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Basta "faenas" dal 2012

Il divieto della Catalogna alla corrida è solo l’ultimo schiaffo alla Spagna

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Gli animalisti possono smettere di esultare perché la recente proibizione delle corride nella Catalogna ha ben poco a che fare con la lotta per i diritti degli animali. Dietro il sostegno all’iniziativa di legge popolare firmata da 180mila catalani (su una popolazione di circa 7,5 milioni di persone) si cela in realtà la netta e trasparente volontà politica di cancellare tutto ciò che rappresenti l’identità spagnola all’interno della comunità catalana. L’obiettivo ultimo non è altro che la separazione da Madrid. L’abolizione, infatti, è solo l’ultimo (e più evidente) gesto simbolico della lenta e progressiva battaglia di Barcellona per l’indipendenza.

Il dibattito in Spagna sulla crudeltà della corrida è da sempre al centro delle polemiche e col tempo anche i suoi seguaci hanno incominciato a scarseggiare, soprattutto in Catalunya. Nonostante nel ‘900 questa regione fosse la culla e punto di riferimento mondiale dello spettacolo taurino, è ormai da molto che i catalani non mettono più la corrida nella lista dei loro hobbie preferiti. Basti pensare che su 1.848 feste di tori celebrate in tutta la Spagna nel 2009, appena 20 sono state organizzate in territorio catalano. Non a caso, in tutta la regione è rimasta solo una plaza de toros, la “Monumental de Barcelona”, che neppure negli appuntamenti più importanti riesce a riempire la metà dell’emiciclo (di norma occupato dai turisti).

E’ infatti da 30 anni che il nazionalismo catalano sta portando avanti il suo progetto di pulizia culturale mirato a creare un distacco da ogni emblema spagnolo. La prima vittima fu il Toro di Osborne, che nel giro di pochi mesi sparì dalle autostrade catalane “per questioni di sicurezza stradale” (la stessa ragione per cui alcuni esponenti politici hanno preteso che i tassisti togliessero le bandiere della Spagna dalle loro auto dopo la recente vittoria nei mondiali di calcio in Sudafrica). Poi è toccato alla lingua castigliana – che nonostante sia la lingua parlata dalla metà della popolazione che vive nella Catalogna è già sparita dall’ambito educativo e dal settore pubblico – e anche alle bandiere spagnole ritirate dai balconi di alcune amministrazioni pubbliche catalane. Quindi, è stata la volta della tornata di referendum simbolici indipendentisti in 44 comuni (senza valore ufficiale ma che hanno registrato oltre il 90 per cento di “sì”). Adesso è turno delle corridas, massimo simbolo della “passione iberica”.

Nel 1991 le Canarie furono le prime a proibire la particolare festa dei tori ma allora non ci fu così tanto scalpore mediatico sostanzialmente perché dietro la decisione non c’era un preciso piano politico. In Catalogna, invece, già nel 1998 era stata approvata una “legge per la protezione animale” che, di fatto, ha limitato la promozione e la celebrazione delle feste taurine, provocando la riduzione del numero di corride sul suo territorio. Molti si domandano perché, se la proibizione di questo spettacolo (che entrerà in vigore dal primo gennaio del 2012) ha l’unico scopo di mettere fine ai maltrattamenti degli animali, altre tradizioni vengano invece salvaguardate, come per esempio i correbous  e i correllaç (le corse per le strade di un paesino seguite dai tori imbizzarriti) o, tanto per restare in tema animalista, la caccia o la pesca sportiva.

