“Il diritto alla riservatezza non vale più dell’attività del pm e del giornalista”

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“Il diritto alla riservatezza non vale più dell’attività del pm e del giornalista”

21 Giugno 2010

A sentire chi ha scritto il “decalogo” giustizia del programma elettorale Pd non ci sono punti di contatto, né analogie, tantomeno similitudini con quello del Pdl alla voce “intercettazioni”. Ma se le parole non sono un’opinione mettendo a confronto i due testi, i dubbi stanno a zero. Praticamente identici, basta metterli e a confronto. Lanfranco Tenaglia, magistrato e ministro-ombra nel governo Prodi nonché responsabile del dipartimento Giustizia quando a Largo Nazareno “comandava” Veltroni, è ligio al profilo di chi sta all’opposizione e dice no, sempre. Anche di fronte all’evidenza.

Onorevole Tenaglia, perché il Pd alza le barricate quando nel programma elettorale sostenete le stesse cose del Pdl?

Non è così. Più che del programma elettorale parlerei dei due disegni di legge. Quello presentato dal Pd alla Camera, con primi firmatari io e Veltroni e al Senato con Casson e Finocchiaro e il ddl della maggioranza. L’impianto dei due testi è completamente diverso. Il nostro ha come fine quello di equilibrare i tre diritti in gioco: privacy , diritto all’azione penale e diritto di cronaca. Quello del Pdl è tutto sbilanciato a danno del diritto di cronaca e dell’esercizio dell’azione penale.

Ammetterà che in questi anni c’è stato un certo abuso delle intercettazioni da parte di certe procure e che dunque c’era bisogno di una regolamentazione.

Quando si parla di abusi bisogna essere cauti e prudenti,  perché si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il problema è che lo strumento d’indagine, le intercettazioni, è diventato indispensabile non perché lo hanno deciso magistrati e poliziotti, ma perché è cambiata la criminalità, il modo di delinquere: non c’è più il criminale che si incontra al bar del Giambellino coi complici per programmare una rapina. Adesso ci sono organizzazioni criminali che hanno carattere internazionale che programmano reati di varia natura. Per contrastare questo fenomeno servono mezzi adeguati.  Lo strumento di indagine non può essere in alcun modo limitato.

Sì ma che ci sia un abuso è palese e il ddl della maggioranza vuole evitare che le persone vengano sottoposte alla gogna mediatica ed escano dall’inchiesta e dai processi “puliti” ma a pezzi.

Ciò non si combatte certo vietando le intercettazioni. Il problema è dare una regola certa per lo strumento di indagine, fissare principi e paletti di responsabilità per eliminare dai risultati delle intercettazioni tutte le cose che non c’entrano nulla con l’indagine, che attengono fatti privati e persone non coinvolte dalle indagini. Bisogna che al pm e al gip sia imposto lo stralcio.

Sì ma come la mette con le intercettazioni delle telefonate personali di Del turco lette in aula dal procuratore Trifuoggi. Secondo lei erano dirimenti ai fini processuali secondo lei?

Ritengo che in sede di udienza preliminare, quindi un’udienza non pubblica, magistrati abbiano fatto una discussione, legittima, sulle risultanze dell’indagine. Quelle intercettazioni citate dalla procura, che la procura e il gip hanno ritenuto rilevanti per quella inchiesta hanno un’impostazione corretta. Non è che il contenuto delle intercettazioni lo rende di per sé il fatto che siano conversazioni private. Non faccio il caso specifico, a me non interessa ma dico che se un giudice, cioè un soggetto terzo, ritiene che quelle intercettazioni sono rilevanti per il processo,  in quel momento l’intercettazione entra nel processo. Tuttavia questa attività va fatta prima che cada il segreto sull’ intercettazione. Se questa attività fosse stata fatta obbligatoriamente, molte cose non sarebbero venute fuori perché stralciate prima.

Ritiene corretto l’uso delle cosiddette intercettazioni a strascico e la loro pubblicazione?

Nel nostro disegno di legge, a pm e gip sono imposti degli obblighi di motivazione molti rigidi nella richiesta e nella concessione, in modo da legare il presupposto dell’intercettazione  all’effettiva esigenza investigativa. E questo vale anche per le proroghe dopo la scadenza del termine. Lo strumento di indagine si regola con paletti precisi ma lasciati a interpretazione del giudice.

