Il Discorso di Benedetto XVI ai membri del Corpo diplomatico presso la Santa Sede

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Il Discorso di Benedetto XVI ai membri del Corpo diplomatico presso la Santa Sede

09 Gennaio 2008

DISCORSO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE
PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO


Eccellenze,
Signore e Signori!

1. Saluto cordialmente il vostro decano, l’Ambasciatore Giovanni
Galassi, e lo ringrazio per le amabili parole che mi ha rivolto a nome del Corpo
diplomatico accreditato. A ciascuno di voi va un saluto deferente, in
particolare a coloro che partecipano per la prima volta a questo incontro.
Attraverso di voi, esprimo i miei fervidi voti ai popoli e ai governi da voi
rappresentati con dignità e competenza. Un lutto ha colpito la vostra comunità
alcune settimane fa: l’Ambasciatore di Francia, il Signor Bernard Kessedjian, ha
terminato il suo pellegrinaggio terreno; che il Signore lo accolga nella sua
pace! Parimenti oggi un pensiero speciale va alle nazioni che ancora non
intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede: anch’esse hanno un posto
nel cuore del Papa. La Chiesa è profondamente convinta che l’umanità costituisca
una famiglia, come ho voluto sottolineare nel
Messaggio per la celebrazione
della Giornata mondiale della Pace
di quest’anno.

2. In uno spirito di famiglia, sono state allacciate le relazioni
diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti e che si sono compiute visite a Paesi
che mi sono molto cari. L’accoglienza calorosa dei Brasiliani vibra ancora nel
mio cuore! In questo Paese,
ho avuto la gioia di incontrare i rappresentanti
della grande famiglia della Chiesa nell’America Latina e dei Caraibi, riuniti ad
Aparecida per la Quinta Conferenza generale del CELAM
. Nell’ambito economico e
sociale, ho potuto raccogliere dei segni eloquenti di speranza per quel
Continente, ma al tempo stesso motivi di preoccupazione. Come non augurarsi
un’accresciuta cooperazione fra i popoli dell’America Latina e, in ciascuno dei
Paesi che la compongono, l’abbandono delle tensioni interne, affinché possano
convergere sui grandi valori ispirati dal Vangelo?
Desidero ricordare Cuba, che
si appresta a celebrare il decimo anniversario della visita del mio venerato
Predecessore
. Il Papa Giovanni Paolo II fu ricevuto con affetto dalle Autorità e
dalla popolazione ed egli incoraggiò tutti i Cubani a collaborare per un
avvenire migliore. Mi sia permesso di riprendere questo messaggio di speranza,
che nulla ha perduto della sua attualità.

3. Il mio pensiero e la mia preghiera si sono rivolti soprattutto verso
le popolazioni colpite da spaventose catastrofi naturali. Penso agli uragani e
alle inondazioni che hanno devastato certe regioni del Messico e dell’America
Centrale, come pure dei Paesi dell’Africa e dell’Asia, in particolare il
Bangladesh, e una parte dell’Oceania; occorre ricordare inoltre i grandi
incendi.
Il Cardinale Segretario di Stato, che si è recato in Perù alla fine
agosto
, mi ha dato una testimonianza diretta delle distruzioni e delle
desolazioni provocate dal terribile terremoto, ma anche del coraggio e della
fede delle popolazioni colpite. Di fronte ad avvenimenti tragici di questo
genere, occorre un impegno comune e forte. Come ho scritto nell’Enciclica sulla
speranza, “la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con
la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società”
(Spe salvi, n. 38).

4. La preoccupazione della comunità internazionale continua ad essere
viva per il Medio Oriente. Sono lieto che la Conferenza di Annapolis abbia
manifestato segni sulla via dell’abbandono del ricorso a soluzioni parziali o
unilaterali a favore di un approccio globale, rispettoso dei diritti e degli
interessi dei popoli della regione. Faccio appello, ancora una volta, ad
Israeliani e Palestinesi, affinché concentrino le proprie energie per
l’applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo
felicemente rimesso in moto. Invito inoltre la comunità internazionale a
sostenere questi due popoli con convinzione e comprensione per le sofferenze e i
timori di entrambi. Come non essere vicini al Libano, nelle prove e violenze che
continuano a scuotere questo caro Paese? Formulo voti che i Libanesi possano
decidere liberamente del loro futuro e chiedo al Signore di illuminarli, a
cominciare dai responsabili della vita pubblica affinché, mettendo da parte gli
interessi particolari, siano pronti ad impegnarsi sul cammino del dialogo e
della riconciliazione. Solo in questa maniera il Paese potrà progredire nella
stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità. Anche
in Iraq la riconciliazione è una urgenza! Attualmente gli attentati
terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la
comunità cristiana, e le notizie giunte ieri confermano la nostra
preoccupazione; è evidente che resta da tagliare il nodo di alcune questioni
politiche. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà
salvaguardare i diritti delle minoranze. Sono necessari importanti aiuti
umanitari per le popolazioni toccate dalla guerra; penso particolarmente agli
sfollati all’interno del Paese e ai rifugiati all’estero, fra i quali si trovano
numerosi cristiani. Invito la comunità internazionale a mostrarsi generosa verso
di loro e verso i Paesi dove trovano rifugio, le capacità di accoglienza dei
quali sono messi a dura prova. Desidero anche esprimere il mio incoraggiamento
affinché si continui a perseguire senza sosta la via della diplomazia per
risolvere la questione del programma nucleare iraniano, negoziando in buona
fede, adottando misure destinate ad aumentare la trasparenza e la confidenza
reciproca, e tenendo sempre conto degli autentici bisogni dei popoli e del bene
comune della famiglia umana.

