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La fede e la pandemia

Il “gran reset”? Vecchio quanto la storia del mondo, ma il finale è già scritto

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Si aggira lo spettro del Gran Reset: non è un complotto, è un progetto ormai noto, almeno in rapporto al Forum sull’economia – e non solo – di Davos. L’economista bocconiana Ilaria Bifarini, nel suo saggio sul tema, spiega che, nel passaggio dalla pandemia alla nuova normalità, pur apprezzando la scienza bisognerà contrastare lo scientismo, quasi nuovo Messia, e la Cina quale modello da imitare, in specie per la dittatura sanitaria. Secondo Klaus Swab e Thierry Malleret – autori del libro sul Gran Reset – ci salverà il profitto, e non potremo più dividere la storia avanti Cristo e dopo Cristo, ma ‘avanti Covid’ e ‘dopo Covid’.

Siamo davanti ad un ‘nuovo ordine mondiale’ per un ‘nuovo umanesimo’? No, state tranquilli, è antico come il cucco, e destinato a rimanere incompiuto come la Torre di Babele. Perché? Risposta sintetica: ha escluso una ‘variabile indipendente’: Dio onnipotente. Poi c’è un’incognita permanente: l’uomo. Come la penserà? Che farà? Difficilmente prevedibile.

In tutto il mondo, di sicuro in Italia, le cose non vanno. Al punto che Davide Ermini, vice presidente del CSM ha chiesto, in apertura dell’anno giudiziario, un “cambiamento di mentalità e una rifondazione morale” (sic!). Il fatto è che il “vuoto politico” ha in mano il Paese, come nella recente “passerella” al Quirinale: i personaggi della cosiddetta ‘maggioranza’ si sono ripresentati due volte, per dirla alla Hegel: come reduci di una tragedia, come comparse di una farsa: sullo sfondo, la patetica commemorazione del centenario della scissione di Livorno. A tutto ciò si addiceva un commento di Pietro Nenni: “A fare i puri trovi sempre il più puro che ti epura”. Infatti, questo è capitato anche in Vaticano col caso Becciu, e non è detto che non si riproponga. Inoltre, tutto ciò è applicabile all’attuale leadership dell’Europa: “una minoranza auto-cooptata di sradicati politicamente corretti l’ha scippata agli ideali dei suoi fondatori: Adenauer, Schumann e De Gasperi, non a caso tre cattolici […]. La costruzione di questa Europa comune, dunque, somiglia sinistramente a quella dell’Italia unita… Ebbene, questo tipo di operazione sta calando su di noi ancora una volta, estesa a tutta l’Europa […]. Non a caso i più guardinghi sono quei new entry che hanno già conosciuto qualcosa del genere: l’Urss. Occhio, dunque, perché questa non è più neanche l’Europa “dei banchieri”, ma qualcosa di peggio” (Rino Cammilleri).

Quale analisi, in sintesi? Quella di sant’Agostino, agli inizi del V secolo: “L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio […] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità” (La città di Dio, XIV,28).

Siamo all’ennesimo ‘nuovo dis-ordine mondiale’. Per il cristiano che dà credito alla Rivelazione biblica, non meno del laico amante della ragione, il Gran Reset è, come la Torre di Babele: destinato a rimanere incompiuto. O come la statua della visione di Daniele: un sassolino si stacca dal monte e la colpisce ai piedi di argilla, nonostante tutto il resto è di oro, argento, ferro, rame e argilla: e crolla al suolo.

