Il ‘gruppo dei venti’ può aprire la strada a nuove alleanze tra Pdl e moderati
14 Settembre 2010
La settimana politica si apre con due novità dalle parti del centrodestra. La prima: il gruppo di “solidarietà nazionale” che prende corpo e forma dopo il faccia a faccia di Nucara (Pri) col Cav. e le prove di convergenza Pdl-Fli sul nodo giustizia. Movimenti in un quadro politico che da qui al 28 settembre dovrà dire se la legislatura marcerà spedita verso il 2013 oppure se ci sarà uno show down elettorale.
Se Berlusconi continua a usare toni rassicuranti (la situazione in Parlamento “è sotto controllo, ci sono le condizioni per andare avanti” fino alla scadenza naturale della legislatura), è il segretario del Pri che uscendo da Palazzo Grazioli assegna al concetto il crisma dell’ufficialità, annunciando la formazione del gruppo che renderà il centrodestra autosufficiente rispetto ai finiani consentendo di raggiungere la fatidica soglia dei 316 deputati.
Venti deputati (numero minimo per fare un gruppo parlamentare) “ci sono e senza iniezioni del Pdl”, dice ai cronisti anche se non svela i nomi e le provenienze di chi vi ha aderito o sta per farlo. Si limita a dire che “si tratta di gente che, repubblicani a parte, finora non ha votato la fiducia a Berlusconi”. Il nuovo gruppo nascerà “qualche giorno prima o subito dopo” il discorso del premier a Montecitorio.
Ma chi sono i potenziali onorevoli già con la valigia in mano? Oltre agli iscritti al gruppo misto (Repubblicani, Noi Sud, Mpa, Liberal Democratici) della partita potrebbero far parte altri e nel Pdl si ipotizza il trasloco di alcuni finiani moderati, qualche eletto centrista – specie nella delegazione siciliana – pronto a lasciare l’Udc e perfino esponenti del Pd (area cattolica) ma anche dell’Idv. Ma al momento si tratta solo di opzioni.
Tra i ‘papabili’ ci sono i cinque deputati del movimento NoiSud del sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti; i tre Liberlademocratici Melchiorre, Tanoni e Grassano; i Repubblicani, tranne Giorgio La Malfa che prende le distanze da Nucara, e i Popolari Liberali di Francesco Pionati). Sembra tramontata la possibilità di un sostegno da parte degli esponenti delle minoranze linguistiche, due della Svp e uno dell’Union valdotaine, che a livello locale ha stretto accordi col Pdl. Smentite su una probabile convergenza sono invece arrivate da un pattuglia di deputati siciliani Udc (Tassone, Mannino, Ria, Drago e Pisacane), mentre i cinque eletti dell’Mpa hanno promesso il sì al governo pur confermando di voler mantenere la propria autonomia.
Il calcolo parte dallo status quo: attualmente i voti di Pdl (237) e Lega (59) arrivano a quota 296 e 20 è il numero che serve per avere una maggioranza autonoma di 316 parlamentari. Dalle file del centrodestra si insiste sul fatto che il nuovo gruppo non è targato Pdl ma nasce autonomamente e fuori dal recinto della maggioranza. La sua funzione va oltre quella di garantire l’autosufficienza del governo a Montecitorio, indipendentemente dai finiani. Lo si immagina infatti come una sorta di ‘avanguardia’ nel rapporto che potrebbe istaurarsi tra Pdl e una serie di settori moderati che prima guardavano altrove (in parte al centro, in parte al Pd, area cattolica).
Non è un’annessione, tantomeno una campagna acquisti – è il refrain da via dell’Umiltà – bensì un “elemento che movimenta il quadro politico aprendo la strada a possibili alleanze”. E non solo di legislatura. Messa giù così, l’operazione può essere vista come tappa intermedia verso future intese in chiave elettorale, se l’ipotesi del voto anticipato diventasse una condizione irreversibile. L’altro punto, è che la nascita del gruppo di “solidarietà nazionale” non deve “turbare” o “irrigidire” gli interlocutori che il Pdl potrebbe avere in una prospettiva di medio-lungo termine – Casini, Fioroni, Rutelli ad esempio –, per questo “va costruita con grande delicatezza e il fatto che sia portata avanti da persone esterne al Pdl come Nucara, mette il progetto sulla buona strada”, commenta un dirigente pidiellino.
