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Cooperazione (raf)forzata

Il gas mette tutti d’accordo: anche gli arcinemici Cina e Giappone

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C’è qualcosa di nuovo in Estremo Oriente. Sembra che gli arcinemici Cina e Giappone vogliano provare a fare la pace. Pechino e Tokyo sarebbero pronte a riprendere la collaborazione in un progetto di trivellazione congiunta di ricchi giacimenti di gas. Le isole di Chunxiao, nel Mar Cinese Orientale, sono ormai da due anni al centro di una vera e propria battaglia, combattuta a colpi di diplomazia e schermaglie tra le due marine. È il fronte più caldo dello scontro tra la Cina, Giappone, Filippine, Vietnam, Corea del Sud e Taiwan su un lungo elenco di isole contese. 

Il Sol Levante si era fermamente opposto alla collaborazione con i ci cinesi a Chunxiao ma adesso sembra aver cambiato idea. Il premier nipponico Yoshihinko Noda è in capo di popolarità e se vuole recuperare consensi ha bisogno di un successo d’immagine. Il primo ministro giapponese ha identificato nella pace con Pechino la carta vincente. Chiudere ilc ontenzioso con la Cina significherebbe  scongiurare il rischio di perdere per sempre il controllo sulle riserve di gas lasciandole alla Cina. La mossa di Noda è comunque rischiosa. L’opinione pubblica giapponese potrebbe non giudicare positivamente l’accordo con Pechino. 

I cortei nazionalisti organizzati davanti all’Ambasciata cinese a Tokyo e le numerose manifestazioni anti-giapponesi esplose in tutta l’isola nei mesi scorsi dovrebbero mettere in guardia Noda e il suo governo. Cina e Giappone non hanno mai avuto rapporti idilliaci ma a compromettere decisivamente i rapporti tra le due è stato l’embargo sulla vendita delle “terre rare” della Cina al giapponesi. Si tratta di quei minerali (di cui la Cina detiene circa il 97% della produzione mondiale) indispensabili nella fabbricazione di merci come computer, lampadine a basso consumo e componenti per le pale eoliche, il cui blocco causerebbe danni enormi all’economia nipponica.

Nonostante la Cina abbia sempre negato l’utilizzo dell’export di queste risorse fondamentali per l’industria del Sol Levante come strumento di pressione sui rivali, Tokyo è pronto a giurare che i rifornimenti di“terre rare” negli ultimi mesi hanno subito un netto calo. Il Giappone sta ancora tentando di tirarsi fuori dal disastro di Fukushima. Una tragedia che ha fatto migliaia di vittime e che ha devastato il sistema economica. Mettere le mani sull’enorme giacimento delle Chunxiao vorrebbe dire garantirsi una strategica fornitura di energia a basso costo Ma le prove di riavvicinamento tra la prima e la seconda potenza economica asiatica sono anche la conseguenza del vertice Apec di Honolulu.

Alle Hawaii, Barack Obama ha dato  un impulso decisivo all’integrazione economica della regione attraverso l’ampliamento della Trans-Pacific partnership. Un strumento per tornare a dettare legge nell’area Asia-Pacifico cercando di marginalizzare la Cina, che nel frattempo è diventato il principale partner economicodella zona. La Cina sente che gli Stati Uniti vogliono puntare tutto sul Pacifico e Pechino tenterà di risolvere le controversie territoriali, a cominciare da quelle con il Giappone,prima che gli Usa aumentino il loro coinvolgimento, anche militare, nella regione.

La volontà americana di puntare subito sulla T-Pp ha convinto la Cina che Giappone e Stanno Uniti stanno tornando sulla stessa lunghezza d’onda. Lo ha detto chiaramente Hillary Clinton: l’America è pronta per tornare ad essere la potenza egemone del Far East. I Giapponesi sanno di poter essere il pilastro fondamentale per l’escalation americana. L’amicizia con Washington può essere la carta da giocare per frenare l’espansionismo cinese che sta erodendo la sfera di influenza nipponica. Allo steso tempo, i cinesi vogliono risolvere le guerre “degli isolotti” prima che la marina americana intervenga a per difendere i suoi alleati per diventare stabilente il gendarme del Pacifico.

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