5. Allargando il nostro sguardo all’intero continente asiatico, vorrei
attirare la vostra attenzione su qualche altra situazione di crisi. Sul
Pakistan, in primo luogo, che è stato duramente colpito dalla violenza negli
ultimi mesi. Mi auguro che tutte le forze politiche e sociali si impegnino nella
costruzione di una società pacifica, che rispetti i diritti di tutti. In
Afghanistan alla violenza si aggiungono altri gravi problemi sociali, come la
produzione di droga; è necessario offrire ancor più sostegni agli sforzi di
sviluppo e si dovrebbe operare ancor più intensamente per edificare un avvenire
sereno. Nello Sri Lanka non è più possibile rinviare a un dopo degli sforzi
decisivi per dar rimedio alle immense sofferenze causate dal conflitto in corso.
E io chiedo al Signore che in Myanmar, con il sostegno della comunità
internazionale, si apra una stagione di dialogo fra il governo e l’opposizione,
che assicuri un vero rispetto di tutti i diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali.

6. Rivolgendomi ora all’Africa, vorrei in primo luogo manifestare
nuovamente la mia profonda sofferenza nel constatare come la speranza appaia
quasi vinta dal sinistro corteo di fame e di morte che continua nel Darfur.
Auspico di vero cuore che l’operazione congiunta delle Nazioni Unite e
dell’Unione Africana, la cui missione è appena iniziata, porti aiuto e conforto
alle popolazioni provate. Il processo di pace nella Repubblica Democratica del
Congo si scontra con forti resistenze presso i Grandi Laghi, soprattutto nelle
regioni orientali, e la Somalia, in particolare a Mogadiscio, continua ad essere
afflitta da violenze e dalla povertà. Faccio appello alle parti in conflitto
perché cessino le operazioni militari, che sia facilitato il passaggio degli
aiuti umanitari e che i civili siano rispettati. Il Kenya in questi ultimi
giorni ha conosciuto una brusca esplosione di violenza. Associandomi all’appello
lanciato dai Vescovi il 2 gennaio, invito tutti gli abitanti, e in particolare i
responsabili politici, a ricercare mediante il dialogo una soluzione pacifica,
fondata sulla giustizia e sulla fraternità. La Chiesa cattolica non è
indifferente ai gemiti di dolore che si innalzano da queste regioni. Ella fa
proprie le richieste di aiuto dei rifugiati e degli sfollati, e si impegna per
favorire la riconciliazione, la giustizia e la pace. Quest’anno l’Etiopia
festeggia l’entrata nel terzo millennio cristiano e sono sicuro che le
celebrazioni organizzate per questo evento contribuiranno anche a ricordare
l’opera immensa, sociale ed apostolica, adempiuta dai cristiani in Africa.

7. Terminando con l’Europa, mi compiaccio per i progressi compiuti nei
diversi Paesi della regione dei Balcani ed esprimo ancora una volta l’augurio
che lo statuto definitivo del Kosovo prenda in considerazione le legittime
rivendicazioni delle parti in causa e garantisca sicurezza e rispetto dei loro
diritti a quanti abitano questa terra, perché si allontani definitivamente lo
spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea. Vorrei
citare ugualmente Cipro, nel ricordo gioioso della
visita di Sua Beatitudine
l’Arcivescovo Crisostomo II
, nello scorso mese di giugno. Esprimo l’augurio che,
nel contesto dell’Unione Europea, non si risparmi alcuno sforzo per trovare
soluzione ad una crisi che dura da troppo tempo. Lo scorso mese di settembre ho
compiuto una visita in Austria, che ha voluto sottolineare anche il contributo
essenziale che la Chiesa cattolica può e vuole dare all’unificazione
dell’Europa. E a proposito di Europa, vorrei assicurarvi che seguo con
attenzione il periodo che si apre con la firma del “Trattato di Lisbona”. Tale
tappa rilancia il processo di costruzione della “casa Europa”, che “sarà per
tutti gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento
culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle
nostre tradizioni” (Incontro con le Autorità e il Corpo Diplomatico, Vienna,
7 settembre 2007
) e se essa non rinnegherà le proprie radici cristiane.

