di chiudere le scuole: stavolta – si dice – chiudiamo per un mese, ma in quel mese faremo sfracelli sul piano vaccinale. Si vaccinerà mezzo Paese, perchè ora con un Generale al comando non si è mica in mano a un Arcuri qualsiasi. Ecco, effettivamente resta questa speranza. E alla fine a questo lumicino ci aggrappiamo tutti, nella consapevolezza però che identiche promesse sono già state fatte e ogni volta si sono infrante sul muro della realtà.

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