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Il fronte del no al taglio della Provincia di Isernia promette di dare battaglia

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Il colpo inferto dalla spending review ha tramortito, ma non ucciso la Provincia di Isernia. Nonostante l’impressione diffusa che ci si trovi di fronte alla “Cronaca di una morte annunciata”, per dirla con Gabriel García Márquez, non tutti hanno intenzione di gettare la spugna. Anzi, in pochi si rassegano a un destino per certi versi già scritto. O, perlomeno, si intende lottare finché è possibile. La paura si fa sentire eccome: il taglio dell’ente dovrebbe diventare realtà ad agosto, mentre le procedure di “ svuotamento” dovrebbero completarsi entro la fine dell’anno. Ma tutto questo - è il parere della classe politica e di parte dei cittadini - non autorizza ad accettare passivamente l’imposizione del governo Monti. Qualcuno, addirittura, evoca quelle barricate, più o meno simboliche, che poi nel marzo del 1970 portarono alla nascita dell’amministrazione di via Berta.

Dopo le prime reazioni politiche, arrivano i primi inviti alla mobilitazione. Il primo è di Emilio Izzo, segretario regionale della Uil beni culturali. Il sindacalista ha organizzato un sit in di protesta davanti all’ingresso della Provincia di Isernia per giovedì mattina. Non solo ha invitato tutti a partecipare, ma ha proposto di  fare altrettanto anche davanti alle sedi delle altre Province ormai prossime a scomparire. “Le Province - è il parere di Izzo - sono porzioni inamovibili di un puzzle che se rimossi in alcune sue parti, ne cancella il significato, ne mina le fondamenta, crea solo squilibrio e mette uomini e donne in condizioni di grande disagio organizzativo, ne limita i movimenti, ne aumenta i disagi”. I tagli, secondo il sindacalista della Uil andrebbero fatti altrove, ossia “intorno a questi enti. Al fine di accontentare appetiti politici - aggiunge Izzo - sorgono come funghi satelliti inutili, costosi e dannosi. Ecco, è qui che bisogna intervenire, eliminare drasticamente consorzi, comunità, cordate, pseudo associazioni e via discorrendo e con essi lo stuolo di approfittatori e politici trombati. Facciamo questo, verifichiamone i risparmi e poi si vedrà come quel che resta sia di grande utilità. Una Provincia si porta via prefetture, questure, uffici scolastici e uffici di varia natura, non ti restituisce niente in cambio, se non disagio e cancellazione di lotte e storia. Non so voi – conclude – ma io non ci sto”. Di qui l’invito a tutti coloro che intendono testimoniare con la loro partecipazione l’orgoglio di appartenenza, la voglia di democrazia e l’amore per una terra che rischia di ricevere davvero un colpo mortale, sotto ogni punto di vista.

La conta si farà giovedì mattina. Qualcuno però ha già risposto “presente”. È Giovanni Muccio, leader del movimento del Guerriero Sannita. Che invita le forze politiche a fare fronte comune, a lavorare gomito a gomito. Prima che sia troppo tardi. Prima che si attivino quelle reazioni a catena che inevitabilmente porterebbero alla perdita dell’autonomia e dell’identità regionale. “Non c’è più tempo - dice Muccio - per guardare gli interessi di bottega di ogni singolo partito. Quello che conta oggi è guardare gli interessi di un popolo e solo lavorando tutti all’unisono possiamo avere una speranza di salvezza. C’è bisogno di un passo indietro da parte di tutti, che riguarda anche l’eventuale ritiro del ricorso elettorale (quello delle Regionali, ndr). Lo dico senza interessi, lo dico guardando la realtà degli eventi. Se precipitiamo nel burrone perdendo la nostra autonomia, nessuna forza politica potrà esimersi dalle proprie responsabilità nei confronti del popolo”.

Nel frattempo anche l’associazione MoliseCittà è scesa in campo per lanciare un appello alle forze parlamentari. Il responsabile, Agostino Rocco, nell’invitare tutti a quello scatto d’orgoglio che consentì agli isernini di ottenere la Provincia, affida a deputati e senatori molisani di lavorare all’interno delle sedi istituzionali, affinché la revisione della spesa pubblica non dia il colpo di grazia alle realtà più piccole (tra l’altro in questa situazione non c’è soltanto Isernia). “Come si porranno - si chiede il responsabile di MoliseCittà - di fronte a un decreto tanto lesivo per la nostra regione? Potrebbero o dovrebbero anche trovare il coraggio di alzarsi in aula e dichiarare il proprio voto contrario, motivato dalla reale situazione socioeconomica e geografica del Molise, zona interna e montana di un Mezzogiorno depresso e povero”.  

Anche le diplomazie si sono già messe al lavoro per tentare di “limare” il provvedimento varato dal governo. E continuano a lavorare i presidenti delle Province più piccole. Tra loro, naturalmente, c’è il numero uno di via Berta, Luigi Mazzuto. Oltre alla lettera-appello al presidente della Repubblica, i presidenti stanno riprendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di un ricorso alla Corte costituzionale. Potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza in quelle regioni con due sole province, ossia il Molise, l’Umbria e la Basilicata. Il teorema è questo: nel caso in cui venissero cancellate le seconde Province, ci si troverebbe in un territorio in cui Provincia e Regione coinciderebbero. Del resto questo è uno dei motivi che ha portato alla nascita dell’ente isernino. ù

Insomma, c’è voglia di mobilitarsi per tentare di salvare l’Amministrazione provinciale e l’identità di un territorio. Ma non sarà facile conciliare queste esigenze con quelle dei tagli alle spese. Purtroppo, trent'anni vissuti al di sopra delle possibilità reali stanno provocando in tutto il paese - e non solo in Molise - un brutto risveglio. In questo contesto, bisognerà cercare di salvare ciò che va assolutamente salvato. Per molti la soluzione di tagliare in maniera lineare le piccole Province potrebbe portare, nel lungo periodo, a svantaggli superiori ai risparmi ottenuti. E promettono, quindi, di dare battaglia.

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