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Il Governo Prodi scivola sulla politica estera

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Il Senato boccia la politica estera del Governo Prodi. Dopo aver ascoltato l’intervento al Senato del ministro degli Esteri D’Alema sulle strategie internazionali del nostro Paese, ha fatto mancare il suo appoggio, bocciando la mozione del leghista Calderoli in cui “chiedeva l’approvazione della politica estera del governo sull’Afghanistan”.

Mozione di non poco conto visto che il leghista l’aveva preparata ispirandosi “al documento di 41 senatori della maggioranza, di cui 3 capigruppo, che contestano pesantemente la politica del governo sull’Afghanistan”. Voto contrario che nei fatti quindi avrebbe dovuto suonare come una sfiducia nei confronti del governo o per lo meno per il responsabile della Farnesina. E invece, come se nulla fosse accaduto.

Dall’Unione solo una notazione spiegando che il voto di ieri è stato soltanto frutto di un “errore materiale”. Si sa, dalle parti dell’Unione ormai non è un mistero che si possa mettere il governo in minoranza su qualunque argomento. In realtà per questa maggioranza il problema rimane e alla fine è sempre lo stesso, cioè quello di una sinistra radicale che esercita un peso eccessivo sulle scelte e le decisioni del governo. E questo anche quando si è fatto di tutto per cloroformizzare il dibattito. Non a caso l’Unione da tempo stava preparando questo passaggio in Senato cercando di eliminare qualsiasi elemento di criticità. Anche la stessa risoluzione della maggioranza era stata preparata per impedire che si potessero aprire controversie. Un solo rigo per dire che in sostanza si approvava la relazione sulla politica estera presentata dal ministro D’Alema. Tutto qui. E come detto comunque ci stava per scappare un altro scivolone come quello di sei mesi fa, quando proprio sulla politica estera il governo andò in crisi imponendo a Prodi di rassegnare le dimissioni. Invece alla fine, verso le 21.30, le comunicazioni del ministro degli Esteri  hanno ottenuto 159 voti favorevoli contro i 153 della CdL.

Tre i senatori a vita, Montalcini, Colombo ed Andreotti, che hanno votato per il governo risultando determinanti ancora una volta per raggiungere una quota di sicurezza. Infatti senza quei tre voti l’Unione sarebbe arrivata a 156, due voti in meno rispetto alla maggioranza politica di cui più volte ha fatto riferimento il presidente Napolitano. Un governo che quindi continua a non godere di una maggioranza politica. Tra i banchi dell’opposizione invece si sono registrate tre assenze. Niente spallata, quindi. Complice però anche una CdL arrivata all’appuntamento senza convinzione. Ben undici risoluzioni, forse un po’ troppe, e l’assenza di una strategia ben definita hanno consentito all’Unione di avere la meglio. Un risultato a cui ha contributo anche lo stesso D’Alema che da giorni era rimasto insolitamente sotto tono, quasi defilato al punto di non voler dare troppa rilevanza a questo passaggio in Senato. Infatti, se sei mesi fa aveva ammonito che “senza maggioranza il governo andava a casa” , stavolta baffino ha accuratamente evitato toni melodrammatici preferendo un atteggiamento più dimesso. E non a caso il suo intervento durato un’ora e un quarto è stato oltre che lungo anche evasivo, toccando tutti i temi della politica estera italiana senza però mai addentrarsi più di tanto. Sull’Afghanistan ha ribadito che si dovrà rimanere per “un periodo non breve” mentre sul fronte delle morti civili ha ribadito che “è inaccettabile sul piano morale continuare a causare vittime civili nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo”.

Anche su Hamas D’Alema è riuscito ad evitare problemi. In effetti la CdL sperava che proprio sul tema mediorientale il ministro degli Esteri potesse inciampare. Ed invece anche qui D’Alema se l’è cavata navigando a largo dai temi più spinosi e limitandosi a ribadire di non aver “mai proposto che la comunità internazionale apra negoziati diretti con Hamas” ribadendo, poi, che “ho sollecitato la necessità di una ripresa del dialogo interno ai palestinesi evitando di spingere Hamas a radicalizzarsi e a finire tra le bracia di Al Qaida”. Fin qui la relazione di D’Alema. Il resto è cronaca con solo tre risoluzione della CdL accettate. Pericolo scampato, per ora. La chiusura estiva permetterà al governo di recuperare le forze ed anche le idee per la ripresa che si prospetta davvero rovente. Su tutto la riforma delle pensioni che dopo le pacche sulle spalle reciproche tra sindacati e governo dovrà passare l’esame più duro: quello del Senato. E le critiche della sinistra radicale non fanno ben sperare. Per il governo la prospettiva di un autunno davvero caldo.

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