8. Da questo rapido giro d’orizzonte appare chiaramente che la sicurezza
e la stabilità del mondo permangono fragili. I fattori di preoccupazione sono
diversi, testimoniano tutti che la libertà umana non è assoluta, bensì che si
tratta di un bene condiviso e la cui responsabilità incombe su tutti. Di
conseguenza, l’ordine e il diritto ne sono elementi di garanzia. Ma il diritto
può essere una forza di pace efficace solo se i suoi fondamenti sono solidamente
ancorati nel diritto naturale, dato dal Creatore. È anche per tale ragione che
non si può mai escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia. Il nome di
Dio è un nome di giustizia; esso rappresenta un appello pressante alla pace.

9. Questa presa di coscienza potrebbe aiutare, fra l’altro, a orientare
le iniziative di dialogo interculturale e interreligioso. Tali iniziative sono
sempre più numerose e possono stimolare la collaborazione su temi di interesse
reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la
costruzione della pace e lo sviluppo. A tale proposito, la Santa Sede ha voluto
dare un rilievo particolare alla propria partecipazione al dialogo ad alto
livello sulla comprensione fra le religioni e le culture e la cooperazione per
la pace, nel quadro della 62ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (4-5
ottobre 2007). Per esser vero, questo dialogo deve essere chiaro%2C evitando
relativismi e sincretismi, ma animato da un sincero rispetto per gli altri e da
uno spirito di riconciliazione e di fraternità. La Chiesa cattolica vi è
profondamente impegnata e mi piace evocare nuovamente la lettera indirizzatami,
lo scorso 13 ottobre, da 138 personalità musulmane e rinnovare la mia
gratitudine per i nobili sentimenti che vi sono espressi.

10. Giustamente la nostra società ha incastonato la grandezza e la dignità
della persona umana in diverse dichiarazioni dei diritti, formulate a partire
dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata giusto
sessant’anni fa. Questo atto solenne è stato, secondo l’espressione di Papa
Paolo VI, uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite. In tutti i
continenti la Chiesa cattolica si impegna affinché i diritti dell’uomo siano non
solamente proclamati, ma applicati. Bisogna augurarsi che gli organismi, creati
per la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo, consacrino tutte le proprie
energie a tale scopo e, in particolare, che il Consiglio dei Diritti dell’Uomo
sappia rispondere alle attese suscitate per la sua creazione.

11. La Santa Sede, per parte sua, non si stancherà di riaffermare tali
principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla
persona umana. È un servizio che la Chiesa desidera rendere alla vera dignità
dell’uomo, creato ad immagine di Dio. E partendo precisamente da queste
considerazioni non posso non deplorare ancora una volta gli attacchi continui
perpetrati in tutti i Continenti contro la vita umana. Vorrei richiamare,
insieme con tanti ricercatori e scienziati, che le nuove frontiere della
bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono
piuttosto un uso morale della scienza. D’altra parte, ricordando l’appello del
Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo dell’Anno 2000, mi
rallegro che lo scorso 18 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria
sull’applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa
stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana. Mi rammarico
ancora una volta per i preoccupanti attacchi all’integrità della famiglia,
fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. I responsabili della politica di
qualsiasi parte essi siano dovrebbero difendere questa istituzione, cellula base
della società. Che dire di più! Anche la libertà religiosa, esigenza
inalienabile della dignità di ogni uomo e pietra angolare nell’edificio dei
diritti umani” (Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della
Pace 1988
, preambolo), è spesso compromessa. Effettivamente, vi sono molti
luoghi nei quali essa non può esercitarsi pienamente. La Santa Sede la difende e
ne domanda il rispetto per tutti. Essa è preoccupata per le discriminazioni
contro i cristiani e contro i seguaci di altre religioni.

12. La pace non può essere una semplice parola o un’aspirazione illusoria.
La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime
attese di tutti, come l’accesso al cibo, all’acqua e all’energia, alla medicina
e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici. Solo così
si può costruire l’avvenire dell’umanit%C3