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Il film su Guido Rossa imbarazza la sinistra

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Non trova distribuzione il film su Guido Rossa che spiega la differenza tra il Pci di ieri e i Ds e rifondazione di oggi nella lotta al terrorismo.

Nemo propheta in patria. Nella lotta al terrorismo, e all’area che simpatizza e fiancheggia per la lotta armata in Italia, è stato sempre così. Ieri come oggi. E in materia la eroica figura di  Guido Rossa è emblematica. Nel 1979 Rossa venne lasciato solo dai suoi compagni nella Cgil allorché si trattò di denunciare davanti ai magistrati il postino Franco Berardi che diffondeva volantini con la stella a cinque punte nell’Italsider di Genova. Oggi il film su di lui, che comunque mette in evidenza la differenza tra il Pci di ieri e i Ds e Rifondazione di oggi nella lotta al terrorismo non trova una distribuzione seria in Italia. Ad esempio a Roma è proiettato solo nella sala Barberini, e anche la Rai fa sapere di non avere particolare interesse né spazio sul palinsesto per mandarlo in onda prima della primavera del 2008.

La pellicola è dell’ottimo Giuseppe Ferrara che ha realizzato con gli attori Massimo Ghini e Gianmarco Tognazzi una ricostruzione pressoché perfetta, anche dal punto di vista filologico e del linguaggio, dell’atmosfera che precedette l’assassinio di Rossa il 24 gennaio 1979.

I brigatisti, che pure infamavano i “compagni berlingueriani asserviti al potere”, non avevano mai colpito un operaio.

Rossa fu la prima vittima. Ai funerali, piazza De Ferrari scoppiava. C’erano Pertini, Berlinguer e l’allora capo della Cgil Lama. Tutta gente che si è impegnata seriamente nella lotta al terrorismo, senza le ambiguità dei leader della sinistra di oggi. Nel film però quello che salta agli occhi è che già da due anni quelli del Pci avevano capito di essere nel mirino e la linea della fermezza nel caso Moro, per coloro che la sostennero in buona fede, era una conseguenza ideologica. Nei comizi in fabbrica, Rossa, che nella vita era anche stato un ottimo alpinista che aveva scalato il K2, apriva gli occhi ai più suggestionabili: “questi non sono compagni che sbagliano, questi sono assassini e basta”.

L’epoca era la stessa quando un giovanissimo Giuliano Ferrara a Torino (insieme ai magistrati Luciano Violante e Giancarlo Caselli) all’epoca dirigente provinciale del vecchio Pci, si riuniva per preparare i questionari da distribuire nella Fiat per far sì che gli operai trovassero il coraggio di denunciare chi era sospetto di contiguità con le Br.

Oggi la musica è diversa: gli amici dei terroristi siedono in Parlamento, i no global sono protetti dalle forze di Governo, la polizia è perennemente sotto accusa per i fatti del G8 del luglio 2001 (di cui nessuno ricorda più una Genova messa a ferro e fuoco dai black block) e in genere l’atmosfera che circonda le forze dell’ordine non è delle migliori.

Si autorizzano inoltre con molta leggerezza manifestazioni a favore dei brigatisti detenuti come Nadia Desdemona Lioce, condannati per l’omicidio di Marco Biagi e Massimo D’Antona.

E si silura  un capo della polizia reo di avere difeso l’operato dei propri uomini in quell’occasione per far un piacere a Rifondazione  e ai movimenti extra parlamentari che essa rappresenta. Queste differenze tra la sinistra di governo di ieri, sia pure nella forma andreottiana dell’unità nazionale, e quella di oggi, saltano agli occhi.

Sarà per questo motivo che il film di Ferrara, pronto dall’estate scorsa e presentato a Genova in ottobre, ha trovato pochissime sale e solo da pochi giorni per la  programmazione? E la Rai, davvero non trova un buco in palinsesto per raccontare ai giovani l’eroismo di Guido Rossa prima di marzo 2008 come ha detto l’amministratore delegato di rai cinema Giancarlo Leone?

Dato l’alto valore morale ed educativo non si potrebbe trovargli un buco in prima serata un po’ prima, visto che al massimo tra dieci giorni il film non sarà più in circolazione nei cinema?

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1 COMMENT

  1. Assassini pure qui a Padova
    Leggendo questo bell’articolo mi sono venute in mente le immagini del TG regionale veneto di sabato scorso. Alcuni cerebrolesi provenienti dai centri sociali di Padova e Venezia hanno avuto la brillante e originale (?) idea di organizzare una manifestazione di solidarietà ai “compagni” delle BR arrestati e ora in carcere. Provvidenza divina volle che il nostro sindaco, nonostante sia di sinistra, abbia avuto un barlume di ragionevolezza facendo impedire la sfilata. Così tutti i compagnucci si son ritrovati in stazione, circondati da poliziotti e con in mano cartelli in cui era scritto che “lo stato è il vero terrorista” oppure con insulti alle forze dell’ordine e via dicendo… La cosa che più mi ha colpito era la presenza di giovani, molti ventenni o meno. Mi aspettavo di vedere i classici nostalgici dei 70 con i capelli lunghi ed i barboni, invece mi trovo perfetti figli di papà, vestiti di tutto punto con marche tipo D&G e PRADA, capelli corti e scarpe Adidas o Nike. Immagino quindi che non sappiano nemmeno cosa e chi stanno difendendo. Questi ragazzi, viziati ed abituati ad avere tutto, paradossalmente sarebbero i primi a suicidarsi se ci fosse una vera rivoluzione rossa.
    Simmaco
    http://www.atlanticpeople.splinder.com

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