Il lodo Alfano mette ordine a una situazione di profondo squilibrio

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Il lodo Alfano mette ordine a una situazione di profondo squilibrio

23 Luglio 2008

Il Lodo Alfano è stato infine approvato dal Senato. Rispetto al testo iniziale del Governo, presenta qualche modifica che lo rende maggiormente in linea con le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 24 del 2004 (la sospensione del processo non si applica in caso di elezione a carica diversa, salvo il caso di nuova nomina a Presidente del Consiglio nella stessa legislatura). 

Il coro delle polemiche durerà, c’è da crederlo, così come le discussioni tra i giuristi, ma non è questa la sede per riprendere le argomentazioni di ordine tecnico che, a mio avviso, militano a favore della legittimità della misura legislativa.

In termini più generali, penso che si tratti di una misura indispensabile per evitare il rischio che il nostro Paese, nei prossimi mesi, si avviti in una crisi dai contorni oscuri, consentendo a chi ha responsabilità cruciali di non trascurare i drammatici problemi che la congiuntura economica ci pone dinnanzi.

Ma non si tratta solo di questo (che sarebbe di per sé già molto).

Credo personalmente che il Lodo Alfano – così come il suo precedente più diretto, cioè il Lodo Schifani – sia figlio inevitabile dell’errore politico-costituzionale commesso nel 1993, quando fu abrogata con voto quasi unanime la garanzia della necessaria autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari, per reati comuni, prevista dai costituenti del 1948 contro iniziative in ipotesi persecutorie della magistratura.

Di quella garanzia, come è noto, le Camere abusarono ampiamente, negando autorizzazioni anche in casi in cui l’azione dei magistrati non aveva nulla di persecutorio.

Sull’onda emotiva delle monetine lanciate contro Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael, il Parlamento commise poi l’errore ricordato: poiché della garanzia si abusava, la si eliminò, senza considerare che il nostro ordinamento aveva invece gli strumenti per correggere gli abusi senza annullare la garanzia (come ha dimostrato la successiva giurisprudenza costituzionale relativa all’insindacabilità dei parlamentari per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni: la Corte costituzionale, attualmente, non consente più nessun abuso alle Camere).

Non sto sostenendo che bisogna tornare all’autorizzazione a procedere così com’era allora. Questo è un tema da affrontare con ragionamenti cauti. Sto sostenendo, invece, che l’autorizzazione a procedere voluta dai costituenti segnalava la scelta per un equilibrio ragionevole tra potere politico e giurisdizione, che è stato alterato sia dalla modifica dell’art. 68 cost, sia dalla crescita di influenza di frange di magistratura “militante”, che non afferrano la distinzione tra valutazioni politiche e giudizi penali.

Nelle condizioni date – alla luce della sentenza n. 24 del 2004 della Corte costituzionale e delle considerazioni che lo stesso Capo dello Stato ha voluto accompagnare all’autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge – il Lodo Alfano è dunque una risposta ragionevole a una situazione di profondo squilibrio.

La sua approvazione comporta il vantaggio di consentire con più calma, a tutti coloro che ne hanno voglia, di provare a ragionare sui modi per rimediare definitivamente a quello squilibrio.