Home News Il grande inganno del riscaldamento globale

Junk Science

Il grande inganno del riscaldamento globale

0
35

Un nuovo studio segnala la preoccupazione allarmistica sulla mancanza di un effettivo riscaldamento globale e il bisogno di giustificarla. Ricercatori dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU, o IPCC, in uno studio riportato su Nature del 1° Maggio, dopo aver messo a punto il loro modello climatico in modo tale da riflettere le reali temperature della superficie del mare degli ultimi 50 anni, sostengono che “la temperatura globale della superficie potrebbe non aumentare nel prossimo decennio, ed essendo una variazione climatica naturale… compensa temporaneamente il progettato riscaldamento di origine antropica.”.

Capito? I ricercatori dell’IPCC, grazie a Madre Natura, non prevedono alcun riscaldamento globale per il prossimo decennio. Sebbene appaia sbalorditivo che questo provenga da scienziati dell’IPCC che sono sempre stati tra i sostenitori del riscaldamento globale dovuto all’attività umana, in realtà non sorprende granché visto che la nozione del cambiamento climatico dovuto all’attività umana non è mai stata all’altezza della sua fama propagandistica.

Quando James Hansen della NASA suonò l’allarme in Congresso, 20 anni fa, predisse che la crescita della concentrazione di anidride carbonica, o CO2, nell’atmosfera avrebbe sollevato, durante gli anni ’90, le temperature globali di 0.34 gradi Celsius. Ma le temperature di superficie, durante quel decennio, sono aumentate di soli 0.11 gradi Celsius e quelle della bassa atmosfera sono in realtà diminuite. La temperatura globale rimane ben al di sotto del picco del 1998, dovuto al El-Nino, nonostante il continuo incremento del CO2 atmosferico. Gli isterici sostenitori del riscaldamento globale pretendono che le emissioni di CO2 dovuta all’attività umana siano il motivo principale del clima globale e che il loro controllo incida favorevolmente sul clima. Nonostante ciò sia da escludere, perché presuppone, in pratica, che senza attività umana il cambiamento climatico non avverrebbe, questo rimane il loro punto di vista.

Lo studio di Nature, comunque, riafferma il legittimo ruolo dominante esercitato da Madre Natura sul nostro clima. Sebbene non ci siano prove che le emissioni di CO2 dovuta all’attività umana giochino un qualsiasi rilevabile ruolo nel cambiamento climatico, l’idea che Madre Natura possa raffreddare il pianeta nonostante la furibonda produzione umana di gas dell’effetto serra sarebbe, per gli allarmisti, un modo di ragionare persino più nefasto. Potrebbe significare che le emissioni di gas dell’effetto serra sono in realtà benefici, perché senza di loro, il raffreddamento di Madre Natura potrebbe essere particolarmente dannoso. L’ultima volta che la terra ha avuto un significativo raffreddamento è stata tra il XXIV e il XIX secolo, un periodo conosciuto come la Piccola Era Glaciale. Tra le altre cose, durante quel periodo, i Vichinghi furono costretti a ritirarsi da una gelida Groenlandia e temperature più fredde nell’emisfero settentrionale furono responsabili per, o contribuirono a, numerose carestie e relativi sconvolgimenti sociali. Riuscirà lo studio di Nature a gettare nella spazzatura della storia l’allarmismo climatico? Ne dubitiamo.

Proprio questa settimana, Al Gore si è procurato 683 milioni di dollari per un fondo d’investimento che mira a trarre profitto dalle tecnologie, sovvenzionate dal governo federale, correlate al riscaldamento globale. Alcune settimane fa, Gore ha lanciato una campagna pubblicitaria di 300 milioni di dollari sul riscaldamento globale. Pensate che sia interessato a restituire quei soldi agli investitori e ai contribuenti? O che lui e l’IPCC siano interessati a restituire i loro Premi Nobel?

Il governo federale sta contribuendo annualmente con oltre 5 miliardi di dollari alla ricerca sul cambiamento climatico e sulle energie alternative. Una generazione fa, c’era nel mondo solo un pugno di climatologi, ora ce ne sono a legioni pagati con i soldi dei contribuenti; agganciati al filone d’oro del clima ci sono anche professionisti della salute pubblica e scienziati di varie discipline.

E che dire dei profittatori del settore privato? Rinuncerà l’industria del carbone al suo programma CO2-offset ATM? Smetteranno di premere per avere 300 milioni di miliardi di dollari in free carbon credits quelle compagnie – tra cui Alcoa, Dow Chemical e Dupont – che hanno fatto lavoro lobbistico in Congresso per ottenere quei finanziamenti a fondo perduto?

Quanti politici e celebrità ambientalisti dichiarati saranno disposti a riconoscere che si sono resi ridicoli? Penso che il governatore della California Arnold Schwarzenegger, i fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page, Madonna e altri potrebbero perlomeno ributtarsi nel loro ipocrita stile di vita verde con una sorta di buona coscienza.

C’è infine il movimento ambientalista che è giusto, a novembre, a un’elezione presidenziale dal suo sogno di trasformare gli Stati Uniti in uno stato verde centralmente pianificato dove, con il pretesto della salvezza del pianeta, le elités verdi sceglierebbero chi avrebbe l’energia, quanta usarne e a quale prezzo.

La verità sul riscaldamento globale è che i suoi molteplici interessi costituiti sono sul punto di raccogliere una manna finanziaria e politica – e questo è il perche così tanti gli stanno dietro -, qualcosa che i fatti scientifici e le realtà climatiche potrebbero verosimilmente solo rovinare.

Quindi, quando la temperatura globale non si comporta come ci si aspetterebbe, scuse e spiegazioni devono essere trovate per prevenire che la quasi-pronta gallina dalle uova d’oro venga arrostita per cena. L’interpretazione dello studio di Nature, fornita dai suoi autori al New York Times, è che “stiamo apprendendo che la variabilità [naturale] del clima è importante e può mascherare gli effetti del cambiamento globale indotti dall’attività umana. Alla fine questo ci porta ad aver maggior fiducia nelle proiezioni a lungo termine.

Il tentativo di una logica qui è che, anche se gli allarmisti hanno sbagliato nel passato – e non è una novità –, il loro fallimento spiana la strada, in un certo qualmodo, a maggiori successi futuri. Guardiamo oltre questa logica fallace a nostro proprio pericolo. Non posso aspettare il loro pronunciamento orwelliano che il raffreddamento globale è il nuovo riscaldamento globale.

Nei prossimi 10 anni, mentre gli allarmisti andranno a cozzare contro la loro agenda misantropica, le loro trame prendi-tempo saranno “non siamo fortunati che Madre Natura ci ha dato una tregua?”

Questo sarà seguito, senza alcun dubbio, 10 anni più tardi da “Fiù, non siamo contenti di aver speso milioni di miliardi per prevenire un catastrofico riscaldamento globale?”

Nel frattempo, per osservatori qualificati, sarà semplicemente un modo per rendersi conto del fatto che, l’apocalisse del riscaldamento globale, non si è materializzata semplicemente perché non sarebbe mai accaduta in ogni caso.

Traduzione Mariopaolo Fadda

Steven Milloy pubblica JunkScience.com e DemandDebate.com. É un esperto di Junk Science, fautore della libera iniziativa e studioso associato del Competitive Enterprise Institute.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here