Dica la verità, sulla pubblicazione delle intercettazioni la pensate come il centrodestra, almeno stando al vostro programma elettorale.

Non direi.  Nel nostro ddl il principio è questo : una volta che c’è lo stralcio, le parti hanno convenuto su ciò che è rilevante e cosa no, deve scattare il principio che tutto ciò che è segreto deve restare segreto e finisce nell’archivio riservato, non può essere pubblicato e va distrutto. Nel momento in cui è considerato rilevante e cade il segreto di indagine, la notizia può essere pubblicata senza vincoli. Il ddl della maggioranza, invece, mette tutta una serie di vincoli anche se cade il segreto di indagine. Gli abusi sulla pubblicazione delle intercettazioni non si curano con meno libertà di stampa, ma con più libertà di stampa e più responsabilità da parte di polizia, magistrati e giornalisti.

Nobile concetto quella della responsabilità, puntualmente disatteso nella pratica quotidiana.

Sì, ma è un concetto disciplinare. Se io magistrato ho questi vincoli e non li rispetto avrò una responsabilità disciplinare. Ciò vale anche per il procuratore e il giornalista.

La pubblicazione per riassunto. Non pensa che sia stata inserita nel ddl della maggioranza  proprio per tutelare l’attività investigativa pur non penalizzando il diritto dei cittadini ad essere informati?

Lo considero un punto pericoloso della legge perché lascia un margine di discrezionalità enorme a chi come il giornalista, nel caso specifico, deve fare il riassunto. E chi decide la legittimità di un riassunto? C’è poi un duplice rischio: da un lato che il riassunto sia fatto da chi magari evidenzia certe parti invece che altre; dall’altro quello di non tutelare adeguatamente la dignità del lavoro del magistrato e neppure il diritto dell’opinione pubblica – primo controllore dell’attività del magistrato – a essere informata. Per esercitare questo controllo sulla giurisdizione è fondamentale anzitutto l’integrità della notizia.

Quindi meglio le “veline” delle procure o le lenzuolate dove c’è dentro di tutto, anche ciò che non serve alle indagini? E poi scusi, ma lei che è tanto attento al lavoro dei media, non ritiene che così come è oggi il giornalista finisca per fare il passacarte delle procure? 

Il giornalista non ha nessuna colpa perché pubblica quello che gli danno. Ma se io ho stabilito delle regole processuali a valle del procedimento, della pubblicazione arriva solo la parte rilevante per il processo e questa è già la massima garanzia che devo ottenere.

 Nel centrosinistra si parla tanto di difesa della Costituzione, poi però ci si dimentica dell’articolo 15 sulla riservatezza delle comunicazioni. Non è un caso che i costituenti abbiano inserito questo principio all’articolo 15, cioè prima del diritto all’informazione (articolo 21) e dell’obbligatorietà dell’azione penale (articolo 24).

I principi in campo costituzionale sono tre, tutti di pari dignità: il diritto alla riservatezza, il diritto di espressione e di cronaca e l’obbligatorietà dell’azione penale: 15, 21 e 24. Una buona legge deve tenere in equilibrio questi principi, certo è un’impresa difficile ma è possibile farlo. Tanto è vero che nella scorsa legislatura  alla Camera fu approvato un ddl quali all’unanimità (la legge Mastella, ndr). Si potrebbe ripartire da quel disegno di legge e trovare una forte condivisione, ma mi pare che la maggioranza si sia cacciata in un vicolo cieco e sia divisa al suo interno.

Sì ma se l’articolo 15 viene prima degli altri vorrà dire pure qualcosa?

E’ errato dire che la scala dei valori costituzionale è data dai numeri degli articoli. Esistono tre principi, tutti fondamentali e di pari dignità.

Il Pd sarà in piazza il 4 luglio col “popolo viola”? E lei ci andrà?

Penso che il Pd, cioè il maggiore partito di opposizione, le manifestazioni le organizza da solo e non ha bisogno di inviti. Detto questo, ci saranno sicuramente militanti e dirigenti del Pd che vi andranno, ma questo lo valuteremo al momento opportuno.