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Le violenze di Washington

Il fatto che Trump abbia sbagliato, non significa che i suoi avversari abbiano ragione

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Come rovinare tutto alla fine, come cancellare quanto fatto in quattro anni da presidente della prima potenza mondiale in poche settimane. Le violenze di Washington gettano una luce irrimediabilmente cupa non solo su Donald Trump, ma su un intero contro-modello di amministrazione e questo, in fondo, è l’aspetto politicamente più triste per chi aveva guardato all’ultimo corso degli Stati Uniti con speranza.
Trump ha sbagliato, ha passato il confine, ha confuso la ricerca, anche ostinata, della verità, con una battaglia personale avulsa da ogni responsabilità istituzionale, irrispettosa della Democrazia stessa. Perchè nel triste epilogo della parabola del Tycoon la comprensibile volontà di abbattere il muro – spesso ipocrita – del politicamente corretto è stata confusa con una deriva scriteriata, illogica, quasi folle. Inutile evocare una manichea distinzione tra forma e sostanza, perchè in questo caso il mancato rispetto di un minimo di forma è divenuto tragica sostanza, l’informe e sguaiata battaglia a tutti i costi ha prodotto il mostro palesatosi ieri durante l’assalto al Congresso.
Eppure una cosa deve essere chiara. Il fatto che Trump abbia sbagliato, non significa che i suoi avversari abbiano ragione. Sono due partite diverse, due sfide giocate su tavoli che nemmeno si toccano. La partita persa di Trump non è stata quella politica, non è nemmeno stata quella elettorale. Trump ha perso non in quanto sconfitto alle elezioni, ma per la sua incapacità di sapersi fermare, di ammettere la sconfitta stessa. E questa debacle è tutta personale, finanche umana, ma non aggiunge nulla di positivo alle idee, al programma, al fare politica dei suoi avversarsi Democratici. Le ragioni del modello di pensiero unico, del sistema rassicurante che tutto comprende e tutto ingloba, le ragioni della visione gender, del superamento della tradizione e della Fede in quanto tale, la teoria della immigrazione forzata, e dell’identità da abbattere, dall’errore di Trump non guadagnano nulla sul piano della loro forza intrinseca. Se prima del piano inclinato intrapreso da Trump nel post-voto, quelle idee erano sbagliate e pilotate da un apparentemente docile potere dominante, sono rimaste tali anche dopo le prodezze negative di Trump. Quel modello non ha guadagnato nulla in termini valoriali. La bilancia con cui si misura la sciagurata fine di Donald non è la stessa con cui si misurano le politiche Dem. Sono due cose diverse. E da questa diversità è possibili ricostruire il mondo che proprio in Trump aveva creduto e che da Trump è stato tradito.
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1 COMMENT

  1. “Il fatto che Trump abbia sbagliato, non significa che i suoi avversari abbiano ragione”. Una grande verità che stà tutta in una riga.

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