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Il Governo confederale

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In un futuro, ormai prossimo, quando i ministri non saranno più tali, ma ministri “confederali”, quando il Presidente del consiglio dei Ministri lascerà il passo ad un più consono Presidente “confederale” forse non ci si domanderà: ma quand’è che è nato il Governo Confederale?? Sarà la normalità. Poiché nessuna traccia di questa eventualità istituzionale trova spazio nella nostra Costituzione spetterà agli storici di domani indagare per dare risposta all’inquietante quesito. Quello che segue è solo un indizio, a futura memoria, per coloro, tra gli studiosi della materia, che vorranno cimentarsi per svelare l’arcano.

Il Governo Confederale è stata la novità introdotta, nella prassi istituzionale, al tempo del governo di Romano Prodi, il quale per carenza di sostegni nel mondo della politica decise di costruire la sua fortuna di governante stringendo il famigerato “patto della camera del lavoro” con i sindacati confederali per poter contare, se non sulla politica, almeno sul consenso di un blocco sociale che lo garantisse dal “fuoco amico”. Correva l’anno 2007 quando in Italia iniziavano a manifestarsi le prime prove di “governo confederale”, di un governo che, per la prima volta nella storia repubblicana, si fondava sull’appoggio più che della politica, su quello delle organizzazioni sindacali, autentico blocco sociale restio a qualsiasi forma di mutamento economico e sociale.

Esaminando il memorandum sottoscritto dai sindacati e dal governo di oggi, gli studiosi di domani, sbalordiranno quando coglieranno in quel documento che le iniziative di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche devono essere “concordate in connessione con il rinnovo dei contratti”, regalando l’organizzazione e il potere di riforma, finora riserva di legge, alle organizzazioni sindacali; scopriranno come per frenare il fenomeno del precariato si dica che il ricorso al lavoro flessibile “potrà avvenire in base a tipologie e limiti individuati nella contrattazione” collettiva. Si interrogheranno sul “coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in caso di riparto delle funzioni tra ministeri e amministrazioni”, che oggi è invece attribuito alla legge.

Esulteranno quando capiranno che grazie all’intuizione di costituire (il governo) un gruppo di lavoro con i sindacati per “suggerire le modifiche legislative necessarie” attraverso indirizzi specifici e per predisporre gli atti di indirizzo per il rinnovo di tutti i contratti di lavoro è annullare la differenza tra parte datoriale e parte sindacale, inaugurando esplicitamente e senza ipocrisie un governo cogestito dell’amministrazione pubblica. Allora capiranno che fu in quel momento che il sindacato prese in mano il Governo del Paese…

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