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Il falso mito di Bayrou

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Bayrou annunciava mercoledì la creazione di un “partito democratico” francese e gioca sull’imbarazzo dei socialisti per rimanere in primo piano in una sfida della quale non fa più parte. Ma esiste nel “panorama politico francese” uno spazio, nel lungo periodo, per i tentativi di Bayrou? Ce lo spiega Gilles Le Béguec, professore di storia politica all’Università di Paris X - Nanterre, specialista del gollismo e della destra in Francia.

Cosa ne pensa del “fenomeno” Bayrou?
Bayrou ha raccolto consensi fondamentalmente nella destra moderata. La geografia dei suoi voti riproduce quasi all’identico la mappa dei voti democristiani del ’56 (prima delle varie scissioni che portaronno allo scioglimento dell’MRP, partito democristiano creato nel ’44 e sciolto nel ’67). Delle 12 province in cui Bayrou ha una media superiore alla media nazionale, 9 sono feudi democristiani, e questo si verifica anche nelle altre circoscrizioni dove Bayrou ha fatto un risultato notevole. Sono delle province, ad esempio quelle della Bretagna, in cui la cultura cattolica è rimasta forte, in particolare il ramo sociale (non per forza praticante), opposto alle posizioni radicali, amante del compromesso. Tra l’altro, anche se è riuscito a mascherare in parte il suo profilo democristiano, Bayrou è l’erede del MRP. L’UDF aveva raccolto i democristiani, ma anche una componente antigollista liberale. Quando era ministro dell’Istruzione Pubblica, egli si batté per la revisione della legge Falloux, in favore dell’insegnamento privato (tradizionalmente di matrice cattolica in Francia).

Cosa pensa della creazione, annunciata da Bayrou, di un “partito democratico”, di centro?
Quando Rocard fece la sua proposta di un’alleanza sin dal primo turno tra PS e UDF, ha mandato su tutte le furie l’elettorato tradizionale del partito socialista e molti dei suoi membri, sia dal punto di vista strategico, sia da quello più ideologico. Sul piano dei militanti e dei quadri del partito socialista, ci sono quindi grandissime resistenze per la formazione di un partito di centro. In effetti, sarebbe molto difficile per il PS gestire per le legislative sia degli accordi con i centristi di Bayrou sia quelli, già firmati, con i verdi, i sostenitori di Chevènement e i radicali di sinistra e quelli, che non ci sono ancora ma che vedranno la luce con molta probabilità con il PC. Inoltre, il PS non ha nessun interesse ad avere alla sua destra una formazione centrista che gli ruberebbe il suo elettorato di centro-sinistra. Infine, Bayrou è un “fucile a un solo colpo”. Ha una grande capacità di incidere sul breve periodo, ma da solo non reggerà sul medio/lungo periodo. Penso che sia necessario sottolineare due cose del voto per Bayrou: innanzi tutto, è un fenomeno di reazione allergica, dopo 50 anni, alle regole e alle costrinzioni della V Repubblica, ossia a scelte imposte dal sistema. È un fenomeno di rigetto permanente, che si ritrova in genere nelle giovani generazioni. La seconda cosa è che Chirac, secondo me, ha fatto un errore palese con l’UMP (creato per “rassembler”, riunire l’insieme della destra). Ha creato una costrinzione supplementare in un sistema già molto chiuso. La fusione con la Démocratie Libérale di Giscard aveva un senso, ma fu un errore volere anche la fusione con i centristi. Lo conferma la geografia elettorale del voto di Bayrou. Ha raccolto la maggior parte dei suoi suffragi nelle zone tradizionalmente democristiane, e questo nonostante il notabilato UDF sia già passato all’UMP. È stata quindi un’“operazione bianca”, l’UMP ha integrato il notabile, ma non il suo elettorato. Si conferma quindi la permanenza e il risorgere di una cultura politica cattolica, probabilmente rivitalizzata rifiorita nelle generazioni uscite da movimenti dell’Azione cattolica.

Come interpreta i risultati a sinistra?
Il risultato del trotskysta Besancenot (4,08%) non è sorprendente. Dispone di una vera base ed è stato il più bravo dei candidati dell’estrema sinistra durante la campagna. Il crollo del partito comunista è imbarazzante, anche perchè ha ancora numerosi eletti locali. I risultati dell’estrema sinistra furono anormalmente alti nel 2002 e sono anormalmente bassi nel 2007. Come nelle elezioni precedenti, è probabile che circa un terzo dell’elettorato di Le Pen provenga dall’estrema sinistra, un po’ più di un terzo di quello di Bayrou provenga da sinistra. Sarkozy ha ricuperato inanzittutto voti di un elettorato vicino a Le Pen, ma anche suffragi abitualmente di sinistra nell’est (ad esempio nella Lorena) e nelle banlieue. Infine, Bayrou ha ricuperato un voto di protesta che andava di solito alle estreme.

Si puo definire Nicolas Sarkozy un gollista?
Sarkozy si è convinto di “tingere di gollismo” il suo discorso, affrontando temi vicini alle preoccupazioni delle catergorie popolari, accentuando la tematica del “rassemblement”, e perdendo così ciò che sembrava essere la sua originalità, ossia un discorso piuttosto liberale. Che questo voglia dire che Sarkozy è gollista, non ne sono convinto; certamente, ha saputo raccogliere intorno a sé la famiglia gollista, compreso il ramo “sociale” (“i gollisti sociali” come si chiamano tra di loro), cosa che non era scontata qualche mese fa, in particolare dopo il suo viaggio negli Stati Uniti. Dell’elettorato gollista, gli unici a non aver raggiunto Sarkozy sono alcuni gruppi di chiracchiani. Ne è la prova il risultato ottenuto a Sarran, dove i coniugi Chirac hanno votato: Sarko ha ottenuto il 42,66% di voti contro il 61,14% nel 2002 di Chirac; Bayrou ha invece preso il 20,64%, ben più confortevole del 2,18% del 2002. In previsione del secondo turno, Sarkozy è in una posizione molto favorevole, ma non si è disfatto del tutto della sua immagine di “cattivo”. Fa paura in vari ambienti, soprattutto intelletuali, come ad esempio l’ambiente universitario. Quindi, l’operazione “tutto tranne Sarkozy” potrebbe avere un peso notevole.

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