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Il Kosovo chiede l’indipendenza, ma l’Europa non lo ascolta

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Mentre leggo le ultime notizie sul Kosovo, mi viene in mente la riflessione del mio amico scrittore e drammaturgo albanese Mehmet Kraja nel suo libro “Arrivederci alla Prossima Guerra” (Mirupafshim në një luftë tjetër, Rozafa, 2003): “Il mondo ha fatto una guerra per noi, ha fatto più per noi che per ogni altro popolo, ma oggi non è per nulla interessato nè a cosa diciamo ne a cosa pensiamo”. Il dibattito diplomatico attuale, e specialmente il comportamento di molti paesi europei, dimostra che Kraja ha ragione.

Certo, tutti sanno che i kosovari vogliono l‘indipendenza - non c’è bisogno di chiedere la loro opinione su questo - ma vedono l’indipendenza come uno slogan vuoto. Un leader del Parlamento italiano mi ha chiesto recentemente, con innocenza naïve, “perchè gli albanesi vogliono così tanto l’indipendenza del Kosovo? Non stanno bene come sono adesso?”. E’ stato difficile convincerlo che no, non stanno bene, perchè le loro profonde aspirazioni alla libertà, radicate in un lungo passato di oppressione brutale da parte della Serbia - dalla discriminazione all’incarcerazione, dalla deportazione ai massacri -, continuano ad essere frustrate. Le ho detto quello che ho imparato in Kosovo, che la mancanza di indipendenza sta diventando un ostacolo allo sviluppo economico perchè blocca i crediti internazionali e scoraggia gli investimenti. Le ho spiegato che il continuo tutelaggio internazionale infantilizza la leadership locale, rende passiva la società e in generale corrompe il processo democratico. Come spiegare altrimenti che lo scorso febbraio agenti della poliza Onu hanno ucciso due manifestanti albanesi disarmati, sono stati riconosciuti colpevoli da un procuratore internazionale e sono andati a casa senza essere stati puniti, mentre l’organizzatore della protesta, Albin Kurti, è ancora sotto  arresto per aver messo in pericolo la vita di rappresentanti dell’Onu?

Il parlamentare italiano non ha potuto contraddire i miei argomenti, ma ne ha proposto un altro per spiegare come mai l’indipendenza non è poi così importante: “Sia il Kosovo che la Serbia entreranno in Europa e a quel punto l%27indipendenza non avrà alcuna importanza”. E’ un po’ che sento questo commento da diversi diplomatici europei, i quali hanno sempre giocato con l’idea che una federazione con la Serbia sia un’opzione valida per risolvere lo status del Kosovo. Il recente fallimento di una decisone sullo status potrebbe ravvivare quest’idea tra i circoli europei che si oppongono all’indipendenza o la sostengono tiepidamente. Certamente nessuno crede che gli albanesi accetteranno una tale proposta, ma è un’idea che fa talmente paura da far sembrare accettabile il pacchetto di Ahtisaari anche senza status.

Questa non è una prospettiva campata in aria. In una recente conversazione con un diplomatico europeo impegnato nella discussione sullo status del Kosovo ho sentito che l’Unione Europea probabilmente spingerà per una soluzione che è molto vicina allo status quo, solo più incasinata. In altre parole, proporrà il piano Ahtisaari senza indipendenza:  estenderà il mandato del protettorato, passandolo dall’Onu all’Europa, e ritaglierà diverse aree di influenza per la Serbia con il risultato di costituire una vera e propria West Bank entro il Kosovo. Con l’eccezione degli Stati Uniti, sembra che la comunità internazionale non ascolti affatto quello che dicono i kosovari. Eppure, la leadership del Kosovo ha detto molto chiaramente che l’indipendenza, e il suo riconoscimento in tempi brevi, non sono negoziabili. L’hanno detto a Washington, ma li hanno ascoltati a Berlino, Parigi, Londra, Roma, ecc.? Li stanno ascoltando a Bruxelles?

