Il Governo alla prova del voto sul decreto Sviluppo
21 Giugno 2011
Giornata decisiva, oggi, per il decreto sviluppo, a seguito della richiesta di fiducia posta dal Governo sul maxiemendamento, che recepisce le modifiche introdotte dalle commissioni Bilancio e Finanze. Facendosi scudo dell’istituto della richiesta di fiducia, ormai adoperato per molti dei più importanti decreti governativi, la maggioranza andrà quindi alla prova del voto. Tra le novità dell’ultima ora, si ravvisa l’espunzione di alcuni emendamenti tra i quali quelli sui precari, quello sulla tassa Tav, quello sui fondi Fas per le assunzioni al Sud e quello sulla responsabilità dei giudici tributari per gli accertamenti esecutivi.
A riguardo dei contenuti dei decreti, è quindi saltata la possibilità di iscrizione alle graduatorie dei docenti per il triennio 2011-2014. Il Governo ha invece fatto un passo indietro riguardo al sovrapprezzo da applicare ai biglietti per l’alta velocità al fine di finanziare l’accesso alle infrastrutture di base. A riguardo del credito d’imposta sulle assunzioni nel Mezzogiorno, è venuta meno la norma che imponeva al ministero dell’Economia di emanare entro 30 giorni un decreto attuativo all’interno del quale stabilire i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna delle regioni del Mezzogiorno, nonostante sia stata inserita, in materia di finanziamento delle aree disagiate, una clausola di salvaguardia per i conti pubblici sul credito d’imposta a favore degli investimenti nel Mezzogiorno. La norma recita che "i soggetti interessati hanno diritto al credito d’imposta fino all’esaurimento delle risorse finanziarie". E’ stata espunta anche le norma di natura sanzionatoria riguardante i giudici tributari che non si esprimono nei tempi previsti sugli accertamenti esecutivi.
Anche il decreto sviluppo si allinea quindi alla linea di austerity sui conti pubblici da tempo imposta da Tremonti su tutti i principali provvedimenti legislativi contenenti norme economiche aventi impatto positivo sui saldi di bilancio. Il possibile ribasso del rating sul debito italiano che l’agenzia Standard and Poor’s ha minacciato di effettuare è arrivato come un messaggio inequivocabile: la priorità delle manovre fiscali deve essere d’ora in poi quasi esclusivamente devota alla riduzione del debito pubblico. Se lo sviluppo deve essere fatto a costo maggiore zero è necessario rinviarlo.
Giusto o sbagliato che sia − qui il dibattito tra economisti sarà più che mai aperto nei prossimi giorni − la realtà dei conti pubblici attuali non consente di intraprendere altre strade. La situazione della finanza pubblica europea è arrivata al picco della sua crisi e le manovre lacrime e sangue non si esauriranno nel 2011. A breve, anche il Ministero dell’Economia sarà obbligato ad effettuare una lunga quanto attenta operazione di spending review per capire dove reperire i 40 miliardi di euro necessari per la manovra biennale correttiva. Nonostante la difficoltà del momento economico che l’Italia sta attraversando potrebbe essere questa la volta in cui gli obblighi esterni costringeranno l’autorità fiscale a ridurre drasticamente la spesa pubblica eccessiva, l’immenso onere degli stipendi pubblici e delle inefficienze che si annidano nei consumi intermedi. Molti stati esteri hanno da tempo cominciato ad effettuare tagli su questi due capitoli di spesa, giocando in anticipo per dare il segnale di collaborazione tanto desiderato dalle istituzioni europee e dalle agenzie di rating. Nella speranza che, questa volta, i tagli avvengano in maniera più ragionata e chirurgica e non con un recisione lineare di una moltitudine di voci di spesa.
