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Il governo Prodi compie un anno e ancora balbetta

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Oltre cento leggi in meno approvate con una media mensile che non raggiunge nemmeno il 3 per cento. E di queste il 90 per cento sono tutte di iniziativa governativa.  Pochi numeri ma che danno già l’immagine della XV Legislatura che tra breve, dopo una lunga, quanto inusuale, pausa pasquale, si avvia a celebrare il suo primo anno di età. Una Legislatura che già da questi primi e sommari dati evidenzia da un lato l’eccessiva presenza del Governo nella vita parlamentare, quasi a volerla guidare se non blindare, e dall’altro un Parlamento che produce poco e che si limita soprattutto a ratificare atti e scelte fatte in altre sedi.

Un anno vissuto così, lacerandosi sul controverso dato elettorale e patendo, oltre modo, la debolezza di un Governo tenuto insieme da debolissimi lacci. E’ chiaro che tutto questo ha creato un cocktail difficile da mandar giù per l’attuale maggioranza soprattutto sei si ci si confronta con i dati della scorsa Legislatura. Cinque anni che grazie ad una maggioranza ampia e ad un programma di Governo chiaro permisero di ridurre la polverizzazione delle proposte di legge concentrandosi sulle riforma di sistema e di settore. Non così in questa Legislatura dove l’estrema varietà delle forze della coalizione ha portato a quasi 4mila proposte di legge ed a non abbozzare alcun progetto di riforma.

Sul dato della produzione legislativa l’abisso tra il 2001 e quest’anno legislativo è ancora più evidente. Cinque anni fa fu possibile condurre in porto ben 135 leggi, con una media mensile del 9.8 per cento, mentre oggi il totale delle norme approvate si ferma a 30 abbassando il valore medio mensile a 2.83. Le ragioni di questo deficit produttivo sono note. La debolezza di una maggioranza, soprattutto al Senato, che non è in grado di svolgere un’organica ed ampia attività politica. E poi un Governo che per evitare di trovarsi in sofferenza numerica preferisce retrocedere il Parlamento a mero ufficio di certificazione. Una circostanza che si può leggere anche nei dati della tipologia delle leggi varate che confermano la preponderanza dell’attività governativa. Dall’aprile del 2006 fino ad oggi sono ben 27 le norme ispirate dall’azione dell’Esecutivo e cioè il 90 per cento dell’intera produzione legislativa. Anche in questo caso i dati risalenti a cinque anni fa confermano un andamento diverso e soprattutto scelte ben differenti. Il Governo guidato da Berlusconi, che fu accusato di fare ricorso alla decretazione d’urgenza, si tenne sotto la soglia delle 70 leggi e quindi incidendo meno del 50 per cento sul numero complessivo di norme approvate.

Numeri che confermano come Prodi e ministri cerchino di lasciare il minimo spazio di autonomia e manovra al Parlamento. Non vanno meglio le cose quando si analizzano i dati delle singole Camere. I deputati a Montecitorio, ad esempio, quest’anno si sono riuniti per 128 volte collezionando 773 ore di seduta. Cinque anni fa la Camera dei Deputati a maggioranza centrodestra riuscì a convocarsi per 184 volte in tutto 1003 ore. Infine stessa situazione per Palazzo Madama, che dall’inizio di questa Legislatura è considerato ventre molle dell’Unione. Al Senato l’asticella delle sedute si è fermata a 137 mentre cinque anni fa si era arrivati a 153. Ed è significativo notare che nemmeno nell’ultimo anno della XIV Legislatura la maggioranza di centrosinistra sia riuscita a fare meglio visto che nel 2005 i senatori sedettero sugli scranni per ben 197 volte. Sarà anche una maggioranza “sexy” come dice Prodi ma di certo le sue “performance” fino ad ora sono davvero molto poco accattivanti.

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