Perciò, il cattolico non deve lasciarsi impressionare dalla scena di questo mondo che passa, invece deve seguire la Rivelazione, la quale avverte che il confronto tra Cristo e il maligno durerà sino alla fine. Ma Cristo vince sempre, anche quando i suoi sono perseguitati, e sconfigge i nemici non permettendo loro di completare il progetto; questo accade perché c’è un ‘difetto di fabbrica’: essi prescindono da Dio. Infatti, il salmo 127 afferma: “Se il Signore non costruisce la città, invano faticano i costruttori”. E il salmo 117 ricorda che scartando la pietra angolare – che è Gesù Cristo – l’edificio non sta in piedi e ci si va a sfracellare. Dunque, stando così le cose, nessun ‘nuovo ordine mondiale’ e nessuna ‘fratellanza universale’ arriveranno a compimento escludendo Cristo. Il cristiano vive così nella vera pace!

Per capire che il Gran Reset non è sostanzialmente nuovo, si consiglia di vedere il film ‘L’ultimo dei Mohicani’. Poi, si ascoltino i discorsi di Merkel, Putin e Xi Jinping nella ‘Davos 2021’, e si capisce che non farà mai giorno. I cattolici autentici e i laici razionali non devono preoccuparsi oltre misura, perché è dall’inizio della storia che c’è opposizione tra Dio e il mondo; per questo Cristo mise in guardia i suoi, dicendo: “Sarete perseguitati anche voi”. I cristiani non devono mai dimenticare che sono legati al destino di Cristo. Non è loro chiesto di vincere, ma di opporre resistenza. La Chiesa ce l’ha nel suo dna tale opposizione, nonostante dal post-concilio, alcuni suoi uomini abbiano cercato di addolcirla.

Cosa fare allora? Così, scrive John Henry Newman ne Gli Ariani del IV secolo: “I cristiani non osservano il proprio dovere […] quando si dividono in molti partiti […] ma, non fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra loro, e quando tale coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male, alle corti dei re o tra le varie moltitudini. E se essi non possono ottenere di più, possono, almeno, soffrire per la verità e tenerne desto il ricordo, infliggendo agli uomini il compito di perseguitarli”.

Certo, il martirio è l’estrema ratio dei cristiani. Essere come agnelli in mezzo ai lupi, semplici come colombe e scaltri come serpenti, essere sale e luce del mondo. E quando affrontano l’impegno nel mondo – che ha una delle sue più alte espressioni nella partecipazione alla politica – essi, se vogliono avere rilevanza, devono ricordarsi quanto hanno insegnato Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e il cardinal Ruini: la formazione cattolica alla dottrina della Chiesa e la collaborazione con i laici amanti della ragione, che vogliono vivere come se Dio esistesse. Bisogna muoversi secondo il criterio dell’Apostolo: vagliare ogni cosa e trattenere ciò che vale (cfr1 Ts 5,21). In tal senso, permane come modello di riferimento la Fondazione ‘Magna Carta’. Si ritroverà insieme la voglia della battaglia per restaurare la città nella sua umanità e socialità, che abbia come costruttore Dio stesso (Eb 11,10).

Dato che si vuol far assurgere a neo-divinità l’economia, quando codesta è solo un mero strumento, come spesso ammonisce Ettore Gotti Tedeschi, la Chiesa deve tornare ad annunziare l’ ‘Economia della salvezza’, se è ancora convinta che solo la conversione richiesta da Cristo dà origine alla vita buona secondo il Vangelo. Riprenda l’evangelizzazione, concentrando in essa le risorse spirituali, intellettuali e apostoliche di vescovi, sacerdoti e laici. Non perda altro tempo.

Cosa possiamo aspettarci, dunque, dopo questo ‘pandemonio’ da virus? Il Gran Reset? Non si devono nutrire aspettative ‘politiche’, ossia di liberazione del mondo, ma operare e attendere ogni giorno alla salvezza e alla redenzione che viene da Cristo. Dopo la caduta dell’uomo, c’è stata “l’incarnazione del Verbo, conditio sine qua non della salvezza del mondo e dell’intero universo” (Fyodor Dostoevskj). Così, tutto quel che accade nel mondo è Provvidenza che conduce alla ricapitolazione di ogni cosa in Cristo (cfr Ef 1,10), l’unico vero ‘Gran Reset’ della storia e del cosmo.

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