Il falò del Corano unisce la politica americana

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Il falò del Corano unisce la politica americana

09 Settembre 2010

Alla fine il Presidente Obama non ha telefonato a Terry Jones, il pastore evangelico che ha deciso di sospendere il rogo di centinaia di copie del Corano nell’anniversario dell’11 Settembre. In America (e altrove) ci si chiede fin dove può spingersi la libertà di parola. Abbiamo o meno il diritto di offendere altre religioni e se questo diritto ci viene tolto che fine farà il Primo Emendamento? Ma paradossalmente la crisi innescata dal Pastore evangelico ha ottenuto un risultato positivo…

Giorni fa Terry Jones, un chierico che gira con la pistola e può contare su una cinquantina di fedeli osannanti, ha lanciato il suo appello su YouTube: bruciare il Corano è cosa buona e giusta perché l’Islam è “la religione del diavolo”. La reazione della Casa Bianca è stata immediata: Obama ha chiesto di non offrire dei pretesti ad Al Qaeda per scatenare una nuova ondata di attacchi. Il segretario di stato Hillary Clinton ha detto che bruciare il Corano sarebbe un gesto “disgraziato e irrispettoso”, mentre l’attorney general Holder l’ha definita una decisione “idiota e pericolosa”. E fin qui tutto normale, gli uomini del Presidente hanno fatto quadrato intorno al grande capo.

A colpire sono altre dichiarazioni. Quella del generalissimo David Petraeus, per esempio, che in molti sognano di vedere come lo sfidante di Obama alle prossime elezioni: “Sarebbe peggio di Abu Ghraib” ha spiegato Petraeus convinto che il rogo del Corano avrebbe lo stesso effetto di quello ottenuto dalla pubblicazione delle foto che mostrarono gli abusi e le torture avvenute nel carcere militare. Addirittura Sarah Palin, la lady d’acciaio che non ha certo fama di essere conciliante con il mondo islamico, ha reagito negativamente all’idea di Jones: “Dare fuoco ai libri va contro l’etica degli Usa”, ha detto, definendola una “provocazione inutile, come quella di costruire una moschea a Ground Zero”.

Non sappiamo come finirà questa vicenda. Obama per adesso non ha chiamato Jones, ci ha pensato il segretario alla difesa Gates ed è bastato questo per far fare marcia indietro al pastore che ha sospeso il rogo e adesso chiede di poter incontrare l’imam della moschea di Ground Zero. Insomma, non sembra che vivremo una nuova edizione di “Fahrenheit 451”, con la prevedibile e violenta reazione dei musulmani in mezzo mondo. Ma a 24 ore dall’infausta giornata che ha cambiato per sempre l’Occidente (domani si commemorano le migliaia di vittime dell’11 Settembre) c’è anche posto per una buona notizia. Dopo aver litigato praticamente su tutto, dalla riforma sanitaria al ritiro dei soldati americani dall’Iraq, ci voleva il Pastore Jones per far parlare, con una voce sola, il mondo democratico e quello dei conservatori americani.