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Il Libano al bivio tra l’Occidente e Damasco

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di Eli Khoury

Un americano dovrebbe essere perdonato per il fatto di paragonare il Libano ai disordini che attraversano il Medio Oriente. Come potrebbe un lettore distinguere tra le immagini che ci arrivano dalla Cisgiordania, da Gaza, dall'Iraq e dal Libano così come dalla Siria e dall'Iran? Si tratta di un bombardamento giornaliero composto da immagini di uomini col volto coperto che maneggiano armi, di disperati flussi in entrata e in uscita dai campi profughi, da bombe, proiettili e assassinii.

E c'è poi la notizia della scorsa settimana di un decreto presidenziale firmato da Bush che vieta l'entrata negli Stati Uniti di siriani e libanesi ritenuti potenzialmente in grado di destabilizzare il Libano. Il tutto appare senza speranza, oltre che terrificante.

La verità è che, nel mezzo di una regione turbolenta, il Libano si erge come un potenziale faro nella notte. Se solo si fosse in grado di gettare lo sguardo oltre la distruzione e sotto le macerie del più recente conflitto tra Israele e Hezbollah. La questione libanese non è irrisolvibile. La sua rappresentazione di un futuro politico, sociale ed economico potrebbe diventare un modello per l’intero Medio Oriente. Il Libano, inoltre, costituisce un ponte tra il Medio Oriente e l'Occidente. Il suo popolo e i suoi leader sono consapevoli che questa è l'unica strada percorribile per diventare una società liberale, moderna e democratica, completamente integrata con l'economia globale, in cui le persone possono costruire il proprio futuro. Il Libano merita una chance per far rinascere la speranza dall'agonia.

La Rivoluzione dei Cedri non è stata solo un episodio sporadico ma il sintomo di un crescente movimento a favore del cambiamento. I recenti sondaggi mostrano che la maggioranza della popolazione nelle regioni cristiane, sunnite e sciite, vuole un paese libero dall'influenza dell'Iran e della Siria. La popolazione è favorevole anche al disarmo di tutte le milizie e a una commissione d'inchiesta che indaghi sull'assassinio di Rafik Hariri e sugli altri sei omicidi che - almeno fino a questo momento - sono seguiti a quello dell'ex-premier. I cittadini libanesi, oltretutto, sono consapevoli di quanto sia importante il rispetto e la difesa dei diritti individuali, dello stato di diritto, della libertà religiosa e della libertà d'espressione. Conoscevano tutte queste cose prima dell'avvento dell'egemonia siriana.

Oggi il Libano si trova di fronte ad uno storico bivio, tra l'integrazione nella comunità internazionale o la sottomissione alla forte influenza di forze esterne. Il successo in tal senso è possibile solo con un governo capace e determinato nel convincere i libanesi a mettere da parte il settarismo e a riunirsi nel nome di un obiettivo comune. Ciò richiederebbe la chiusura dei confini al traffico di armi e al transito di terroristi dalla Siria e dall'Iran, lo stop alla proliferazione dei gruppi terroristi sponsorizzati dalla Siria (in particolare tra i profughi palestinesi) e al riarmo di Hezbollah.

Il Libano potrebbe essere risucchiato nel caos e nella guerra in ogni momento, per questo gli Stati Uniti e la comunità internazionale dovrebbero sostenere la sovranità del governo centrale e le istituzioni democratiche. Gli americani dovrebbero fare pressioni sul Consiglio di Sicurezza dell'Onu affinché questo s’impegni realmente per portare a compimento quanto prescritto dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sul blocco del flusso di armi da Iran e Siria, sul disarmo di tutte le milizie (a partire da quelle palestinesi) e sull’istituzione di un tribunale che indaghi sulla morte di Hariri e  degli altri politici libanesi.

Cosa ancora più importante, gli Stati Uniti e gli alleati europei non devono far mancare il loro appoggio al governo Siniora nel garantire il regolare svolgimento delle prossime elezioni presidenziali in modo da proteggerle dagli atti d’intimidazione di forze straniere, affinché il futuro presidente possa sovrintendere all’avanzamento democratico e al consolidamento della sovranità, finalmente libero da condizionamenti esterni, spegnendo allo stesso tempo la conflittualità che lacera il paese.

Se si riesce a proseguire in questa direzione, la comunità della diaspora libanese in America e in giro per il mondo può giocare un ruolo di fondamentale importanza. Le organizzazioni caritatevoli e i gruppi di pressione nella loro attività dovrebbero mettere in evidenza i problemi della sicurezza nazionale, dell'oppressione economica e dei rifugiati. L'assistenza allo sviluppo democratico e nel settore della sicurezza è vitale, così come sono vitali gli investimenti delle compagnie americane ed europee volti a ricostruire questo paese fiaccato dagli eventi, ma potenzialmente piena di risorse.

La storia ha dimostrato che la popolazione del Libano, a discapito di tutti gli stereotipi, è stata in grado di creare una nazione. Ora serve aiuto per la formazione di uno stato.   

 

Eli Khoury  è il fondatore della Fondazione Rinascimento del Libano
© Copyright 2007 Globe Newspaper Company.

(traduzione dall'inglese di Andrea Holzer)

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