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Dopo il voto alla Camera

Il Dpef continua la sua corsa ma al Sud servono riforme infrastrutturali

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Il rilancio del Mezzogiorno come motore della ripresa economica. Questo è uno dei temi dell’ultimo Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Il suo testo è stato approvato dalla Camera, seppur con una maggioranza molto bassa. Con 254 voti a favore e 233 contro, il Dpef continua la sua corsa, anche se appare ben differente da quello presentato inizialmente al Parlamento. Dopo il balletto sulle cifre della crisi che ha visto contrapposti il governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non finisce nemmeno la querelle sulla ripresa delle attività economiche.

Un occhio di riguardo è stato dato ai problemi di Mezzogiorno, specie dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto Svimez, che un paio di settimane fa ha registrato che in Italia, oggi come ieri, esistono due realtà economiche differenti, che viaggiano quasi in modo opposto. L’incidenza della crisi sul deterioramento del Prodotto interno lordo (Pil) è stata pesante: nel 2009 la crescita sarà negativa, meno 5,2 per cento. Ma preoccupa anche il rapporto deficit/Pil, al 5,3 per cento nonostante i parametri di Maastricht limitino la spesa degli Stati membri al 3 per cento. Cifre, queste, che sono ancora peggiori nel Mezzogiorno. A tal proposito il governo sta pensando di mettere sul piatto 4 miliardi di euro, da presentare nel Consiglio dei Ministri di domani. Secondo le indiscrezioni, i fondi arriveranno dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

La decisione del sostegno straordinario al Sud è giunta dopo un vertice a Palazzo Grazioli con la presenza di vari ministri: Giulio Tremonti (Economia); Altero Matteoli (Infrastrutture), Claudio Scajola (Sviluppo Economico), Raffaele Fitto (Affari Regionali), Angelino Alfano (Giustizia). L’obiettivo era quello di verificare la reale consistenza dell’idea del premier Silvio Berlusconi ad utilizzare i Fondi per le aree sotto-utilizzate (Fas), ipotesi considerata reale dopo le tre ore del vertice. Sulle decisioni della maggioranza pesa indubbiamente l’influenza del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, che pochi giorni fa ha tuonato: «Non risolvere la vicenda nel prossimo Cipe sarebbe molto grave». Ma l’anticipazione dello stanziamento dei 4 miliardi di euro non basta a calmare l’opposizione che, tramite il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Anna Finocchiario, commenta: «Quello che il governo sta facendo è un pasticcio indecente e inaccettabile».

Inoltre, la pesantezza dei dati Svimez ha reso praticamente inevitabile il varo di un piano di sostegno per il Sud Italia. Nel 2008 infatti il calo del Pil nel Meridione è stato del 1,1 per cento, mentre nel Nord il valore è stato ben migliore. Lo stesso rapporto spiega che «da 7 anni consecutivi cresce meno del Centro-nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi». E questo si riflette anche nel reddito procapite, che nel Mezzogiorno è pari 16.746,30 euro a fronte dei 30.680,60 euro delle regioni del Centro-Nord, ma anche nei numeri della migrazione dei cittadini. Sono infatti 700 mila i soggetti che nell’arco degli ultimi dieci anni hanno lasciato il Sud per trasferirsi al Nord. Un fenomeno questo che è ha trovato l’indignazione trasversale del mondo politico. Fra i più duri, il senatore del PD Giuseppe Lumia, invocante «un nuovo Piano Marshall per il Mezzogiorno». E infatti, anche il governo pare aver compreso il pericolo di un ulteriore rallentamento delle attività economiche del Meridione.

Ma questo sarà l’ultimo Dpef della storia in quanto sostituito dal più veloce, almeno nelle intenzioni del Ministero, Documento di finanza pubblica (Dfp), che sarà presentato in luglio agli enti locali e varato entro il 20 settembre. Il sentore è che alimentare il Mezzogiorno senza supportare il rinnovamento infrastrutturale non sia necessario a contribuire al suo sviluppo. Ipotesi confermata anche dallo stesso rapporto Svimez, che specifica come il reale problema sia strutturale. Ma intanto, il ministro Tremonti, commentando la recessione, spiega che «la crisi ha evidenziato che quella crescita non era il prodotto strutturale, sostanziale, non era l'effetto delle riforme, ma quella crescita era prodotta dal debito». Tuttavia, a livello italiano, il Dpef ha sancito che uno dei più grandi problemi del nostro paese è proprio l’impennata del debito pubblico.
 

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