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Il governo Monti non è la provvidenza e votare a febbraio non è criminale

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L’ultima dichiarazione di Giorgio Napolitano fa fede: “Nuovo governo in tempi brevi o elezioni subito”. Si tratta di due strade egualmente lecite ed egualmente piene di incognite. Molto dipende dal modo in cui vengono intraprese, dalla lucidità e dalle intenzioni dei diversi protagonisti. Ma le cose non stanno come molti “giornaloni” le mettono oggi, con la prima soluzione vista come la salvezza certa e la seconda – data ormai per tramontata – come la strada sicura verso l’abisso.

Monti non è l’uomo della provvidenza che tutti si affrettano ad applaudire, magari sull’onda del panico da spread. Così come le urne non sono un’opzione criminale e anti-italiana, come in modo democraticamente eretico oggi si tende a credere.

L’unica cosa certa è che le scelte fatte oggi cambieranno il volto politico del paese per i prossimi dieci anni e in modi non interamente prevedibili dal punto di osservazione attuale. Per questo bisogna che la classe politica, specie quella di centro-destra che oggi è sul banco degli imputati e subisce le maggiori pressioni, conservi lucidità e lungimiranza sufficienti e metta da parte per quanto possibile i calcoli sulla salvezza personale a breve termine.

Certo è difficile resistere alle lusinghe del governo tecnico. Monti e il suo tentativo sono ormai soffusi da un’aura salvifica che pare impenetrabile, la sua ascesa al potere è accompagnata da cori solenni e fumi d’incenso profusi dai saggissimi e accoratissimi direttori dei grandi giornali nazionali: ogni parola spesa a suo favore suona come una preghiera all’Italia che “ce la può fare”, mente chiunque osi mettersi sul suo cammino è visto come un nemico della patria.

In questo clima parlare di elezioni, ciò che dovrebbe rappresentare l’essenza di un paese democratico è divenuto una bestemmia e una mascalzonata. 

Eppure c’è qualcosa che non torna e che non convince. A parte il fatto che il governo Monti viene per ora ritratto come un percorso assolutamente virtuoso, a cui ciascuno si accosta sgombro di ambizioni e solo interessato al bene comune, ma non è affatto detto che quando si comincerà a distribuire poltrone e poltroncine il quadro resti lo stesso. Per questo non è prudente darlo già per scontato, demonizzando qualsiasi altra alternativa. Perché se poi il tentativo fallisce, ci si condanna ad abbracciare il demonio.

Ma c’è qualcosa che dovrebbe preoccupare un po’ di più i molti tifosi di Monti che già affollano il centro-destra e anche gli altri che sembrano rassegnati. Per il Pdl accettare quella soluzione comporta una serie di conseguenze molto poco allettanti. Prima di tutto produce la rottura con la Lega, ponendo fine ad una alleanza strutturale che non è stata insignificante nell’era che si sta per chiudere. Rompere questa alleanza vuol dire per il centro-destra rinunciare a presentarsi come una forza di governo, uscire da quel perimetro di partiti che possono candidarsi alla guida del paese. Il Pdl senza Lega e viceversa potranno anche contare in futuro – e ne dubito – ma certo non potranno tornare al governo.

Ma non è solo il centro-destra italiano così come lo abbiamo conosciuto a venire stravolto dall’ipotesi del governo tecnico. Lo stesso Pdl andrebbe immediatamente in pezzi. Già si sa che molti parlamentari e ministri - in particolare quelli provenienti da An - sono pronti a non votare per Mario Monti ed eventualmente a creare un nuovo gruppo di opposizione. Ma basterebbero pochi mesi per trasformare anche i pidiellini che avessero accettato posti di governo o comunque di stare nella maggioranza in qualcosa di diverso da quello che sono ora.

La capacità di attrazione di Pierferdinando Casini, il vero trionfatore di questa fase, e del progetto di mettere sotto il suo cappello il nuovo partito dei moderati, sarebbe troppo forte. Da un lato ci sarebbe il presidente della Repubblica in pectore e dall’altro l’ex presidente del Consiglio: non è difficile immaginare verso dove sarebbe diretto il flusso delle nuove lealtà. Certo resterebbero i reduci, quelli che porteranno per anni sul bavero lo spillino “forza Silvio”, un po’ come ci sono stati per tanto tempo i reduci del Movimento Sociale ( e non sto paragonando il berlusconismo al fascismo, la mia è una analisi antropologica), ma saranno sempre meno e sempre meno influenti. Dall’altra parte avrai lo sfarinamento silenzioso di quelli che “non sono mai stato berlusconiano” e che in effetti sono stati sempre democristiani.