Fa riflettere infatti il tempismo di questa “decisione storica”, come è stata definita dai mass media di mezzo mondo. L’approvazione della legge avviene all’indomani di due sentenze i cui verdetti hanno un grande valore storico a livello nazionale e internazionale. Dopo 4 anni, la Corte Costituzionale spagnola si è finalmente pronunciata sul ricorso di costituzionalità dello Statuto della Catalogna che era stato presentato dal Partito Popolare. Tra le altre cose, il Tribunale ha giudicato incostituzionali i passaggi dello Statuto che definivano la Catalogna una “nazione” e stabilivano il catalano “la lingua veicolare e preferenziale” rispetto a quella spagnola. Il governo Zapatero – che non ha la maggioranza assoluta in Parlamento e ha fortemente bisogno dei voti dei nazionalisti per restare al potere – è subito intervenuto per garantire che “la Catalogna avrà l’autogoverno che vuole” e che farà di tutto per riuscire ad aggirare la decisione dell’Alto Tribunale.

A questo si aggiunge il fatto che lo scorso 22 luglio la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha dichiarato legittima la secessione del Kosovo. Il Tribunale ha definito “un atto non contrario al diritto internazionale” la proclamazione dell’indipendenza. Avvenuta nel febbraio del 2008, la scelta secessionista è stata accettata da 42 Stati appartenenti alle Nazioni Unite e dall’Ue, ad eccezione della Grecia, Romania, Slovacchia, Cipro e, ovviamente, la Spagna. Il pronunciamento era infatti destinato ad avere profonde implicazioni per i movimenti separatisti diffusi nel mondo. Non a caso lo stesso giorno il presidente di Erc, il terzo partito nel Parlamento catalano, reclamava l’indipendenza “non solo economica ma anche politica, culturale e sociale” sottolineando che “d’ora in poi abbiamo anche l’avvallo giuridico internazionale”.

Ciò che a questo punto si domandano gli analisti spagnoli è quale sarà il prossimo passo della Catalogna. Intanto, però, il maggior danno è già stato fatto: la decisione di abolire le corride è l’ennesima aggressione contro la libertà individuale dei cittadini e un attentato contro la diversità culturale e la pluralità di opinioni che caratterizzano la popolazione che vive nella regione autonoma. Sulla questione pesa  infatti l’ombra del pericolo che, col passar del tempo, vengano emarginati coloro che non condividono il nuovo “stampo identitario omogeneo” imposto dagli indipendentisti per creare una nuova identità catalana ben lontana da quella spagnola. Un timore che, almeno fino ad oggi, sembra fondato.

 

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4 COMMENTS

  1. Uno schiaffo alla Spagna…?
    L’autrice di questo articolo deve essere una dei tanti che si sono detti a favore della liberalizzazione selvaggia della caccia in Italia… Per come la vedo io, l’abolizione della corrida coincide col superamento di una pratica crudele, primitiva e barbarica in quanto totalmente irrispettosa dei diritti degli animali: trattasi di una manifestazione di atrocità nella quale lo scopo del torero e dei suoi compari è infliggere al toro la morte più dolorosa e ignobile possibile senza alcuna motivazione tra le grida di incitamento di un pubblico incivile e retrogrado, pertanto la sua abolizione rappresenta un notevole passo in avanti a livello culturale, quindi non penso che ciò debba necessariamente avere a che vedere con un qualsivoglia intento politico. Inoltre, se proprio vogliamo parlare di politica, trovo abbastanza singolare che pur essendo la stragrande maggioranza degli autori (se non la totalità) che scrivono su questo sito simpatizzanti per l’attuale governo italiano, e quindi (almeno nominalmente) anche d’accordo con molte delle posizioni della Lega Nord (notoriamente partito dalle idee fondamentalmente secessioniste, che ha esultato alla notizia dell’avvenuta dichiarazione unilaterale, nonché illegittima dell’indipendenza del Kosovo), si venga ora a criticare aspramente il separatismo catalano. Ancora una volta pertanto inviterei i simpatizzanti del centro-destra a mostrare un minimo di chiarezza di intenzioni, e ad avere il coraggio di dire le cose come stanno in realtà. Saluti.

  2. Comunque
    in ogni caso ci saranno meno tori massacrati da idioti vestiti come mago Zurlì, e questo mi sembra abbastanza per gioire.