Un’altra domanda, mi viene in mente adesso, sarebbe: quanto è forte la voce del Kosovo? Quanto profonda? Giornalisti, analisti, e diplomatici occidentali visitano regolarmente il Kosovo. Ma parlano sempre con la stessa gente che appartiene alla elite, e riescono a catturarne la frustrazione, ma non quel misto complesso di confusione, paura, rabbia e determinazione che si può sentire parlando con la gente commune e vedendo come vive.

Ciò che è diventato più chiaro, dopo il duello tra Russia e Stati Uniti sulla risoluzione dell’Onu, è che l’Europa sta tornando a giocare un ruolo molto importante negli affari del Kosovo: sostituirà la missione Onu e di fronte all’ostruzionismo della Russia, sarà la chiave per assicurare che l’indipendenza del Kosovo sia riconosciuta da un numero critico di stati, oltre agli Stati Uniti. E’ cruciale che gli europei, nonostante siano apparentemente sordi nei confronti nel Kosovo, ora ascoltino la voce dei kosovari.

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23 COMMENTS

  1. Prima devo scusarmi per la
    Prima devo scusarmi per la mancanza delle parole in italiano, spero di essere chiara. Ma dopo aver letto, non so cosa dire, solo che Lei ha mancanza dei fatti. Mi permetto di chiederla : Lei ha visto il Kosovo? Conosce i cosiddetti “Kosovari”? Di quale economia sta parlando? Poca gente lì sa scrivere e leggere, ma no perché gli odiosi Serbi non li permettono, ma per la loro scelta. Non c’è nessuna volgia di andare avanti con il resto del mondo, questo è una questione di mentalità e non la cambierà nessuna indipendenza, anzi. Cosa pensa (se pensa) quella gente quando mette i propri figli davanti alle armi. Stavano uccidendo i propri figli per le CNN news, per monstrare al mondo come sono i Serbi??? Io non so, forse Lei ci può illuminare…(non so se devo dire che questo tipo di comportamento non è inerente a nessuna specie sulla terra?)
    Dall’altra parte, c’è anche una questione di sovranità…poi ci sono le regole scritte dall’ONU…poi in Macedonia ci sono metta degli Albanesi, poi ci sono tanti sul nord della Grecia, sull’est del Montenegro…poi anche l’Italia è vicino :)) chissà dove va a finire questa grande Albania, e cosa faranno con la stessa? Forse Europa sa queste cose, forse pensa sulle conseguenze…che ne dice Lei? Le ringrazio tanto se ci può illuminare.

  2. E la Russia?
    Dall’articolo risulta che l’unico a cui si può imputare il deadlock attuale sulla questione del Kosovo sia l’UE. Forse dimentichiamo, però, che la Russia ha già bloccato ben quattro versioni di risoluzioni ONU. La soluzione unilaterale qui non è neanche in discussione dal momento che l’amministrazione fin ora è stata gestita dall’Unmik nell’ambito di una risoluzione ONU.
    Non voglio difendere l’UE e l’Europa, viste anche le sue precedenti colpe nella gestione dei conflitti nell’ex Jugoslavia, ma – a mio avviso -qui trattasi dell’ennesimo esempio di criticismo facile nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con la dimensione europea.

  3. riposta dell’autrice ai commenti
    Leggo con interesse i commenti al mio piu’ recente articolo sul Kosovo e provo a rispondere a qualcuna delle domande sollevate dagli attenti lettori.