Nel giro di un anno – Monti al governo, Casini al timone della politica - dell’esperienza quasi ventennale del berlusconismo resterà poco e niente: non il lascito di una classe dirigente, non la memoria di un’epoca contraddittoria ma con molti elementi di positiva e forse irripetibile eccezionalità.

Si può ammettere questo esito e persino giudicarlo desiderabile ma è difficile credere che le cose andranno diversamente.

Anche il Pd, che oggi va baldanzosamente a braccetto di Casini verso il governo tecnico in preda all’euforia post-berlusconiana, dovrebbe fare bene i suoi conti. Tra un anno e mezzo, alle elezioni del 2013, il panorama politico sarà completamente sconvolto: non più un centro destra e un centro sinistra in gara per l’alleanza con in terzo polo per la conquista del potere. Piuttosto un primo polo moderato, gonfio dei resti del Pdl, di un bel gruppo di ex Pd di rito democristiano e di tutti i senza patria e senza poltrona accumulatisi nel declino berlusconiano, andrà allo scontro con una riedizione dell’Ulivo in tono minore, stremato dalle misure lacrime e sangue del mitico governo Monti e svuotato dai dipietrismi e grillinismi rampanti che saranno nel frattempo cresciuti.

Il patto Casini-Bersani che oggi sembra di ferro, diventerà di spade e coltelli e al segretario del Pd non resterà che tornare a pettinare bambole e smacchiare leopardi all’opposizione.

Si può dire: tutto probabile, forse tutto vero, ma almeno avremo salvato l’Italia. Sarà. Certo la controprova rischia di arrivare troppo tardi per esser di qualche utilità.

La prospettiva elettorale, a sua volta, ha una forte controindicazione per Berlusconi. Restare a palazzo Chigi per il disbrigo degli affari correnti – che saranno invece affari straordinari – equivarrebbe a fare la campagna elettorale sotto le bombe dello spread e dei mercati. Con in più l’accusa di non aver di fatto mollato la cadrega. Ma allora la soluzione non è quella di aspettare la scadenza naturale della legislatura dando un anno e mezzo di tempo al pantano delle lobbies, delle banche e della tecnocrazia per riprendersi il paese che Berlusconi gli aveva magicamente sottratto nel ’94. Se proprio si deve chiamare in causa un civil servant, lo si faccia chiedendogli un sacrificio per l’Italia non regalandogli onori e poteri. Un governo tecnico può servire per portare il paese al voto a fine gennaio, con il solo compito di implementare le misure contenute nel maxiemendamento europeo e di tenere a bada i mercati per una cinquantina di giorni. La politica intanto faccia il suo mestiere: chieda ai cittadini come e da chi vogliono essere governati, parli chiaro su come sarà possibile rimettere in piedi l’Italia con misure di rigore e come rimetterla in corsa con misure di sviluppo. E magari, destra e sinistra, Berlusconi e Bersani, annuncino un patto solenne: se dopo le elezioni si arriva ad un testa a testa l’impegno sarà quello di formare un governo di grande coalizione, ma questo sì benedetto dalle urne e specchio della volontà degli elettori. Chi prende anche solo un voto in più indica il premier, gli altri contribuiscono in proporzione. Sarà meno contento Casini, ma ce ne possiamo fare una ragione.

 

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16 COMMENTS

  1. Ma Monti è un vero economista?
    Non vorrei essere noioso con la mia mania dei curricula e l’H index (che dipendono dalla disciplina ma che sono confrontabili per uno stesso settore). Secondo Scholar Google c’è un abisso tra Mario Monti e reputati economisti. Secondo Scolar il lavoro più citato di Monti ( con 143 citazioni) risale al 1972 e il suo H index è un misero 8. Invece Francesco Giavazzi (tanto per rimanere in Italia) ha un massimo di 1739 citazioni per una pubblicazione del 1988 e H-factor 43. Il premio Nobel 2008 Paul Krugman ha un libro del 1991 citato 7235 volte e H-index 96.

  2. Un nuovo Governo, in

    Un nuovo Governo, in rispetto della democrazia elettorale, non si può affidare a chicchessia, solo per grandissimi meriti accademici. Il Pdl, ha vinto le elezioni e fino a prova contraria in Parlamento possiede ancora la maggioranza, dunque il Presidente Napolitano, quando e se, Berlusconi si dimetterà, prima di affidare il paese a gente che non è stata votata e dunque non è stata eletta, dovrebbe dare l’incarico per la formazione del nuovo governo a l’unico cofondatore del morente partito della libertà, e cioè il Presidente della Camera on Gianfranco Fini, visto che la Lega, era solo federata ad esso. Se Fini, accettasse, e riuscisse a poi a formare il Governo si va avanti, altrimenti le elezioni. La sinistra vincesse le elezioni se vuol governare. Poiché se non le vince non gli spetta. I cittadini, visto che pagano tutti i costi della politica e subiscono ogni malefatta del mal governare, vanno e devono essere rispettati dal Presidente della Repubblica, più dei rampantismi di coloro che si contendono il titolo di Salvatori della Patria.

