Il killer di mafia Spatuzza recita il suo copione contro Berlusconi e Dell’Utri

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Il killer di mafia Spatuzza recita il suo copione contro Berlusconi e Dell’Utri

04 Dicembre 2009

A mezzogiorno in punto l’evento mediatico-giudiziario tanto atteso si compie. Gaspare Spatuzza, killer di mafia condannato per sei stragi e quaranta omicidi, quello che ha disciolto nell’acido un bambino di undici anni mentre consumava il suo pasto, entra in scena e recita il suo copione: Berlusconi e Dell’Utri referenti politici della mafia che nel ’93 mise le bombe a Roma, Firenze e Milano.

Il clou del racconto nell’aula bunker di Torino arriva quando il pentito dice che la sua "missione è restituire verità alla storia" e poi parla della sua conversione religiosa. Non c’è niente di nuovo o di più rispetto a quanto già detto ai magistrati delle tre procure che indagano su quei fatti. Perfino lo stesso Vigna, ex procuratore antimafia, conferma che Spatuzza dice le stesse cose che disse a lui più di dieci anni fa. E cioè l’incontro del ’94 nel bar di via Veneto con Giuseppe Graviano.

"Aveva un atteggiamento gioioso, ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti ‘quella storia’ e ‘non come quei quattro ‘crasti’ socialisti che avevano preso i voti nel 1988 e 1989 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vennero fatti due nomi tra cui quello di Berlusconi. Io chiesi se era quello di Canale 5, e Graviano mi disse: sì. C’era pure un altro nostro compaesano, Dell’Utri. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo il paese nelle mani". Nel gennaio 2008 la decisione definitiva di collaborare con i magistrati dopo che nel 2004 ne parlò con Filippo Graviano, uno dei due boss di Brancaccio ma lui gli chiese di "far sapere a suo fratello Giuseppe che se non arrivava ‘qualcosa da dove doveva arrivare’, allora bisognava parlare ai magistrati".

Da Roma Silvio Berlusconi non parla direttamente, ma in Consiglio dei ministri bolla le parole del pentito come "totali assurdità, un’assurda macchinazione"; insomma un attacco della mafia "al governo che più di ogni altro le ha fatto la guerra". Da Torino, durante una pausa del processo, Marcello Dell’Utri ribadisce che la mafia "ha tutto l’interesse a buttare giù un governo che lotta contro Cosa nostra. Spatuzza è un pentito della mafia, non dell’antimafia. Ma io sono sereno. L’unica cosa che e’ incredibile e assurda e’ che mi sento come a teatro dove c’e’ un protagonista ma non sono io, è un altro".

Il centrodestra fa quadrato attorno al premier ed anche Gianfranco Fini, che al Cavaliere non ha risparmiato critiche in questi giorni, mette nero su bianco una dichiarazione che richiama l’espressione usata nel fuorionda col pm di Pescara Trifuoggi e suona come una sorta di interpretazione autentica del loro significato: "L’atomica amplificazione mediatica delle dichiarazioni di Spatuzza – scrive il presidente della Camera nella nota – non deve far passare in secondo piano un elementare principio di civiltà giuridica: senza riscontri puntuali e rigorosi, che è dovere dei magistrati individuare, le accuse restano soltanto parole".

Subito dopo, il finiano Italo Bocchino va oltre e parla di ”show mediatico” per colpire Berlusconi e Dell’Utri aggoigendo che ”è evidente che, non essendoci alcuna accusa credibile, non serve perder tempo a cercare impossibili riscontri”. I fedelissimi di Berlusconi respingono coinvolgimenti e insinuazioni arrivando a chiedersi se dietro la deposizione di Spatuzza ci sia un disegno più vasto per fara cadere il governo. Un disegno di fronte al quale nel Pdl c’è voglia di reagire facendo un appello alla piazza. Ipotesi che Fabrizio Cicchitto lancia nella ridda di reazioni allo Spatuzza-day: "Intorno a Berlusconi e al governo, che tengono in piedi il Paese, e che si stanno battendo contro la criminalita’ organizzata si mobiliteranno il Pdl e la maggioranza del popolo italiano, che fara’ sentire la sua voce", afferma il presidente dei deputati pidiellini.

La linea della maggioranza è che il pentito di mafia, autore di terribili omicidi, ha una credibilità ”pari a zero”. E che i magistrati che gli consentono di lanciare le accuse  sue accuse sono parte di un disegno piu’ ampio. Mario Valducci parla di ”impazzimento” delle toghe e sostiene che alcuni magistrati vogliono attuare ”un colpo di Stato per via giudiziaria”. Nessuno prende sul serio il racconto del pentito: ”La montagna ha partorito un peto”, e’ il sarcastico commento di Roberto Calderoli. Mentre Franco Frattini parla di ”una vicenda indegna”, Sandro Bondi avverte sulla ”ferita all’immagine dell’Italia” e Ignazio La Russa ritiene che siamo di fronte a una mafia che ”non uccide ma si vendica infangando i politici”.

Per il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello "Spatuzza ha ammesso in aula che ai tempi del presunto incontro di via Veneto nulla sapeva dei progetti politici di Berlusconi e Dell’Utri e nessuna spiegazione chiese in proposito al boss Graviano suo interlocutore. Nulla sapeva perché nulla poteva sapere, dal momento che quei progeti politici all’epoca non esistevano e men che meno era allora immaginabile un esito diverso dalla vittoria elettorale degli ex comunisti". Nel merito delle accuse Niccolò Ghedini le definisce di "totale inconsistenza”, al punto che la difesa del premier è pronta ad ”azioni legali” contro il killer condannato all’ergastolo. ”Il bacio di Toto’ Riina fa il paio con l’abbraccio mortale di Spatuzza a Berlusconi”, è il commento del ministro Giovanardi mentre per il ministro Sacconi è necessario "reagire alla degenerazione" e l’appello è rivolto a tutte le forze politiche anche se come osserva Gasparri l’opposizione "è succube della sinistra giudiziaria”.

Da Torino a Milano dove è in corso il processo Mills. E’ l’altra istantanea della giornata. I giudici hanno stabilito che il legittimo impedimento del premier vale per il Consiglio dei ministri ma non per l’inagurazione di un tratto della Salerno-Reggio Calabria. Poco importa – evidentemente – se si tratta del presidente del Consiglio. Come se spettasse ai magistrati tenere l’agenda degli impegni istituzionali e decidere dove il Cav. può amdare e dove no.