    Anguel, verissimo che non si puo’ confondere la responsablita’ della Russia nel deadlock sul Kosovo con quella dell’Europa. Quello che chiedo all’Europa e’ una dimostrazione di leadership politica nel risolvere un problema che si trova entro i suoi confini – sia geografici che politici. Nascondersi dietro il totem delle risoluzioni ONU non e’ produttivo nel momento in cui appare chiaro che la dissoluzione delle Yugoslavia non ha ancora completato il suo corso. Anche nel 1999 la coalizione occidentale NATO giro’ attorno all’ONU per intervenire nella Repubblica Federale Yugoslava e porre fine alla brutale campagna militare di Belgrado contro gll Albanesi.
    Una parentesi qui e’ di rigore. Caro anonimo, nessuno ha parlato di “Serbi cattivi,” perche’ attribuire una qualita’ – specialmente negativa – ad un popolo, una nazione o un gruppo etnico funziona solo nelle barzellette di cattivo gusto. Percio’ la invito a non descrivere gli Albanesi nel modo in cui lo ha fatto nel suo commento: lei ha usato effettivamente il discorso razzista che domina dal secolo diciannovesimo nei circoli nazionalisti di Belgrado e continua ahime’ a dominare nei media di lingua Serba sotto il controllo del regime attuale composto da chiesa, esercito e intellettuali/politici quali Kostunica. Su questo discorso disumanizzante (cito dal suo commento, il comportanto degli Albanesi “non e’ inerente a nessuna specie sulla terra”) e’ stata fondata una politica statale che ha preso di mira gli Albanesi per discriminarli, deportarli in massa in Turchia, incarcerarli e massacrarli, dal momento in cui la Serbia “libero'” il Kosovo nel 1912 senza rendersi conto che i Serbi non vi erano rimasti che come una minoranza. Non ci sono i Serbi cattivi, solo una storia infelice di allucinazione razzista e repressione statale. Che gli Albanesi del Kosovo non siano come li descrive il nostro anonimo e’ un fatto noto anche a chi non ha vissuto in Kosovo per anni, come e’ accaduto di fare a me. Che abbiano una economia povera ma con potenziali e’ anche evidente a chi ha visitato il paese prima della guerra, durante la guerra, e adesso, a chi ha potuto constatare insomma: l’abbandono dello stato Serbo degli anni 90, quando tutti gli Albanesi furono licenziati dal loro posto di lavoro; la distruzione provocata dallo stato Serbo negli anni 1998-1999- nei centri rasi al suolo di Peja/Pec, Gjakova/Djakovica e Mitrovica, nei villaggi delle montagne dell’ovest e del plateau centrale di Drenica, nei due anni di raccolto perduti, nella liquidazione della meta’ del bestiame e nel massacro di migliaia di persone – e l’incredibile velocita’ della ricostruzione con un modesto sostegno internazionale (2/3 degli aiuti sono tornati ai paesi d’origine) e un’enorme sforzo della popolazione locale e della diaspora. La criminalita’ che esiste in Kosovo e che e’ propagandata come fenomeno identitario, per concludere, non e’ ne’ endemica ne’ straordinaria, ma considerando la porosita’ dei confini affidati alla NATO e la devastazione della guerra, forse piu’ giustificabile di quella che esiste negli altri paesi della regione o se vogliamo dell’Europa sviluppata, come il nostro paese.
    Tornando all’argomento legalista di Anguel, la dinamica dell’intervento NATO nel 1999 sui cui esiste un vivo dibattito teorico – fu legale? illegale e legittimo? e’ un precedente di intervento umanitario? – e la stessa pratica di UNMIK, in cui la sovranita’ formale della Serbia sul Kosovo e’ gia’ stata violata di fatto, aprono nuove strade di soluzione politica al problema Albanese nel Kosovo, che e’ comunque fondato su principi di legge internazionale come l’ auto-determinazione dei popoli e su una legislazione sui diritti umani che ha raggiunto sviluppi impensabili al momento della fondazione dell’ONU e della stesura della sua Carta. Pensiamo per un istante ai tribunali speciali internazionali.
    Nel caso specifico del Kosovo, che dal 2002 ha un parlamento,un governo e un presidente, e che dal suo paese formalmente sovrano, la Serbia, ha subito solo pulizie etniche e repressione, il diritto ad un referendum sulla propria indipendenza sembra evidente e non particolarmente illegale. Sarebbe la soluzione migliore non solo al problema del Kosovo, ma anche a quello della Serbia. I fautori della Grande Albania, cari lettori tutti, sono una minoranza in Kosovo. Quelli della Grande Serbia sono al govenro a Belgrado. Chi e’ piu’ pericoloso per la stabilita’ della regione?