  3. Chi comanda
    Ricavo da Wikipedia:

    Dirigenti della Goldman Sachs passati alla funzione pubblica:

    Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia

    Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia

    Mario Monti, dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs

    Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006

    Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)

    Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton

    Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush

    Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.

    William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve

    Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange

    Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.

    Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto della Casa Bianca

    Gary Gensler, sottosegretario al tesoro

    Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey

  4. crisi ed elezioni
    Mi auguro questa soluzione: governo Monti, mancata fiducia (Senato), scioglimento delle Camere ed elezioni a febbraio.
    Spero che non sia un sogno.

  5. Io credo che ci siano dei
    Io credo che ci siano dei limiti oltre i quali le ragioni di questo o quel partito e addirittura della rappresentatività dell’elettorato cadano in secondo piano rispetto agli interessi del Paese e questo limite è stato raggiunto.
    Siamo sull’orlo del fallimento e salvare l’Italia è un dovere improcastinabile di ogni forza politica che va oltre agli interessi di parte, figuriamoci quanto mi interessa se una volta in salvo si ritroverà avantaggiata destra, sinistra o centro.
    Se cosi non fosse dovrei stracciarmi le vesti ogni volta che in situazione normale vince le elezioni la sinistra, non lo faccio in quel caso e tantomeno lo farò se questo fosse è il prezzo da pagare per la salvezza o anche solo per avere qualche possibilità in più di farcela.
    La verità è che Berlusconi ha fallito nel compito di riammodernare l’Italia e i nodi sono venuti al pettine in tempo di crisi; siamo oltre il tempo massimo e non ci sarà una seconda possibilità; politicamente ci sarà un prezzo da pagare che sarà infinitamente inferiore a quello che pagherebbero i cittadini in caso di default. E chi si rifiuta di anteporre gli interessi della nazione a quelli di partito un giorno dovrà pagare un prezzo superiore a quello attuale.

  6. Mancano le persone
    Mancano le persone valide!Nè Berlusconi nè altri politici lo sono.Il problema è questo.Io non vado a votare se non vedo(e sento i programmi) di persone serie che riscuotono la mia fiducia.Forse Alfano lo è,ma deve farsi conoscere.Di venditori di fumo ne ho già visti abbastanza.E bisognerebbe uscire dall’Euro.
    Ma per fare un passo simile occorrerebbero persone di altissimo profilo,di cui non c’è traccia da nessuna parte.Per cui un governo di transizione,composto da persone serie,sarebbe il male minore.Ma siamo sotto
    il tallone dei poteri forti,che ci strangolano col debito e ci obbligano alla recessione e alla rovina.
    E’ colpa degli italiani che in 40 anni non sono stati capaci(perchè non hanno voluto) di mettere a posto i conti e così siamo ridotti a questo punto.Ci vuole coraggio,spirito di sacrificio,capacità di darsi degli obiettivi e di perseguirli con decisione.Ci voglione persone degne e capaci.Nessuno ci porta fuori dai guai se non lo fanno gli italiani.Ma dove sono?

  7. Tramonto (leggi eclisse) della democrazia
    … ma Berlusconi non aveva assicurato che, per quanto lo riguardava, non ci sarebbero state alternative alle elezione subito? Perché tituba sempre? Non mi va di essere salvato da un tecnico(?)ribattezzato politico e non votato. L’europa ci comanda, i nostri politici sono attaccati alla poltrona e accessori: che senso ha avuto ed avrà andare a perdere tempo per dare un voto poi tradito. Ma che significa noi in pensione a 67 anni e i francesi a 62! forse ho capito male…. Meglio pane e cipolla liberi che carne tritata ammannita del nord europa. E’ questione di intendimento di particolare dignità. Ma veramente siamo ridotti civilmente ed economicamente peggio di tutti e 27 paesi ammucchiati in europa! Viene da sganasciarsi dalle risate; anzi no: da piangere. Saluti.
    La lega mi sembra più seria, così pure l’idv.

  8. criminale è sostenere Monti
    Si sente già che Monti sta lavorando a una gragnuola di tasse condite con una bella patrimoniale-esproprio.
    Criminale è avvallare il governo Monti.
    Poi a quell’imbecille di commentatore che propone la piattola Fini come primo ministro, mi permetto di ridere in faccia.

  9. @ omero mastix
    Io invece spero che i deficienti come te se lo prendano in quel posto; ignorantone, a febbraio saremo tutti ridotti sul lastrico per l’eccessivo carico fiscale cui fare fronte.

