Il governo dell’Olanda è caduto anche per colpa degli Alleati Nato

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Il governo dell’Olanda è caduto anche per colpa degli Alleati Nato

22 Febbraio 2010

Sabato scorso il governo del premier Balkenende è caduto sulla decisione di prolungare la missione militare olandese in Afganistan. Questo fallimento può essere imputato certamente a delle cause di politica interna, alle divisioni e alla litigiosità della coalizione di centro-sinistra – un ciclo, quello di Balkenende, al suo quarto mandato (il premier non ne è ha mai completato uno) – e alla inflessibilità dei laburisti nel chiedere di rispettare i patti presi in sede atlantica (il ritiro era già stato fissato ma la Nato aveva chiesto all’Olanda di prolungare la sua missione nel Paese asiatico).

L’opinione pubblica olandese è ormai contraria alla guerra, alle sue motivazioni ed ai suoi esiti, e anche le altre forze politiche, dai Verdi al Partito della Libertà di Geert Wilders, hanno spinto per il ritiro delle truppe accelerando la crisi di governo. Proprio Wilders sembra il favorito alla successione e la sua eventuale affermazione alle prossime elezioni – corroborata dalle dichiarazioni sul ritiro – andrebbe valutata come una spia del trend che si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa. Il Vecchio Continente si rinchiude su se stesso, sempre più spaventato dall’immigrazione e dalla penetrazione dell’islamismo radicale, affidandosi a una strategia isolazionista.

Eppure la missione Olandese in Afghanistan viene giudicata un successo. In quattro anni, le truppe “arancioni” hanno anticipato il “surge” obamiano. Sono sbarcate nell’Uruzgan, una provincia pericolosa quanto l’Helmand, riuscendo a penetrare progressivamente in un territorio ostile, prendendo il controllo dei villaggi con l’aiuto dell’esercito e della polizia afghane. Hanno ristabilito una parvenza di ordine statale e fatto partire la ricostruzione, in un luogo dove mancavano perfino le strade. Gli uomini del “Dutch Corner” di Kandahar hanno pagato con la vita il loro impegno sul campo, 21 morti, ma in questo periodo stavano raccogliendo i frutti del loro operato (nel 2009 ci sono stati ‘solo’ 2 caduti). Missione compiuta, insomma, se non fosse che la Nato gli ha chiesto di restare oltre il tempo prestabilito.

L’Olanda è un piccolo Paese fatto di gente fiera e testarda che non può certo essere accusato di vigliaccheria. Le truppe sarebbero dovute tornare indietro già nel 2008 e invece Balkenende, in ossequio alle richieste "atlantiche", ha aspettato, pagando a caro prezzo la sua decisione. Se il premier olandese per un anno e mezzo si è mostrato responsabile, infatti, non si può dire la stessa cosa dei suoi partner dell’Alleanza, nessuno dei quali si è mostrato disponibile a sostituire le truppe olandesi nella rotazione prevista dalla missione ISAF. Alla Conferenza di Londra sull’Afghanistan dello scorso gennaio, Francia e Germania – due stati molto più grandi e potenti dell’Olanda – hanno risposto picche alle richieste del Generale McChristal di inviare rinforzi al fronte.

Il ritiro degli “arancioni” lascia quindi un vuoto che sarà difficile colmare, nonostante le rassicurazioni del Segretario Generale della Nato ("Qualsiasi cosa possa accadere," ha detto Rasmussen, "la Nato continuerà a sostenere il popolo afghano sino a che sarà necessario"). La speranza, a questo punto, è che il nuovo governo olandese dia almeno l’assenso per una nuova missione più “soft”, che includa un Provincial Reconstruction Team in grado di consolidare i successi raggiunti in questi anni. E, aggiungiamo noi, che i Paesi dell’Alleanza si assumano rapidamente le proprie responsabilità, in un momento in cui americani e inglesi sono impegnati, da soli, nell’offensiva dell’Helmand.