  4. KOSOVO INDIPENDENTE.
    GRAZIE AD ANNA DI LELLIO PER LA COMPRENSIONE LIBERA DA IDEOLOLOGIE PREGIUDIZIALI DELLA DOLOROSA VICENDA DEL KOSOVO E PER IL SUO COSTANTE E GENEROSO IMPEGNO , PER LA SUA PREZIOSA OPERA DI DIVULGAZIONE DELLA CONOSCENZA ACQUISITA (CI PARE DI CAPIRE ANCHE DIRETTA ) APERTA E DISPONIBILE AL CONFRONTO.Evviva il KOSOVO INDIPENDENTE!!!Evviva le donne e gli uomini di buona volontà!!! Con fiducia
    Miriam Zucchiatti e Arsim Mulliqaj

  5. Il Kossovo è terra di
    Il Kossovo è terra di Serbia. Non ci starebbe bene se Gheddafi si prendesse la Sicilia. La politica albanese e l’U.C.K non mi sembrano migliori dei serbi. C’è una maggioranza albanese in Kossovo ? ma ci sara’ anche in Italia presto una maggioranza straniera e dovremo dare il nostro paese al Marocco o alla Romania ? Il problema è che chiunque ci sarà in Kossovo , morirà di cancro grazie a tutto l’uranio che gli abbiamo scaricato. Gli unici ad avvantaggiarsi di cio’ saranno gli americani e la loro base di Orahovac dfiventerà ancora piu’ grossa e allora si che potranno comandare anche in Europa. E’ il loro sogno : governare il mondo !

  6. Concordo
    sono d’accordo con Lina quando dice che il Kosovo è Serbia. Non solo, è il cuore della Serbia, il luogo in cui vi sono alcuni dei più antichi monasteri ortodossi (fino a quando la nuova maggioranza non deciderà di abbatterli tutti… la storia non insegna mai niente? Dobbiamo sempre cancellare quello che riteniamo scomodo?)

    Nessuno (almeno nessuna persona ragionevole) nega il diritto alla maggioranza etnica di portare avanti la propria cultura e quanto ne consegue, ma questo cosa c’entra con la cancellazione delle radici?

    Dovremmo andare oltre il concetto di confini geografici e pensare ad unire piuttosto che dividere… o vogliamo tornare al periodo dei comuni?

  7. Alex , sei grande !!!
    ma

    Alex , sei grande !!!
    ma abbiamo un kossovo anche in italia !!!
    è la padania ! addirittura bossi vorrebbe che fosse uno stato e indipendente dall’europa..
    non è per offendere nessuno, ma solo un malato di mente puo’ pensare alla secessione..
    pensano tutti il contrario… solo stando uniti si possono contrastare i forti.. senno’ i paesi piu’ forti.. (vedi america) ce magnano (è dialetto.. vuol dire che i potenti si mangiano i piccoli !)
    lina

  8. L’orologio !!!
    domanda a tutti gli albanesi :- vi fidate di un uomo che per stringere la mano alla folla si toglie prima l’orologio per paura che glielo freghino ? applaudite a quest’uomo ? perchè non cercate all’interno del vostro stato, tra le tante persone che lavorano e sono oneste , la forza per farvi rispettare in europa e nel mondo. guardate madre teresa se ha mai parlato di divisione o di guerra eppure il mondo l’ha acambiato eccome !!!
    lina

