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Il Governo mantiene la promessa, in arrivo 8 miliardi di fondi Ue per il Sud

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Il 26 ottobre scorso, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, aveva promesso che le regioni del Mezzogiorno non avrebbero perso le risorse europee ad esse destinate (pari a circa 8 miliardi di euro) e che, anzi, tali risorse sarebbero state spese in seguito alla predisposizione di misure di intervento mirate alla crescita e alla creazione di nuovi posti di lavoro. “Al 31 dicembre l’Italia avrà le carte in ordine: è un dato molto importante - aveva sottolineato Fitto nella medesima occasione - frutto di un metodo di lavoro condiviso da tutte le regioni, dal governo e dal commissario europeo che ci porterà alle scelte che faremo nel programma che delineeremo il 7 novembre”. 

E proprio ieri mattina, durante un vertice tenutosi a Roma, i Rappresentanti delle regioni del Sud Gianni Chiodi (Abruzzo), Vito De Filippo (Basilicata), Michele Iorio (Molise), Giuseppe Scopelliti (Calabria), Stefano Caldoro (Campania), Nichi Vendola (Puglia), Ugo Cappellacci (Sardegna), Raffaele Lombardo (Sicilia), il ministro Fitto e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, hanno incontrato il Commissario europeo per le Politiche regionali, Joahnnes Hahn, con cui hanno ratificato un Piano d’Azione per il Sud che garantisce, da un lato, l’accelerazione della spesa e, dall’altro, la revisione dei fondi disponibili mediante la rimodulazione di obiettivi di spesa che risalgono a cinque anni fa. Quattro sono i settori su cui si è deciso di concentrare l’attenzione: istruzione, occupazione, banda larga, infrastrutture. Tutte priorità d’azione in grado di giocare un ruolo essenziale nell'ambito della politica di coesione europea. Condizione imprescindibile all'intesa è stata la garanzia, chiesta dalla Commissione europea, che le risorse liberate a seguito della riduzione dal 50 al 25 per cento della compartecipazione nazionale restino destinate alle regioni del Mezzogiorno a cui sono state assegnate.

A quanto pare, quindi, i continui richiami dell'esecutivo europeo alle regioni ad Obiettivo Convergenza (ex Obiettivo 1, a cui è destinato il 75 per cento delle risorse comunitarie) – tra cui la Campania – stanno incominciando a dare frutti. Due sono i risultati più evidenti: il primo è la rimodulazione delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea e il secondo l'ampliamento delle responsabilità degli attori nazionali e regionali nella realizzazione e attuazione dei programmi. Il governo italiano si era assunto con l’Europa l’impegno a rivedere i programmi cofinanziati dall'Unione assicurando, come suggerito in più occasioni dall'esecutivo europeo, un livello di concentrazione tematica che potesse garantire investimenti capaci di influire in maniera diretta e determinante sulla crescita. Come ha sottolineato il Ministro Fitto in più di un’occasione, in questi anni il dibattito è stato improntato soprattutto sull’entità delle risorse tralasciando qualsiasi valutazione circa l’efficienza e l’efficacia della spesa.

Il dialogo strategico iniziato ieri tra Governo, Regioni e Commissione e lo spirito di collaborazione interistituzionale sulla questione dei fondi comunitari si è rivelato d’esempio laddove, invece, a prevalere sono i contrasti. Esso è stato, e deve essere ancora, necessario a definire con precisione principi, indicatori e strategie d’azione al fine di massimizzare i risultati dal punto di vista quantitativo ma, soprattutto, di eliminare ogni barriera di tipo qualitativo all’utilizzo dei fondi. Tali misure, che implicano per gli enti nazionali e locali (che mettono in atto la politica di coesione sul campo) notevoli vincoli a livello politico, finanziario e amministrativo, restituiscono in cambio un enorme vantaggio, che è poi il fine ultimo dei fondi strutturali: lo sviluppo del territorio. La minaccia di sospensione dei fondi che, in seguito alla riduzione del plafond per lo sviluppo, rappresentano l’unica risorsa concreta per le regioni del Mezzogiorno, deve quindi servire da stimolo a cambiamenti radicali nel metodo di utilizzo della dotazione finanziaria, anche attraverso una nuova lettura del principio di collaborazione tra le diverse aree del Sud. Una volta, poi, che Regioni e Governo hanno assunto il proprio impegno nello spendere nel migliore dei modi le risorse messe a disposizione, è la Commissione europea a dover valutare, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, i progressi compiuti nel raggiungimento degli risultati prefissati, rafforzando così il proprio ruolo come centro di competenza.  

Ma il pericolo scampato ha messo in luce anche un secondo elemento, altrettanto considerevole: quando direttamente coinvolte, le regioni sono in grado di arrivare a delle soluzioni credibili non solo a livello nazionale ma anche europeo. E questo perché il livello regionale è più competente (almeno dal punto di vista pratico) sia di quello nazionale che comunitario ad identificare le priorità di intervento strutturali legate al territorio. Visto che le implicazioni operative, finanziarie e politiche dell’ utilizzo dei fondi strutturali (e, fatto assolutamente non trascurabile, della loro condizionalità) le coinvolge direttamente è giusto, e forse indispensabile, che le Regioni prendano posizione in un dibattito, in particolare quello sulla preparazione ed attuazione della politica regionale per il periodo 2014-2020, che le veda direttamente protagoniste. Le misure di attuazione non devono seguire una logica top-down, ossia imposta dall’alto, ma devono essere per esse l’ opportunità di giocare un ruolo di partner a pieno titolo e, soprattutto, di rendersi credibili dinanzi alla Commissione.

L'incontro di ieri segna quindi, in conclusione, due tappe fondamentali: una vittoria importante portata a casa dal Governo, cioè scongiurare il rischio di disimpegno delle risorse comunitarie minacciato qualche mese fa dalla Commissione europea (una vittoria ancora più rilevante perché riguarda il Paese e, in particolare, i cittadini del Meridione), dall’altra l’inizio di una presa di coscienza da parte delle regioni del Mezzogiorno che non esiste nessuna forma di pregiudizio nei loro confronti perché, quando lavorano (anche se quasi sempre messe alle strette), riescono ad ottenere risultati tangibili e credibili. L’Europa ieri mattina ci ha dato fiducia, speriamo di poterla ripagare - e, con essa, di ripagare noi stessi in quanto diretti beneficiari dei fondi, - nel migliore dei modi.

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