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L'uovo di giornata

Il giovane Holden, Muccino e Giampi Tarantino

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Purtroppo non ci stupiamo più di tanto se Silvio Muccino, fratello minore del più celebre Gabriele, alla sua seconda prova di romanziere ("Rivoluzione n.9", Mondadori 2011), può vantare già una paginona di recensione del Corriere della Sera, a firma nientepopodimeno che del vincitore di Sanremo, il prof cantautore Roberto Vecchioni. 

A dirla tutta, con quell'ansia di tutto fare inventare e dirigere, il giovane Silvio ci starebbe anche simpatico, se non fosse così scontata la sua appartenenza alla gilda che da Giovanni Veronesi porta a Claudio Santamaria, la santa alleanza tra cinema e letteratura "impegnata".

Né ci sorprende se Mondadori, come tante altre case editrici italiane, continua a pompare quel fenomeno editoriale che potremmo definire "generazionismo", un sottogenere della letteratura giovanile che il Silvio scrittore frequenta già dai tempi del suo esordio come narratore, nel 2006, quando diede alle stampe "Parlami d'amore", scritto a quattro mani (come "Rivoluzione n.9) con Carla Vangelista, sceneggiatrice e soprattutto traduttrice di tutto rispetto (suo l'adattamento dello splendido "Magnolia" di P.T. Anderson).

Il generazionismo, a cui Vecchioni cerca disperatamente di dare una dignità letteraria nella sua lunga recensione sul Corriere, scomodando la teoria psicanalitica, il sociologismo movimentista, la nostalgia autobiografica ed altro ancora, ha il suo nume tutelare in un romanzo che continua ad essere ripubblicato puntualmente ogni anno in Italia, "Jack frusciante è uscito dal gruppo", di quell'Enrico Brizzi che effettivamente va considerato il modello di riferimento del giovin Muccino e di molti altri under 30, come dice Vecchioni.

Insomma, nulla da dire. Un romanzino ben confezionato e atto a rispondere alle richieste della industria editoriale; un autore che è anche un brand (i Muccino's) e quindi capace di vendere qualche copia in quella miseria che ormai è il mercato librario italiano; un paginone del Corrierone firmato da Vecchioni per completare il packaging del prodotto e lanciarlo come si deve.

Solo un appunto ci sia permesso, rivolgendoci proprio a Vecchioni: va bene scomodare Brizzi e stabilire una genealogia con Jack Frusciante, ma caro Roberto, per favore il giovane Holden lasciamolo stare. Una cosa è la letteratura di Salinger, un'altra Silvio Muccino. Sarebbe come paragonare Tow Wolfe a Giampi Tarantino.

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