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Il governo Brown sta mandando in bancarotta la Gran Bretagna

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Non sanno cosa stanno facendo, vero? Questa verità fondamentale diventa ogni volta più ovvia se prendiamo in considerazione ogni singolo passo che il governo sta facendo mentre prova freneticamente a soccorrere il sistema bancario inglese. Per tutti coloro che sono coinvolti qualche giorno fa è arrivato un nuovo colpo basso, persino rispetto a quelli che sono gli standard di questa crisi. I britannici si sono svegliati con le notizie che riguardano l’assurdità di nuove cose orribili che gli sono state tenute in serbo. Malgrado tutta la pedanteria e l’obsoleta terminologia degli esperti sull’era del boom, credo che molta più gente di quello che si possa immaginare afferri in pieno che cosa sta succedendo davvero.

Il paese si trova nel precipizio. Mentre Londra diventa una Reykjavik sul Tamigi e  la Gran Bretagna affonda, stiamo rischiando la totale umiliazione. Grazie all’arroganza, alla vanità spavalda e l’incompetenza reiterata del governo e di un gruppo di banchieri, la possibilità di una bancarotta nazionale non è poi così irreale. L’impatto politico sarà sismico e intanto la rabbia è destinata ad aumentare. Gli sguardi tormentati sui volti di coloro che hanno ruoli secondari, come quello del Cancelliere, suggeriscono che si sono già accorti dell’imminente tragedia. Gordon Brown non è più impegnato nella solita battaglia per le rielezioni; ora sta lottando per evitare di cadere completamente in disgrazia nella storia.

Questa catastrofe è avvenuta sotto i suoi occhi e non importa quanto adesso stia opportunisticamente picchiando forte contro i banchieri. Ha aperto la fontana dei soldi facili e ha incoraggiato il paese a nuotarci dentro. I prezzi delle case aumentavano, il debito andava alle stelle e l’illusione vinceva le elezioni. Brown si vantava dappertutto della sua struttura normativa, mentre in realtà coloro che ne erano responsabili non si ponevano più le domande basilari di un’istituzione finanziaria. I banchieri che un tempo Brown corteggiava viaggiando a Londra per fare discorsi in cui lodava la loro “innovazione finanziaria”  sono gli stessi contro cui ora afferma di essere infuriato.

Ma il primo ministro si rende conto delle probabili implicazioni che ci saranno quando il paese si farà due conti in tasca? Non è mai impazzito all’idea di accollarsi la vergogna, per cui lo dubito.  Brown però è uno storico. Lui dovrebbe sapere che quando una nazione ha puntato tutto sul rosso e la palla si ferma sul nero, la persona che ha chiamato la giocata è quella responsabile. E’ quanto scoprì Neville Chamberlain nel maggio del 1940 quando la Germania invase la Francia. In un certo senso ci troviamo in una situazione simile. Meglio non sottovalutare la gravità dell’emergenza e il potenziale della disgrazia.

Il gesto liberatorio nei confronti delle banche che il governo fece in ottobre, quando erogò 37 miliardi di sterline dei contribuenti, secondo il primo ministro in teoria doveva “salvare il mondo” ma in realtà adesso sappiamo che non ha neanche salvato le banche. I nostri soldi sono serviti a mantenere vivo il sistema solamente per tre mesi. Vince Cable, portavoce del Tesoro del partito liberale si domanda: dove sono finiti i 37 miliardi di sterline? Come Cables sa perfettamente, la risposta è che sono spariti nel buco del lavandino.

E’ per colpa del Governo che i passivi delle banche inglesi sono talmente cresciuti negli anni del boom al punto da eclissare l’intera economia. Sfortunatamente, il Tesoro si è impegnato a onorare questi debiti perché ha garantito che non permetterà il fallimento di nessuna banca inglese. RBS ha un debito di 1,8 mila miliardi di sterline –  tre volte la spesa pubblica annua del governo inglese – contro un attivo di 1,9 mila miliardi. Ma dopo gli avvenimenti dell’anno scorso, scommetto che la maggior parte dei contribuenti credono che la situazione è molto peggiore.

Nel frattempo, le azioni stanno perdendo valore. Questo succede perché, dopo aver proceduto alla nazionalizzazione, questi passivi adesso sono diventati i miei e i tuoi. E ora vengono ammucchiati al primo posto dell’impressionante debito nazionale, giunto con indulgenza a 630 miliardi di sterline, pari al 43 per cento del prodotto interno lordo. La vera cifra è in realtà molto più elevata perché il governo ha utilizzato risorse di contabilità fuori bilancio per nascondere impegni finanziari come i progetti di Private Finance Initiative (PFI).

Bisogna aggiungere che l’indebitamento del consumatore e la Gran Bretagna sta diventando estremamente vulnerabile. Come sempre, i mercati se ne sono accorti prima dei politici e ora stanno meditando su cosa fare. Se decidono che il nostro paese è un caso disperato, lo faranno diventare proprio così. Il primo ministro e il cancelliere – ciascuno invecchiando ogni giorno di un anno in più – ora ci dicono che per il prossimo trucco avranno bisogno di comprare altre azioni bancarie, dovranno creare un’enorme schema assicurativo per il debito cattivo, si dovranno impegnare a onorare i passivi senza un limite di tempo determinato, incroceranno le dita e spereranno che tutto questo funzioni. La parola inferno mi balza in mente per una ragione: è ciò che hanno disegnato.

In tutta questa tristezza, il primo ministro non ha altro che la magra speranza che in qualche modo, grazie alla forza della sua personalità, il nuovo presidente Obama s’inventi velocemente una forma di ripresa per recuperare la fiducia globale, energizzare i mercati e farci dimenticare questo brutto sogno. Obama ha talento ma non è un mago. Invece, l’incubo di Gordon Brown nel quale siamo tutti intrappolati, diventerà molto peggiore. 

Traduzione Fabrizia B. Maggi

Tratto dal Telegraph

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