  9. Leggo l’articolo di Anna Di
    Leggo l’articolo di Anna Di Lellio, e non posso fare a meno di provare un certo stupore sia per un certo partito preso antiserbo (ma è abbastanza normale, parlando di ex Jugoslavia, prender parte per questo o per quello), sia soprattutto per il fatto che vi si propugna la tesi indipendentista senza minimamente pensare alle conseguenze che essa potrebbe avere. Iniziamo dal primo punto. È fuori discussione che i serbi abbiano sempre guardato con disprezzo e fastidio agli albanesi del Kosovo. Non è un caso che gli unici anni felici vissuti dall’etnia albanese nella regione siano stati quelli della defunta, e ormai compianta, Federativa di Jugoslavia. Tuttavia, nell’articolo si sorvola sul ruolo imprescindibile che il Kosovo svolge nell’immaginario serbo. Certo, ad occhi occidentali la battaglia del 1389, i monasteri, la marcia del 1916 eccetera appaiono cose ritrite, o al peggio esotismi un po’ dark tipici di piccole patrie sfigate e lontane dal luccicante cosmopolitismo dell’Europa che conta. Ma nel caso della Serbia, e ciò vale per l’intellettuale come per il tassista, storia e identità sono inscindibili, come sa bene chi conosce quel Paese e la sua gente, proprio perché, per quattro secoli, in assenza di una patria la storia era tutto ciò che era loro rimasto. Ed è giusto ricordare come fu proprio nel Kosovo e nella Raška che ebbe origine lo stato medievale serbo – il che, tra l’altro, porterebbe a deporre a favore di un’originaria identità serba della regione. Certo, come richiama l’autrice, quando nel 1912 la Serbia la rioccupò, i serbi erano ormai minoranza (anche se non nelle attuali proporzioni): si dimentica però il pesante ripopolamento attuato dai Turchi, che favorirono appunto l’elemento albanese, musulmano. È sotto Tito che l’esplosione demografica dell’elemento albanese rovescia l’equilibrio etnico in modo così plateale: è vero che oggi gli albanesi costituiscono il 90% della popolazione, ma è anche vero che si tratta di un avvenimento assai recente, tale esplosione demografica essendo stata l’arma – l’unica a loro disposizione – con cui gli albanesi potessero reclamare i propri diritti. Ora, io provocatoriamente mi chiedo: possibile che a Israele sia concesso di ritornare, dopo 1900 anni, sul suo ex suolo natio, creando la situazione che sappiamo, mentre alla Serbia non dovrebbe essere permesso, pur nella massima autonomia possibile così come Belgrado è disposta a concedere, di mantenere il Kosovo entro i propri confini? È, in realtà, una provocazione fino ad un certo punto, e permette di introdurre l’importanza centrale che, nella questione del Kosovo, assume l’elemento giuridico. Per quanto brutale possa essere stata la repressione serba (che comunque 1. non fu assolutamente un genocidio, come falsamente si è cercato di far credere all’opinione pubblica occidentale, e 2. veniva dopo violenze e attentati commesse dagli albanesi a danno della popolazione serba), il problema qui è capire che tecnicamente, indipendentemente dalle ragioni dei kosovari albanesi (e ne hanno, sia chiaro), il problema del Kosovo è un problema interno. Stabilire se i ribelli kosovari siano giuridicamente, a tutti gli effetti, dei “sediziosi” (usiamo la parolaccia? Dei “terroristi”), o dei “patrioti”, è ben difficile. È l’eterno problema della sottile linea che spesso intercorre, appunto, tra il terrorista e il patriota. Ma nel caso del Kosovo questo problema si dilata ed assume una dimensione internazionale, e pone un altro, gravissimo quesito: che diritto ha la comunità internazionale di ergersi a giudice e stabilire che i “sediziosi” non siano tali, ma appunto “patrioti”? E non solo, ma poi di ergersi anche a poliziotto, e intervenire negli affari interni di uno Stato, e punirlo per prendere le difese dei “patrioti”? Non sono questioni sciocche. Ci va bene che si faccia così? Benissimo, poi però non lagnamoci delle “guerre preventive” fatte per “esportare la democrazia”. Giacché è chiaro che l’intervento NATO in Kosovo ha minato il diritto internazionale in maniera gravissima. Il Kosovo non era un territorio occupato, non era una repubblica federata, non era una colonia: piaccia o non piaccia, era Serbia. Vorrei sapere in base a quale principio giuridico è stato fatto lecito alla comunità internazionale di intervenire in Kosovo, ma non nei Paesi Baschi e neppure nell’Ulster. Perché il Kosovo è dovuto divenire un caso internazionale, mentre i problemi dei Paesi Baschi no? Questo solo vorrei sapere. Ma finora nessuno ha saputo darmi una risposta. E non si tratta di due cose diverse (anzi, i Serbi sono molto meno estranei al Kosovo, di quanto la Spagna non lo sia ai Paesi Baschi). Ovviamente si doveva condannare, anche pesantemente, la brutalità di Miloševic, ma da qua a violare i fondamenti del diritto (la sovranità della Serbia) ce ne corre. Che poi l’intervento sia stato, oltre che illegittimo (che titolo aveva la NATO, che è un’alleanza privata tra Stati, ad intervenire? Che c’entra la NATO, che per statuto deve intervenire in caso di minaccia ai suoi membri? Quale minaccia portava, ai suoi membri, la Serbia?), anche assolutamente strumentale, lo dimostra il fatto stesso che sin da principio fu promessa agli albanesi del Kosovo l’indipendenza, che americani e inglesi si affannarono da subito a porre come “inevitabile”. Inevitabile? E