  3. Non c’è libertà senza dignità
    La libertà individuale comprende, quindi, la libertà di tortura?
    Anche agli snuff movie dove si massacrano gatti e criceti per la soddisfare la libido di chi avverte questo “particolarissimo” impulso vanno difesi in nome della libertà?
    L’animale non umano, quindi, non dovrebbe godere di nessuna tutela data la vastita e la varietà di modi in cui l’uomo ne violenta (o vorrebbe violentarne) l’identità biologica o ne spegne (o vorrebbe spegnerne) la vita.
    Difendere la libertà di ferire, annientare, seviziare, umiliare e infine uccidere spacciandola come tutela del diritto individuale è, oltre ad un sillogismo furbetto ma rugginoso e forzato, l’ultimo osceno baluardo di una concezione volgare e vigliacca, che sciorina belle parole e nasconde l’unica che davvero avrebbe senso pronunciare: libido. Libido malata.
    C’è il piacere, il piacere vile, cattivo, identico a quello di chi torturava gli schiavi, dietro le fanfarine, i costumini luccicanti e quel pubblico avido di sangue che dagli spalti esulta quando una lama affilata squarcia, pelle, muscoli e nervi di un mammifero sensibile e senziente, provocandogli un dolore atroce. C’è il piacere del serial killer nel rendere oggetto la propria vittima, felice nella propria patologica assenza di empatia.
    Sono una libera cittadina occidentale e come tale io scelgo di avere dignità, una dignità sufficiente a non pretendere privilegi che non merito, privilegi ingiusti. Non voglio il diritto di assecondare la mia follia se dovessi restarne vittima. Il carnefice, oltre ad essere un criminale (anche se ha la legge dalla sua), è un uomo che non conosce la libertà, è lo scherzo di natura stipendiato dal potere, è lo schiavo delle propria menomazione emotiva. I toreri sono ciò che resta di bambini plagiati, mandati in tenerissima età ad imparare la disaffezione e l’indifferenza. Il loro allenamento consiste nell’uccidere vitellini o mucche. Se piangono, se mostrano orrore di fronte ad una giovenca squartata dal cui ventre fuoriesce un feto (esempio tratto da un fatto reale), vengono ripresi e poi sedotti tramite l’approvazione di cui tutti abbiamo fame, convinti che è giusto, normale quello che fanno, che quello che fanno deve essere fatto. Che è così che va. Entrano all’interno di una setta violenta che li chiama ad uccidere o a essere uccisi perchè una plebaglia dall’emotività asfittica e frustrata possa provare il fantasma di un brivido vitale. Consiglio di cercare in rete le memorie di un torero pentito, così tanto per avere un punto di vista di prima mano.
    Certo sono tante le ingiustizie subite dagli animali al mondo, come sono tante le sofferenze dell’uomo stesso ma il tentativo di DELEGITTIMARE ogni piccolo progresso, ogni piccola buona azione, ogni piccolo risultato che fa risparmiare qualche vita non è prova di lucidità ma una manovra unicamente funzionale a chi dall’ingiustizia trae un vantaggio, di qualunque natura esso sia.

  4. Due informazioni per “Cucombra”
    1. La dichiarazione d’indipendenza del Kosovo non è “illegittima” a norma del Diritto Internazionale: lo ha sentenziato la Corte Internazionale ONU dell’Aia – massima espressione giuridica del Diritto Internazionale – e, a meno che tu, nella tua infinita modestia, non ti ritenga superiore alla suddetta Corte, forse dovresti usare maggior cautela nell’uso di parole di cui probabilmente non comprendi appieno il significato.
    2. La Lega Nord, benché – come giustamente osservi tu – “notoriamente partito dalle idee fondamentalmente secessioniste” non ha affatto “esultato alla notizia dell’avvenuta dichiarazione…. dell’indipendenza del Kosovo”. Anzi, tutto il contrario, ha schiumato di rabbia, perché secondo i legaioli doppiopesisti un conto è se l’indipendenza la rivendicano padani e cristiani e un altro è se la rivendicano “razze inferiori” come gli albanesi, per di più in maggioranza musulmani.

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