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Dopo le parole del Papa

Il laico “No” di Ruini alle unioni civili e ai bambini per conto terzi

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“Il mio giudizio sulle Unioni civili è decisamente negativo. Equiparare di fatto al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso significa stravolgere parametri fondamentali, a livello biologico, psicologico, etico che fino a pochi anni fa tutti i popoli e tutte le culture hanno rispettato. Si tratta di un problema gravissimo, in generale per l’umanità, e nel caso specifico per l’Italia. E’ anche un problema per la Chiesa, per il semplice motivo che la Chiesa non può disinteressarsi del bene delle persone”. Queste parole, pubblicate pochi mesi fa dal Cardinale Camillo Ruini nel suo ultimo libro, Un’altra libertà Rubbettino Editore, scritto a quattro mani col senatore Gaetano Quagliariello, assumono un significato particolare oggi, alla luce delle recenti dichiarazioni di apertura di Papa Francesco alle Unioni civili. “Le persone omosessuali – ha detto il Pontefice nel documentario di Evgeny Afineevsky – hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”.

E proprio affrontando il tema sul piano dialettico, più laico che religioso, il Cardinale Camillo Ruini sostiene tesi diametralmente diverse a quelle del Papa, giungendo così, sempre attraverso la strada della ragione, a conclusioni opposte. Soprattutto sul fronte della possibilità di avere figli.
“Nel pieno e doveroso rispetto per la dignità e i diritti di ogni persona, va osservato che la pericolosa confusione circa le condizioni per la titolarietà dei diritti, la relativizzazione dell’istituto matrimoniale e il tentativo di porre come criterio di riferimento per il riconoscimento pubblico delle unioni i soli diritti individuali, contrastano con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli. Quest’ultimo è la ragione specifica del riconoscimento pubblico del matrimonio, il quale trova in questo compito decisivo una propria specifica motivazione che non si riduce alla volontà dei singoli e che lo distingue da qualsiasi altra forma di unione fondata e giustificata unicamente in nome della libera scelta dei soggetti che la compongono” – afferma Ruini, parole pronunciate mesi fa, ma che lette alla luce delle parole di Bergoglio sembrano replicare a quel ‘diritto a una famiglia’ evocato dal Papa.

Del resto la libertà del singolo non è affatto negata da Ruini che, nel suo argomentare, mantiene sempre un approccio laico ancor prima che religioso. “Gli Stati non possono evidentemente comandare o proibire a una persona di amarne un’altra. In questo senso le leggi non possono occuparsi direttamente dell’amore – afferma Ruini -. Possono e devono invece cercare di regolare nel modo più utile e conforme alla realtà i comportamenti che nascono dall’amore ma hanno una pubblica rilevanza”. Perchè il punto finale è tutto incentrato su questa rilevanza pubblica e cioè il cosiddetto ‘diritto’ ad avere figli. Anche su questo le parole di Ruini appaiono lontane da quello evocata nel documentario e in particolare nella telefonata tra Papa Francesco e la coppia omosessuale formata da Andrea Rubera e Dario Gregorio, genitori di tre bambini. “Il disegno della cosiddetta ‘stepchild adoption’ presuppone un diritto al figlio che non può esistere – afferma Ruini -. E non esiste perchè il figlio è una persona e come tale non è disponibile. Ci si nasconde dietro a un termine inglese per negare la realtà: come fanno altrimenti due uomini ad avere un figlio? Parliamo di figli avuti con l’utero in affitto se i partner sono uomini, o con la fecondazione eterologa se sono donne. Quindi figli ‘costruiti’ appositamente, bambini a cui viene negata la differenza, la complementarietà tra l’uomo e la donna che non è solo biologica ma affettiva, comportamentale e psicologica. Una complementarietà della quale i bimbi hanno bisogno”.

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1 COMMENT

  1. Se l’Omosessualità, che come orgogliosamente rivendicano coloro che la praticano, in sé e per sé non è una Malattia ma fosse, una Terapia Esistenziale, le Regole Monastiche Cenobitiche, da San Pacomio Abate in poi, l’avrebbero fatta propria ed inserita nei propri “ordinamenti”.

    A pensare a male si fa peccato e si ha il 50% di Probabilità di capire il senso delle affermazioni altrui, ma si può sempre concorrere al Premio Sacharov 2021, visto che quello 2020 è stato già assegnato.

    Che Papa Bergoglio e tutto l’Ordine Gesuitico abbiano deciso che la Chiesa Cattolica, ovunque nel Mondo, non debba farsi né carico Spirituale né Temporale (dunque anche Finanziario) di tali Pecorelle Smarrite, scaricando i Destini di queste ultime alla Responsabilità degli Stati Nazionali e destinando ad altro le Finanze Vaticane che potrebbero essere impiegate allo scopo, visto che le Regole Monetarie Europee hanno già messo a dura prova gli eredi finanziari di Marcinkus e Soci ???

    Ahh, Saperlo, Saperlo !!!

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