perché? Per mascherare, ad esempio, come non si sia fatto nulla per cercare di creare o ricreare uno spirito di convivenza tra i due popoli, lasciando che ognuno andasse alla deriva per suo conto – sì che l’indipendenza è oggi inevitabile sul serio, perché l’odio tra i due popoli è incolmabile? Oltre ad essere un vulnus nel diritto internazionale – ripeto, la Serbia ha fatto di tutto per meritarsi di perdere il Kosovo; ma, piaccia o non piaccia, il fondamento del diritto, anche di quello internazionale, risiede ancora nel principio della piena sovranità degli Stati, e non possiamo, come ridicolmente fanno americani e inglesi, affannarci a dire che il caso del Kosovo sia “speciale”, perché non esistono al mondo casi di crisi politiche che non siano “speciali” – ogni crisi è appunto l’emersione della sua propria “specialità”; oltre ad essere un vulnus nel diritto internazionale, l’indipendenza del Kosovo costituisce un disastro geopolitico. Qui non posso nascondere un certo stupore nel vedere l’ottimismo dell’Autrice nel disegnare un futuro di speranza per il Kosovo, qualora ottenesse l’indipendenza. Tutti gli osservatori e i commentatori, senza eccezioni, concordano nel ritenere già adesso il Kosovo un failed State, come la Somalia. Mi chiedo come si possa chiudere gli occhi sul fatto che l’intera economia del Kosovo è fatta di aiuti internazionali e di traffici criminali. Ossia, non c’è, è semplicemente da inventare, così come l’intera articolazione dello Stato. Prima di schierarsi pro o contro l’indipendenza, non sarebbe il caso di domandarsi a chi giovi l’indipendenza ad ogni costo? E si può star certi che si troverebbero enormi interessi inconfessati, gli stessi che oggi costituiscono tanto l’economia quanto lo “Stato” kosovaro. Vogliamo davvero avere un failed State nel cuore dei Balcani? Vien detto che la mafia kosovara non è endemica. Mi pare che l’Italia dimostri invece ad oltranza come i poteri criminali, una volta radicatisi nel territorio, siano invece inestirpabili. Ma basta leggere i reportage, le analisi e i commenti (Fabio Mini, per citare un nome) di qualunque rivista di geopolitica per capire come la situazione in Kosovo abbia passato da tempo ogni limite da guardia. Del resto, la mafia kosovara già dagli anni ’60 controllava la rotta della droga che riforniva Zurigo, il mercato più importante d’Europa; e forse l’interesse vero di Miloševic nell’invasione del Kosovo era precisamente di accaparrarsi almeno parte dei favolosi profitti di tale traffico. Ora, Miloševic è morto, mentre i mafiosi kosovari (anche serbi, sia chiaro) si apprestano a governare il loro utilissimo failed State in cui e da cui trafficheranno indisturbati. Possiamo chiudere gli occhi su questo, solo perché l’America ha fretta di tener fede alle sue imprudenti, e allo stesso tempo calcolatissime, promesse? Trovo invece che l’Europa abbia tutto il diritto ed anche il dovere di cautelarsi dinanzi ad una situazione, la cui gravità sfugge a tutti – e certo l’oblio fa il gioco dei poteri sporchi di tutte le fazioni, che sono i veri arbitri di questa partita. Di fronte a questi dati, mi pare che la posizione dell’Autrice sia a dir poco troppo romantica. Certo, oggi la situazione è già troppo oltre il segno perché l’indipendenza non avvenga: ma ritengo importante sottolineare come ciò non sia affatto il frutto di un “ordine naturale degli eventi”, bensì della diplomazia dissennata condotta da americani e inglesi da una parte, e russi dall’altra, e delle pressioni dei gruppi criminali che vogliono un Kosovo indipendente da utilizzare come a loro aggrada. Una finta indipendenza, senza bandiera e senza inno, è tutto ciò che l’Europa può permettersi e concedere, almeno per i prossimi venti anni. Trovo infine che, nel linguaggio dell’Autrice, la parola “Kosovo” finisca col coincidere col Kosovo albanese. L’indipendenza, si pensa, la si fa indubbiamente per loro, non perché il Kosovo sia in sé un territorio immensamente peculiare – e qui sta l’origine di tutti i mali. Il Kosovo è di chi lo abita, serbi, albanesi e rom (di questi, l’unica fazione davvero pacifica, e perseguitata da tutti, ovviamente non si occupa nessuno). L’unica cosa sensata, in Kosovo, sarebbe stata instillare l’amore per la propria terra, il sentirsi prima di tutto non già serbi o albanesi, ma kosovari. Questo è fallito miseramente (e qui Belgrado ha una colpa enorme): i serbi del Kosovo si sentono solo serbi e guardano a Belgrado, che li foraggia con stipendi e sussidi tripli rispetto a quelli della madrepatria, mentre gli albanesi guardano a sud. Kosovaro non si sente nessuno. La bandiera della Dardania (il nome con cui Rugova voleva ribattezzare il Kosovo), che lui espose fuori dall’edificio del suo “governo”, durò due ore prima di essere buttata via dai kosovari (albanesi) in mezzo allo scherno generale, e rimpiazzata con quella albanese (che sventola ovunque dappertutto). Il Kosovo, nel frattempo, la sua natura, il suo territorio, lo violentano tutti, i suoi abitanti per primi, che lo vivono come mero prolungamento territoriale e culturale delle rispettive madrepatrie d’origine, non come propria madrepatria autonoma. Non vorrei rubare troppo spazio: concludo ribadendo la mia convinzione per la quale la piena indipendenza è un lusso che l’Europa, specialmente in questo momento, non si può davvero concedere.

