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Il Foglio loda Visco ma dimentica l’altra faccia della medaglia fiscale

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Saper lanciare provocazioni, nell’oceano periglioso dell’informazione politico/economica, è una capacità affatto disprezzabile. Ancora di più lo è il muoversi sul crinale strettissimo che divide la provocazione intelligente dalla sparata da osteria senza scivolare nel baratro dell’approssimazione.


Di questo continuo esercizio di funambolismo, Il Foglio ha fatto un marchio di fabbrica genuino, coniugando una lettura intelligente degli eventi quotidiani con qualche sorniona rasoiata qua e là. A volte, però, a forza di indulgere in questo giochino, si rischia di perdere il contatto con la realtà. Come nel caso delle pagine dedicate a Visco la scorsa settimana (giovedì e venerdì), in cui l’operato del Vice-ministro viene rivalutato per la sua capacità di recuperare gettito d’imposta.

 

Il messaggio che queste colonne hanno percepito – forse erroneamente, ma di sicuro in buona fede – è stato, né più ne meno, il seguente: Visco sarà pure antipatico quanto volete, ma le cifre dimostrano che la sua politica sta producendo gli effetti sperati.

 

La base di partenza per la “scoperta” del Foglio sono infatti le cifre sulle entrate fiscali diffuse da Visco: quelle relative al 2006 (definitive), e quelle per il 2007 (previsionali). Nel 2006, in estrema sintesi, è difficile misurare i “meriti” di Visco, perché c’è l’onda lunga delle misure varate da Tremonti, da qui l’arcinota disputa sull’origine a del “tesoretto”. Nel 2007, in assenza di elementi di disturbo, è verosimile che vi sarà un aumento nelle entrate fiscali, frutto unicamente delle politiche di Visco.

 

Non ci tengo a discutere il merito delle cifre: a quello ha già pensato, con l’abilità che lo contraddistingue in questi ambiti, il professor Francesco Forte sul Foglio stesso. Per inciso, Forte ha pure ricordato che la minore evasione IVA è certamente figlia di un mutamento nell’economia stessa. Prendiamo ad esempio il progressivo sopravvento della grande distribuzione rispetto alla miriade di piccoli esercizi: si tratta chiaramente di fenomeni che riducono drasticamente la possibilità di “fare nero” con i fornitori.

 

Preferisco pensare che sicuramente nell’aumento di gettito c’è lo zampino di Visco, e – considerato l’impegno che ha profuso nell’impresa – ci mancherebbe altro. Il punto, però, è un altro ancora: a che costo tutto ciò? Siamo davvero sicuri che basti un aumento di gettito a compensare i costi – non rilevati dall’Amministrazione Finanziaria -  che sono a loro volta una diretta conseguenza della medesima politica?

 

I dati sulle entrate fiscali svelano infatti solo una faccia (piuttosto ovvia) della stessa moneta. Ma la politica fiscale è un macchinario complesso, di pesi e contrappesi, e limitarsi a guardare i soldini che entrano in tasca al Fisco non basta.

 

Le rilevazioni di Visco non ci dicono niente su chi ha deciso di entrare in apnea, e di rinunciare definitivamente ad un rapporto sano con il Fisco. Su chi – per intenderci -  non ne può più degli studi di settore, dei controlli sui conti bancari, sui questionari delle utenze del gas.

 

E’ ora di capire che in questo Paese c’è chi ne ha le tasche piene di giocare a ’”OK il prezzo è giusto” financo nelle volture dei contratti di affitto, e preferisce entrare nel “nero” invece di essere sospettato automaticamente di trovarsi nel “grigio”. 

 

C’è chi ha preso a viaggiare avanti e indietro dalla Svizzera e dal Liechtenstein con una frequenza impensabile fino a due anni fa. E c’è da credere che la ragione non siano le piste da sci e nemmeno la cioccolata, ma un signore al Ministero che ha girato un po’ troppo compiaciuto le viti del macchinario. Può bastare?


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