Non solo: dopo i fatti di Torino – i fischi a Marini e il fumogeno lanciato contro Bonanni – appare evidente l’apertura di una frattura tra il mondo moderato, in particolare quello cattolico e la sinistra. Certo non si può pensare che queste persone passino armi e bagagli da una parte all’altra – è il convincimento nel Pdl – e del resto non sarebbe né giusto né serio. Ciò che si può pensare, invece, è che inizi un ragionamento politico, anche attraverso elementi che possono facilitarlo. E un’avanguardia come quella del nascituro gruppo può servire allo scopo.
Ma quali sono i vantaggi e i rischi dell’operazione? Se sul piano politico l’iniziativa può avere un respiro lungo, proiettato anche su probabili alleanze elettorali, sul piano tecnico la nascita di un nuovo gruppo parlamentare porta con sé dotazione di risorse, incarichi interni (a cominciare dal capogruppo e dal vice) e uomini nelle commissioni e nella conferenza dei capigruppo. Insomma, una solida base per controbilanciare eventuali “agguati” in Aula (e pure nelle commissioni) da parte dei futuristi.
Il rischio è che poi, alla prova dei fatti, manchi qualcuno all’appello per raggiungere quota 316 deputati o che magari dalle file della maggioranza qualche parlamentare, a sua volta, possa optare per il gruppo di Fli riportando così in bilico la soglia dell’autonomia alla Camera. O ancora, azzardano i più scettici, che il neonato ressemblement col tempo si trasformi in un ulteriore motivo di trattativa e rivendicazioni sui singoli provvedimenti. Non sarà così, assicurano dal Pdl, perché il sì alla fiducia sui cinque punti programmatici che Berlusconi porterà in Parlamento, è l’adesione al patto di legislatura e come tale ha valore vincolante.
Certo è che un simile quadro impegna Pdl e governo a garantire la presenza di tutti i deputati, senza defezioni; cosa alquanto complessa se si guarda alla storia degli ultimi mesi per non tornare a quella del governo Prodi. Lo sa bene il Cav. che non chiude definitivamente la porta ai fedelissimi del presidente della Camera dicendosi convinto della lealtà del gruppo di Fli quando si tratterà di votare i cinque punti del programma dal quale è stato tolto il processo breve (per non dare spazio alle accuse di conflitto d’interessi e leggi ad personam, è la motivazione).
Di certo, è difficile credere che i finiani votino contro Berlusconi, assumendosi di fatto la responsabilità di provocare la fine della legislatura, anche se nel Pdl in molti sospettano che si tratterà di una lealtà “a tempo”, pronta a sparire su capitoli strategici dell’agenda di governo, quale quello sulla giustizia.
Fatto sta che i tentativi di riallacciare un dialogo vanno avanti. Come dimostra il faccia a faccia di ieri tra il Guardasigilli Alfano e il capogruppo di Fli Bocchino per gettare le basi di una strategia condivisa sul delicato passaggio dello ‘scudo’ per il premier e le alte cariche dello Stato. La strategia suona più o meno così: accelerazione sul Lodo Alfano costituzionale da approvare entro dicembre (almeno da uno dei due rami del parlamento), quindi la richiesta alla Consulta di rinviare il pronunciamento sulla norma del legittimo impedimento, atteso per metà dicembre.
Le ragioni: nel momento in cui il legislatore mette a punto il ddl che costituzionalizza il legittimo impedimento, apparirebbe quantomeno singolare che gli esponenti della Suprema Corte anticipino la volontà del parlamento. Nel centrodestra si fa capire che da parte dei finiani sarebbe arrivato un via libera. Accorciare la strada, ridurre i tempi di approvazione del Lodo Alfano costituzionale: è su questo che ora i berlusconiani concentrano gli sforzi nel tentativo di incassare il sì preventivo dei fedelissimi del presidente della Camera.
Sul voto favorevole dei centristi, la maggioranza sa di poter contare. Qualche mese fa, furono proprio loro, con l’allora vicecapogruppo alla Camera Michele Vietti (ora vicepresidente del Csm), a indicare la via del legittimo impedimento contribuendo alla messa a punto della ‘legge ponte’.
Un quadro politico in movimento, sul quale tuttavia restano alcune zone d’ombra. Che, a questo punto, si chiariranno tra meno di due settimane. A Montecitorio.