  10. finalmente siamo obiettivi !!
    grazie carlo per questo parere.. direi.. abbastanza obiettivo..
    il problema è che Bush parte dall’america e va alle nazioni unite, per poi andare in albania, togliersi l’orologio per non farselo cacciare a regalare un territorio non suo…
    forse che regala un metro quadrato di states ai messicani ??? gli spara addosso se cercano di passare sotto al filo spinato !!!
    ma adesso i serbi in kossovo non possono attraversare la strada se non c’è un casco blu che li accompagna. spariscono e non si trovano neanche i cadaveri.
    la mia amica Vera è tornata a vedere la sua casa bruciata e i caschi blu le hanno concesso 4 ore.. le ha passate a piangere guardando i muri della sua casa.. non c’era piu’ neanche il tetto..
    la maggior parte delle chiese ortodosse sono distrutte e piene di feci… e poi si scrive viva il kossovo indipendente ???? ma quale kossovo ? quale terra ? quale economia .. giustamente si è scritto qui .. !!!!
    se si vuole riparlare di kossovo alle nazioni unite .. è meglio ricominciare da adamo ed eva e riscrivere sopratutto il diritto umano
    irlanda, baschi,repubbliche caucasiche,transilvania, cipro….si dovrebbero tutti rendere indipendenti con la violenza ?
    allora bossi è un po’ indietro.. lui pensa ancora a non pagare le tasse !!!
    lina