  10. anonimo ignorantone
    Penso a quanto abbia sofferto nella sua vita, quanti epatoprotettivi è stato costretto a trangugiare ed ora che B. non c’è più continua a vomitare perché non riesce a fare altro. Un cura del sonno per una legislatura forse otterrebbe effetti salutari.
    Cordialmente.

  11. Apprezzo i “salvatori”, ma amo votare
    Con tutto il rispetto per il senatore a vita dott. Monti, io di “Salvatore” ne accetto solo Uno: Gesù. Per tutto il resto è assai preferibile votare. Non sempre è la soluzione migliore, ma è sempre la meno dannosa.

  12. Soluzione alla greca.Governo
    Soluzione alla greca.Governo per attuare interamente la lettera alla ue,che Monti non può che condividere e che non prevede patrimoniale,perché esproprio per la classe media e imposta ideologica.Eventuale riforma della legge elettorale per il senato,per dare certezza di maggioranza e non portare alla assurda grande coalizione,(se sono contrapposti ora perché non dopo?).Elezioni fra pochi mesi.Il resto è ribaltone.Anche se aderisse il pdl,perché sarebbe un ribaltone contro gli elettori.In caso contrario,quanto dice Loquenzi sul futuro del pdl è una facile profezia.

  13. Grazie dell’analisi, aggiungo:
    se è vero che Mario Monti è stato parte di una della più grandi Banche d’affari del mondo, Goldman Sachs, vediamo in che maniera realizzare un nuovo Governo al più presto possibile e con le garanzie di una sana politica. Preso atto che il PDL ha la maggioranza nel Paese, (testimoniato dalle “elezioni di mezzo”, le regionali) un buon C.d.Stato dovrebbe ascoltare il dimissionario Berlusconi (peraltro dimissionario per ragion di Stato), accettare un suo candidato a premier, accertandosi che sia gradito a qualcuno dell’opposizione, al solo fine di varare i dispositivi che questo Governo ha concordato con L’Unione Europea e sottoporlo alla fiducia del Parlamento. Diversamente, affidare la candidatura a Premier ad un amico dei c.d. poteri forti sarebbe una beffa per noi italiani e un inchinarsi alla pre-potenza di tecnocrati spregiudicati, contrari al volere del popolo che sostanzialmente ne risulterebbe esautorato. Ricordiamo che: Il C.d.Stato è il primo rappresentante del popolo, come il Premier lo è per la fiducia riscossa dagli italiani nell’elezione diretta. senza le precedenti condizioni si vada alle elezioni subito, come dice il C.d.Stato.

  14. @ omero mastix
    La pochezza delle tue idee mi conferma nel convincimento della tua grossolana ignoranza. Personalmente del Berlusca, di cui sono stato elettore, non me ne frega un accidente. Sono invece maggiormente interessato, in quanto onesto contribuente alla fonte, al buon andamento dei conti pubblici e non sono disposto a farmi tosare ulteriormente da governi inadeguati come quello uscente; molto meglio un governo tecnocratico in grado di garantire interventi fiscali equitativi e scevri da interessi elettoralistici. La difesa del concetto di “primato della politica” sono ben lieto di lasciarla nelle mani di esperti paladini della tua risma che, ne sono certo, hanno già le mani in pasta. P.S.: Io ho già avuto modo di sperimentare sulla mia pelle l’ebbrezza della morte; quando sarà il tuo turno fammelo sapere, sempre se ti sarà concesso di riuscirci.

  15. i Governi tecnici non fanno
    i Governi tecnici non fanno gli interessi del popolo sovrano, ma solo di lobby ben precise. bisogna andare al voto, il popolo ha il dirittto di indicare chi Governa il Paese, anche se c’era già il legittimo Primo Ministro fatto fuori, ma i segnali di fumo si vedevano da tempo non c’era bisogna di farsi togliere la poltrona. fra questi l’Aspen n’è responsabile a seguire l’invidia dell’asse Russia-Italia , e altro ancora .

  16. IL CASINI
    Sono d’accordissimo con ciò che scrive il direttore:punti,il centrodestra,ad elezioni entro il più breve tempo,dopo aver adempiuto agli altri impegni che ci obbligherà ad accettare la BCE;in tal modo si potranno limitare i danni da sgretolamento del centrodestra , le bravate di Casini e,sopratutto si potrà evitare che questo cosiddetto governo tecnico faccia danni all’Italia e agli italiani.
    Però io cgedo che una casa debba essere tenuta ben presente dai parlamentari dell’area di destra che parteciperanno alle trattative per la formazione di questo governo : evitare a tutti i costi che venga dato un qualsiasi ruolo a Giuliano Amato.
    Non vogliamo GIULIANO AMATO !!!!!!

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