La deriva 5 Stelle

Il M5S, Banfi e la “Finestra di Overton”

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A metà degli anni '90, Joseph Overton, un ricercatore del think tank americano Mackinac Center for Public Policy, propose l'idea di una "finestra" di politiche socialmente accettabili all'interno di un dato dominio. Questo divenne noto come la finestra di Overton delle possibilità politiche. Il lavoro di think tank, propose Overton, non era diretto a sostenere politiche particolari, ma a spostare la “finestra” delle possibilità in modo che idee politiche precedentemente impensabili diventassero mainstream e parte del dibattito. L'intuizione di Overton era che non ha senso sostenere politiche che sono inaccettabili pubblicamente, dal momento che (quasi) nessun politico le sosterrà. Gli sforzi sono meglio spesi, rifletteva, spostando il dibattito in modo che tali politiche sembrino meno radicali e diventino più propense a ricevere sostegno da politici sensibili a delle particolari tematiche. Ad esempio, affermava sempre Overton, lavorare per accrescere la consapevolezza dei cambiamenti climatici potrebbe rendere le proposte future per limitare l'uso delle auto diesel più appetibili e, in definitiva, più efficaci, diversamente dall’esercitare pressioni dirette sul divieto di tali veicoli. Overton era interessato alle attività dei think tank, dei laboratori di pensiero, ma ora appare evidente come questa pratica, volente o no, anche attraverso la socializzazione dei network, abbia trovata pratica irriflessa soprattutto dove il “gentismo” – fenomeno affatto diverso dal populismo - è divenuto consuetudine impensata.

Per esempio, senza nulla togliere alla persona, stimabilissima come tale, ci sarebbe da chiedersi come sia potuto accadere che un attore, Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi – a digiuno, per quanto pubblicamente si sappia, delle questioni di cui si occupa l’Unesco - sia potuto assurgere al ruolo di rappresentante italiano presso l’Unesco (la nomina è avvenuta su proposta del Movimento 5 Stelle), e che tutto ciò, una volta inintelligibile, oggi sia popolarmente e comunemente accettato, se non (e questo è un altro problema) avversato solo dalle pseudo élites. Per Overton, ogni idea può essere categorizzata in diverse fasi, le quali degradano da un’impensabilità di partenza, per giungere infine ad una legalizzazione, passando per una radicalità, accettabilità, razionalità e diffusione del concetto. Insomma, l’impossibile diventa un possibile attraverso una persuasione graduale e strategica, e, in alcuni casi, manipolatoria.

Ora è del tutto evidente come l’Unesco non sia stata sempre fonte di decisioni condivisibili, con posizioni associabili ad un urticante politicamente corretto, come pure appare incontrovertibile che il Movimento 5 Stelle sia stato portatore di elementi irrazionali (si pensi alle posizioni sui vaccini e le future distopie profetizzate, due tra tutte le issues pentastellate). Tuttavia appare necessario porre, ancora una volta, la grande questione della disintermediazione in atto nella comunità politica e sociale, anche questa un’idea aliena al buon senso, ma divenuta corrente nel vivere quotidiano. Un declivio della società indifferenziale in atto, certamente non generato dal M5S, di cui il M5S ha però intuita la direzione, facendosene portavoce. E, per certi versi, fautore. Toccherà ai filosofi di buona volontà, ora, aggiungere una postilla alla finestra di Overton, per ampliarla, contribuendo ad un repentino e più salutare cambio dell’aria. Un’aggiunta che chieda a ciascuno una più sensata auscultazione della propria coscienza.

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