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Il Fondo Sovrano italiano

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Cassa Depositi e Prestiti è un pilastro dell’economia italiana. Nasce nel lontano 1850, con l’obiettivo di promuovere la crescita del Paese e favorire la modernizzazione dell’economia. Obiettivi importanti, allora come oggi, che non sempre però, da allora ad oggi, sono stati davvero perseguiti. O meglio, non sono forse sempre stati perseguiti nel modo giusto.

Trattandosi di una società per azioni che gestisce il risparmio postale, ben 260 milioni di euro di risparmi di 27 milioni di italiani, e avendo partecipazioni nelle maggiori società italiane (quotate e non quotate), Cdp si potrebbe definire da un lato come una cassaforte della ricchezza pubblica, dall’altro come la più strategica delle aziende strategiche. L’attivo complessivo di 425 miliardi di euro fornisce una chiara misura delle enormi potenzialità che questa può avere come acceleratore dell’economia del Paese.

Non serve andare troppo indietro nel tempo per rendersi conto che non sempre l’azionista di Cdp, cioè il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha utilizzato la Cassa in modo virtuoso. La sua natura pubblica l’ha sottoposta di tanto in tanto a logiche di natura politica, più che di fiuto imprenditoriale. La malsana idea di utilizzare proprio i fondi di Via Goito per coprire l’incolmabile buco nero di Alitalia dimostra plasticamente questo approccio miope, pericoloso non solo per l’elevata rischiosità dell’investimento – che non a caso altri vettori internazionali hanno accantonato -, ma soprattutto per il fatto che venga ipotizzato l’utilizzo del risparmio di un terzo degli italiani per quello che potremmo definire un’investimento a fondo perduto, nel senso letterale della parola.

Il blocco forzato delle attività commerciali e imprenditoriali italiane a causa delle limitazioni connesse all’emergenza sanitaria del Covid-19 fa intravedere un futuro prossimo carico di difficoltà.

La gran parte delle imprese italiane, che già operavano in condizioni non concorrenziali a causa del peso della tassazione e delle materie prime (un esempio su tutti l’energia), ha iniziato a soffrire della crisi pandemica ben prima che il virus aggredisse così violentemente il nostro Paese. Già da inizio gennaio le spedizioni di materie prime e componenti che arrivavano dai colossi asiatici hanno iniziato a rallentare fino a fermarsi, bloccando molte filiere produttive.

Quando le misure di contenimento sociale sono arrivate anche a casa nostra, molte consegne erano già bloccate e, di conseguenza, molti pagamenti già posticipati. Da qui il blocco del lavoro, la diminuzione della liquidità disponibile e il peso, questa l’univa variabile fissa, delle spese fisse mensili (affitti, stipendi, rate di muti, scadenze fiscali).

Cosa potrebbe rappresentare oggi Cassa Depositi e Prestiti? Come utilizzare la sua potenzialità per contribuire alla rinascita del sistema economico e produttivo italiano?

Anzitutto, dovremmo ricordare le parole chiave della mission della stessa: crescita e modernizzazione. L’Italia reduce dal Coronavirus rinascerà solo grazie all’applicazione di uno schema economico post bellico, con il vantaggio che il nostro sistema produttivo, agricolo, ferroviario e immobiliare non uscirà “fisicamente” distrutto, come avverrebbe in un conflitto convenzionale. In questo tipo di modello, il ruolo di un fondo sovrano – quale di fatto Cdp dovrebbe essere – può rivelarsi più che fondamentale.

La “linea Einaudi”, modello di politica economica applicata nel secondo dopoguerra, prevedeva una serie di iniziative contemporanee: la svalutazione controllata del tasso di cambio al fine di rendere meno convenienti le importazioni e molto competitive le esportazioni, il rifinanziamento sostanziale delle aziende pubbliche e private in stato di crisi (attraverso IRI e FIM), forti iniezioni di liquidità e di investimenti (supportati in quell’occasione dal Piano Marshall) fortemente orientati verso le infrastrutture e nel campo dell’industria e dei dei beni strumentali.

Seguendo questo fil rouge, seppur adeguato ai tempi e al contesto attuali, si potrebbe dire che la Cdp potrebbe essere al centro di una politica economica e industriale (questa seconda latita nel nostro Paese da qualche decennio) che si sostanzia in quattro parole chiave: modernizzazione, occupazione, crescita, esportazione.

Certamente un contributo importante da parte della Cassa dovrà essere quello di continuare a proteggere i “gioielli di famiglia”, cioè i settori ad alta valenza strategica in cui il nostro Paese non solo opera, ma eccelle, e che in tempi di debolezza economica potrebbero essere oggetto di scalate ostili.

Accanto a questo però, occorre che il nostro Fondo Sovrano diventi il pilastro fondamentale che sostiene le aziende italiane, soprattutto le medio piccole, quelle che operano in un contesto di business sano, ma che avranno bisogno di ampia liquidità e credito da parte degli istituti bancari.

In questo contesto il pilastro di Cdp non dovrebbe servire per fornire agli imprenditori italiani “un socio occulto”, bensì per ricevere dalla struttura del Mef le garanzie a copertura delle linee di credito necessarie a far ripartire la produzione e, ove possibile, a modernizzare le stesse guadagnando in competitività. Perché ciò sia possibile le banche devono fluidificare le procedure di concessione dei crediti e Cdp dovrebbe a sua volta ricevere la garanzia formale dello Stato sulle proprie attività.

Accanto a questo però, il suo ruolo di fondo sovrano dovrebbe prevedere un forte attivismo nel settore degli investimenti e delle grandi opere, nei quali veicolare ingenti investimenti pubblici e, sotto attenti controlli, anche eventuali capitali provenienti dall’estero. Insomma, Cdp dovrebbe divenire il collettore e l’attuatore della modernizzazione infrastrutturale che il nostro Paese attende da decenni.

Questa crisi ci ha travolti, ma come tutti i momenti di difficoltà, essa porta in sé incredibili opportunità di slancio e condizioni favorevoli – molto più favorevoli delle ordinarie – di intervento statale e utilizzo della spesa pubblica in senso virtuoso.

Per farlo occorre una cabina di regia illuminata, una visione strategica della nostra economia e della nostra industria nel prossimo trentennio, un chiaro mandato e una catena di comando sburocratizzata e coraggiosa.

Cdp potrebbe diventarlo e fare finalmente il salto.

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