  11. Mela Rosa!
    L’ILLIRIA e’ culla del KOSOVA(Dardania) quindi gli Alnanesi sono ILLIRI,e L’ILLIRIA era Grande fino NIS(NAISSUS) dove e’ nato L’Imperatore Costantino(ILLIRO)!Ci sono ancora territori ILLIRI amministrati della Serbia(SERVIA)
    MELA ROSA frontiera tra SERBIA(SERVIA) e KOSOVA(ILLIRIA) Grazie da Gjergj Kastrioti !

  12. kosovo libero
    secondo me ci sono troppe persone qui che parlano piu del dovuto senza per altro essere informati.
    ma pensate di saperne di più voi della signora ANNA DI LELLIO? pensate di saperne di più voi,che ve ne state sul vostro divano a guardare la tv,piuttosto che la signora DI LELLIO,che come lei stessa ha detto,ha vissuto per parecchio tempo in kosovo…ma fatela finita e non rompete con le vostre cavolate razziste verso gli albanesi.il kosovo sarà indipendente,qualsiasi cavolata voi scriviate qua,perciò il vostro è solo fiato razzista sprecato……byeeeeeee

  13. DEDICATO AGLI ONESTI..
    l’abbiamo capito che il kossovo sara’ indipendente ..
    forse che bin laden non fa cio’ che vuole..
    forse che bush non è andato in afganistan e in irak ?
    vincono sempre le guerre perchè fanno soldi , ma fanno soldi solo per potenti…
    se tu n&da sei una persona onesta non ti possono stare bene le violenze…
    o anche tu hai qualcosa da guadagnare in un kossovo pieno di criminalità in cui anche gli albanesi onesti non troveranno certo posto ?
    lina

  14. GARIBALDI..
    Gjergj anche l’italia era un casino prima garibaldi, ma se adesso la spagna ci richiedesse il nostro sud o i turchi meta’ dei balkani non ci starebbe bene…
    l’albania ha dei confini, l’italia ha dei confini, la serbia pure.. non è spostando un confine che risolvi qualcosa .. è costruendo il rispetto e facendo valere i diritti umani.. da ogni parte del confine..

  15. riferito a LINA
    Non è vero che bush tolse l’orologio per paura che la folla glielo rubasse.applaudiamo quest’uomo perche è uno dei pochi che è a favore dell’indipendanza del kosovo.chi dobbiamo applaudire putin?oppure i leader europei che sono contro l’indipendenza del kosovo anche se non apertamente?oppure dobbiamo applaudire i leader italiani che non sono ancora decisi se stare a favore dell’indipendenza del kosovo o meno?poi non è vero che nessuno non ci rispetta.tutti ci rispettano e chi non ci rispetta noi non li rispettiamo.

  16. Kossovo
    be.. se per te rispettare è andare in una terra straniera e dire è la tua, allora fatti fottere anche il giardino di casa tua e se non ce l’hai fatti fottere l’appartamento..
    che discorso è ? Il kossovo è serbia da una eternità. allora gli albanesi occupano la puglia e dicono che è loro e noi gli diciamo : prego vi rispettiamo ?
    comunque i leader italiani si sono schierati da tanto e hanno detto che il presidente serbo e quello albanese devono arrivare ad un accordo a tavolino.. volere o volare
    invece gli albanesi stanno scrivendo la dichiarazione di indipendenza unilaterale in america.. vedo nero…
    continua a vincere solo la mafia e il suo traffico di droga. tutto cio’ è molto facile in una terra di nessuno..
    sarebbe meglio pensare ad integrazione e pace.. mentre invece anche in italia una certa parte sa’ solo urlare alla vendetta
    lina

  17. Bush
    dimenticavo di dire che oramai tutto il mondo ha capito cos’è Bush e soprattutto le lobbyes che lo comandano
    persone capaci di passare sul cadavere delle loro madri
    neanche l’invasione dell’Irak ha aperto gli occhi agli albanesi ?
    ma pensano che Bush li ami ?
    e guardarsi fahrenheit 9/11 ?
    e guardare cosa ha fatto a partire dalla sua elezione escludendo i neri ..
    se solo gli albanesi avesso un briciolo di amor proprio non si farebbero usare per dei sporchi traffici
    Lina

  18. Il Kossovo è serbo da
    Il Kossovo è serbo da sempre. Trovo sconcertante l’articolo in questione partoribile dalle menti del peggior leghista secessionista nostrano. I Serbi e i Russi non accetteranno mai di abbandonare il Kossovo per compiacere ai disegni ameriCani di una grande Albania islamica loro fedele alleata, nel cuore dell’Europa.

  19. U.c.k e Kossovo
    nessuno si puo’ mettere contro l’u.c.k. Ratko…
    pensa poi Bush e l’u.c.k.alleati…
    è come se cutolo e pacciani si fossero alleati…
    lina

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